[Il testo di questo articolo intende rappresentare un contributo alla discussione ed alla elaborazione congressuale; i contenuti provengono anche da precedenti elaborati e da ulteriori indicazioni e suggerimenti. M.A.]

La situazione politica, economica e sociale del nostro Paese è grave e preoccupante in un contesto europeo per vari aspetti problematico.

E’ aperto il dibattito in relazione alle possibili vie d’uscita; riprendono fiato a logore opzioni ideologiche ovvero si fanno strada confuse ricette senza metodo e senza obiettivi credibili.

Non si debbono perdere di vista i necessari riferimenti a cui affidarsi per uscire da una crisi che, diversamente da quanto alcuni proclamano, non deriva dal mercato o dalla politica ma piuttosto da una carenza di un mercato effettivo e ben regolato e dalla assenza di una buona politica.

La soluzione è quella di rilanciare il modello della moderna economia di mercato in un quadro istituzionale di democrazia liberale che consenta alla politica di svolgere il proprio ruolo.

A livello europeo è necessario riprendere il percorso di una reale integrazione politica della UE; sarebbe infatti assurdo voler governare 500 milioni di cittadini (nonostante tutto la realtà economico sociale più evoluta al mondo) senza una Costituzione comune (che garantisca comuni valori, diritti di cittadinanza, attribuzione democratica di ruoli e poteri) e senza i pilastri di quelle politiche comuni fondamentali (esteri, difesa, economia, etc) necessarie per fare assumere effettivamente all’UE il ruolo di uno tra i protagonisti della scena mondiale (USA; Cina, India, etc), sulla base di strategie organiche e razionali orientate all’interesse dell’Unione e dei Paesi membri.

A livello nazionale, appare necessario ristabilire una razionalità nelle norme della Costituzione e delle leggi essenziali al funzionamento delle istituzioni (come la legge elettorale); inopportune e inabili riforme hanno stravolto la carta fondamentale arrivando a mettere in pericolo principi fondamentali sulla separazione dei poteri, sulla rappresentanza democratica, sui ruoli istituzionali e, senza dubbio, incagliando la già inefficiente macchina della PA.

In tale ottica il PLI ha promosso (quale battaglia emblematica per una effettiva democrazia liberale nel nostro Paese) i referendum per l’abrogazione  del “porcellum” (assurdo sistema elettorale che sottrae ai cittadini la scelta degli eletti introducendo inoltre un abnorme premio alla maggior minoranza); la non ammissione decisa dalla Corte Costituzionale, non conclude la necessaria battaglia al sistema elettorale per la democrazia rappresentativa, nell’ambito della più generale riforma istituzionale.

Negli ultimi mesi, a controprova dello stato critico in cui versa il sistema politico nel suo insieme (maggioranza e opposizioni), le principali forze del centrodestra e del centrosinistra si sono trovate costrette a sostenere il Governo Monti, con un carattere straordinario ed atipico.

L’esecutivo ha adottato su diversi provvedimenti profili liberali e per questo motivo il PLI ne ha generalmente appoggiato l’iniziativa, anche attraverso i propri parlamentari.

Il quadro politico così sinteticamente delineato offre al PLI, nell’occasione del prossimo Congresso Nazionale, una importante opportunità di rafforzare il processo per una Costituente liberale, prima tappa per la nascita di un forte protagonista liberale nello scenario nazionale, in grado di stabilire, con pari dignità, rapporti ed eventuali alleanze con altre componenti e forze politiche.

Nella prospettiva del Congresso sono di seguito riportate alcune tematiche qualificanti per un programma e per l’iniziativa liberale sia nel breve che nel medio lungo termine:

Riduzione progressiva del debito pubblico attraverso: i. la dismissione del patrimonio pubblico, opportunamente valorizzato; ii. la privatizzazione di tutte le partecipazioni pubbliche a tutti i livelli; iii. la riduzione selettiva della spesa pubblica; iv. il trasferimento degli assett pubblici, ai fini della massima valorizzazione, potrà essere veicolato attraverso opportuni strumenti finanziari. Consolidamento di un livello massimo del debito pubblico e della pressione fiscale.

