The Artist conquista Hollywood che lo premia con cinque Oscar, due dei quali – miglior film e miglior regia – sono i più scintillanti fra quelli messi in palio dell’Academy Awards nell’84^ edizione di quella che probabilmente è la cerimonia cinematografica più importante del mondo. Il film del regista parigino Michel Hazanavicius ha rispettato i pronostici della vigilia:  ha incassato, come detto, i riconoscimenti per il film e la regia, oltre quello per il miglior attore protagonista, andato al semi sconosciuto Jean Dujardin e, ancora, miglior colonna sonora e migliori costumi.

La seconda notizia – da non sottovalutare – è che, nell’era del tridimensionale, del digitale e degli effetti speciali sempre più prossimi a una completa realtà virtuale –  è stato addirittura un film muto in bianco e nero (di produzione francese e già pluripremiatro in precedenti concorsi) a mettere ‘a posto’ gli altri otto contendenti il successo da festeggiare sul palco del Kodak Theatre di Los Angeles. Affermazione da non sottovalutare, si diceva, perché la scorsa nottata (quella tra il 26 e il 27 febbraio 2012) passerà di certo alla storia per quello che dà l’idea di un viaggio nel passato con la macchina da presa.

Cinque statuette, ma di peso diverso, per Hugo Cabret di Martin Scorsese che è stato premiato in categorie più ‘tecniche’, ovvero effetti speciali, fotografia, sonoro, montaggio sonoro e, bella notizia per l’Italia, per la scenografia firmata da Dante Ferretti – al suo terzo Oscar proprio nel giorno del suo compleanno – e Francesca Lo Schiavo. Non si è concretizzata, invece, l’altra speranza italiana, Enrico Casarosa: l’Oscar per il corto animato non è andato al suo La Luna ma a The fantastic Flying books of Mr. Morris Lessmore di William Joyce e Brandon Oldenburg. Come miglior film straniero ha vinto, anche qui rispettando le previsioni, l’iraniano La Separazione di Asghar Farhadi.

Rango è stato premiato come miglior film d’animazione. Miglior sceneggiatura originale quella di Midnight in Paris di Woody Allen, per quella non originale premiato Paradiso Amaro di Alexander Payne. Meryl Streep ha incassato l’Oscar come miglior attrice protagonista per The Iron Lady, al film anche la statuetta per il trucco. Miglior attrice non protagonista Octavia Spencer per The Help e miglior attore non protagonista l’82enne Christopher Plummer per Beginners. Fa capolino agli Oscar anche Millennium – Uomini che odiano le donne, con la statuetta per il miglior montaggio.

Tanto per lasciare un po’ di spazio anche al ‘contorno’ della maratona svoltasi sul red carpet hollywoodiano, va sottolineato – anche perché confessiamo una particolare simpatia per il personaggio in questione – che l’atmosfera è stata resa ancor più gradita dalla performance, in qualità di presentatore (per la nona volta), dell’attore brillante Billy Crystal, interprete di alcune commedie cult come, in particolare, l’indimenticabile Harry ti presento Sally del 1989.

Rispettato anche un altro pronostico, quello che ha visto premiata la grande Meryl Streep, giunta alla diciassettesima nomination e al terzo Oscar, quest’ultimo ‘incassato’ grazie alla personificazione dell’ex Primo ministro britannico, Margaret Thatcher, personaggio, ovviamente, principale di The Iron Lady (La signora di ferro) Tra coloro che sono rimasti ‘a secco’ vanno ricordati, in particolare, attori monstre come Brad Pitt e George Clooney, rispettivamente candidati per L’arte di vincere e Paradiso amaro (Pitt alla terza nomination, Clooney alla settima ma con la vittoria dell’Oscar nel 2006 col film Syriana in qualità di miglior attore non protagonista).

Insomma una bella soddisfazione per The Artist, che era arrivato alla vigilia degli Academy Awards con ben dieci candidature. Non solo, il film fu aggiunto in extremis nella selezione ufficiale dell’ultimo Festival di Cannes e aveva anche tanti elementi a contrastarlo. Intanto il regista, proveniente dalla televisione, non faceva certo parte dello star system e poi i riferimenti colti (da Hitchcock a Lang, da Lubitsch a Murnau fino a Billy Wilder) annunciati senza falsa modestia dallo stesso Hazanavicius, sembravano stridere con le esigenze di una connotazione più immediata del cinema d’oggi. Il film è ambientato nella Hollywood del 1927, dove George Valentin (Dujardin) è una star di prima grandezza del mondo del cinema muto che però deve fare i conti con l’avvento del sonoro. La sua carriera rischia un’improvvisa e prematura conclusione mentre quella della sua amata, la giovane comparsa Peppy Miller (Bérénice Bejo), sta per trasformarsi in quella di una diva. E pensare che al cinema quest’opera – oggi la più chiacchierata – non riesce a conquistare il grande pubblico.

© Rivoluzione Liberale

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