Riduzione della pressione fiscale e forte contrasto della evasione; riforma della fiscalità (riduzione delle aliquote) ed abbattimento della evasione introducendo meccanismi incrociati di conflitto d’interesse tra contribuenti (utilizzando sistematicamente strumenti telematici). Introduzione di una sostanziale simmetria di obblighi e responsabilità tra amministrazione fiscale e contribuenti ed in genere tra cittadini e Stato e Pubbliche Amministrazioni limitando il potere esattivo specie verso i cittadini più deboli introducendo aree intangibili e soglie di non sequestrabilità .

Efficienza della PA con la contemporanea riduzione e riqualificazione della spesa pubblica, incrementando i controlli, la responsabilizzazione e la meritocrazia nella gestione dei pubblici funzionari, rendendo più simmetrico, a favore dei cittadini, il rapporto tra questi e la stessa PA a tutti i livelli; in tale ottica occorre introdurre il principio della compensazione finanziaria tra cittadini e PA e meccanismi “coatti” di pagamento dei debiti della PA ai cittadini. Nel merito della riqualificazione della spesa pubblica un aspetto essenziale è costituito dal settore del Welfare e dalla Sanità in relazione ai quali vanno selettivamente concentrate e meglio utilizzate le risorse a favore dei cittadini in maggiore difficoltà puntando per la sanità ad eliminare doppioni, dispersioni e sprechi (sia nelle strutture pubbliche che in quelle convenzionate) perseguendo prestazioni a livello di eccellenza.

Liberalizzazione di tutti i settori dell’economia per la realizzazione di una economia di mercato proconcorrenziale secondo l’insegnamento einaudiano ed al fine: i. di fornire ai cittadini i migliori rapporti tra i prezzi e la qualità di beni e servizi; ii. di accrescere le opportunità di impresa e lo sviluppo dell’economia; iii. di promuovere la concorrenza, contrastando monopoli, oligopoli e cartelli anche attraverso poche efficienti Autorità indipendenti; iv. eliminare il conflitto d’interessi da parte di ogni livello dei pubblici poteri. Una particolare urgenza, per l’influenza che giocano rispetto ai costi per imprese e famiglie ed allo sviluppo economico, viene riconosciuta ai comparti dell’energia (elettricità, gas, carburanti), delle telecomunicazioni (punto punto e diffusivi) ed, in specie, al sistema radiotelevisivo (che rivestendo un ruolo importante nel più ampio comparto dell’informazione ha dirette ricadute nella politica), dei trasporti (ferrovie, autostrade, etc), dei servizi a rete (trasporto pubblico, ambientali, acqua, etc), al credito ed alle assicurazioni.

Informazione e mezzi di comunicazione, questo comparto, come anticipato nel comma precedente, svolge un ruolo molto delicato nella formazione della pubblica opinione e della volontà politica dei cittadini oltre che rappresentare l’insieme di strumenti attraverso i quali si esercita la libertà di espressione; pertanto merita una particolare attenzione per evitare la costituzione di posizioni dominanti e barriere di accesso proibitive ai vari media, per tutelare la libertà di espressione, la privacy e l’onorabilità dei cittadini oggetto di notizie. Alcuni aspetti sono particolarmente rilevanti: i. la privatizzazione della RAI; ii. tetti massimi nelle raccolte pubblicitarie; iii. La contendibilità dei mezzi fisici (ad esempio le radiofrequenze); iv. l’accesso a tutti i media ed, in particolare, alla “rete”.

Riforma delle normative sul lavoro, adottando un modello di maggiore flessibilità e che tenda ad introdurre meccanismi di tutela e di welfare più omogenei per tutti i lavoratori; un modello che appare equo ed efficiente è quello adottato e sperimentato con successo cosiddetto della “sicurezza flessibile” (che responsabilizza imprese e lavoratori). Una riforma di questo genere rappresenta la prima non sufficiente condizione per rilanciare l’occupazione, considerando che la disoccupazione, specie giovanile, è uno dei problemi sociali prioritari.

Università e Scuola, il sistema dell’istruzione deve essere profondamente riformato per restituire ai giovani l’opportunità di costruirsi un bagaglio culturale cognitivo e formativo valido e idoneo a dare ai cittadini capacità di attiva partecipazione critica alla vita pubblica e strumenti per partecipare utilmente al mondo del lavoro. In questa ottica il valore legale del titolo di studio appare come una vincolo ed una ipocrita finzione. L’accesso a specifiche professioni e carriere, in assenza del valore legale del titolo di studio, dovrà avvenire piuttosto attraverso selezioni meritocratiche e non discriminatorie.

Riforma istituzionale ed elettorale necessarie a costituire un quadro adeguato e coerente alla partecipazione ed alla rappresentanza democratica, alla governabilità dei vari livelli istituzionali (eliminando quelli superflui come le Province), alla tutela dei diritti di cittadinanza, alla corretta separazione dei poteri (in specie garantendo effettivamente ed in termini assoluti la apoliticità, imparzialità e terzietà del giudice anche rispetto alla pubblica accusa), alla tutela della libertà di opinione, di espressione e della ricerca scientifica. Un aspetto specifico e centrale è rappresentato per i liberali dalla laicità dello Stato; al riguardo un ottimo modello è rappresentato dalla Costituzione americana che riconosce e difende la libertà di religione  vietando, nel contempo, ogni intervento a favore di qualunque religione (o ideologia). Particolare urgenza è inoltre rivestita da una idonea riforma elettorale atteso che la prossima consultazione politica è ormai molto vicina.

Sicurezza ed ordine pubblico, questo aspetto assume nel nostro Paese svariate sfaccettature che condizionano sia la qualità della vita (microcriminalità urbana) che la vita economica e sociale di ampi territori e di importanti settori produttivi, stravolgendo gli appalti pubblici, il costo e la qualità di opere pubbliche anche importanti. Il contrasto deve essere innanzitutto culturale e civico ma esiste anche un problema di impiego più efficiente e convinto di risorse esistenti (d un impegno coordinato di tutto il sistema pubblico; in alcuni casi l’intervento deve essere più precoce ed incisivo possibile. Le soluzioni non devono essere “emergenziali” e non possono rinunciare ad un approccio garantista ma debbono puntare semmai ad un serio presidio del territorio e ad un competente contrasto articolato delle varie attività criminali.

Approccio europeo e  globale. I temi trattati e molti altri, tra cui il rapporto ed il ruolo della UE con l’area del Mediterraneo, richiedono un approccio coerente in sede europea e interventi integrati almeno al livello comunitario e nazionale. Molte tematiche, inoltre, non possono trovare soluzione se non su scala europea ed in molti casi su una dimensione globale.

© Rivoluzione Liberale

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3 COMMENTI

  1. E che la giustizia sia giusta, tempestiva ed autorevole. Anche per quella civile e del lavoro.Con un quadro legislativo stabile e certo. Con l’allontanamento dei magistrati con un numero eccessivo di sentenze riformate. Con i PM sullo stesso piano degli avvocati , con giudici equidistanti. Cioè una vera separazione delle carriere.

    • Sono totalmente d’accordo con il commento. Nel redigere il documento, per ovvie ragioni di spazio, non si sono potuti sviluppare tutti gli argomenti in modo esaustivo. L’impostazione del commento, peraltro, si deve considerare “obbligatoria” per un liberale. Poichè siamo in tema aggiungerei una seria ed incisiva applicazione della responsabilità civile per i magistrati.

  2. Un programma di governo completo. Nulla di nuovo, comunque, rispetto alle posizioni già da tempo sostenute dal PLI con il Segretario de Luca. Un programma che per realizzarlo ha bisogno di un governo saggio e autorevole, sostenuto da una ampia maggioranza. Potrà riuscirci il Governo Monti? Tutto sommato, il tempo, almeno per reimpostarlo, ancora esiste, ma come reagiranno le corporazioni politiche, sindacali e di interessi? Va comunque scongiurata la deriva verso posizioni pseudoliberali alla Berlusconi nel tentativo di riaggregare forze politiche che seppur di indole liberale ne hanno poi tradito l’appartenenza per puri interessi di seggio.
    Per la parte europea, interamente d’accordo, con l’ovvia constatazione che l’Italia, nonostante la ritrovata autorevolezza, non può farcela a fornire la leadership necessaria e l’esperienza dimostra che le resistenze a una Costituzione, a una politica estera, di difesa e di cittadinanza, comuni, sono, e probabilmente resteranno, forti. Ma la strada indicata è l’unica per ridare all’Europa peso e autonomia in un mondo di giganti.

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