C’è un clima troppo acceso nella politica e nella società civile. Siamo al cortocircuito. Partiamo dalla politica: nelle scorse 48 ore è successo di tutto. Prima la reazione smodata del ministro della difesa, Ignazio La Russa, che, richiamato più volte dal presidente Fini per la sua veemente reazione ad un intervento in aula di Franceschini, ha mandato a quel paese la terza carica dello stato.
Successivamente le opposizioni chiedono la votazione sul processo verbale della seduta che ha visto protagonista La Russa; Fini, un pò a sorpresa in quanto prassi poco frequente, concede la votazione. I ministri nel frattempo sono impegnati in un consiglio dei ministri straordinario sull’emergenza immigrati di Lampedusa: appena la maggioranza si sente in bilico in merito alla votazione, fa accorrere in parlamento i ministri, i quali riescono a raggiungere la posizione nell’emiciclo ma non a votare, in quanto Fini, cadendo in una palese contraddizione, prima afferma la possibilità, per chi è in aula, compresi dunque i ministri, di votare; poi decreta la fine della votazione, sancendo la parità fra maggioranza e opposizione.

Come se ciò non bastasse, Osvaldo Napoli (Pdl) si rivolge con tono aggressivo all’assistente parlamentare di Ileana Argentin, deputata disabile del Pd, poiché aveva applaudito ad un intervento di Bocchino. Seguiranno le scuse del deputato pidiellino, ignaro, a suo dire, dell’impossibilità di utilizzare le mani da parte della deputata Pd. La quale, secondo indiscrezioni, sarebbe anche stata insultata pesantemente da un deputato della Lega, della cui identità si dubita tutt’ora. Fini viene colpito da una copia del Corriere mentre esce dall’aula.

I manifestanti del popolo viola che tirano monetine ai deputati Pdl. Capite bene che, di questo passo, una guerra civile è dietro l’angolo. Se n’è accorto Giorgio Napolitano, che ha prontamente convocato i capogruppo sul Colle, per discutere con loro della situazione incandescente. Purtroppo la politica ha perso la bussola e per questo è in profonda crisi. Una frase di Seneca è a questo proposito molto calzante: “Non caelum, sed animum debes mutare”, cioè “Devi mutare l’animo, non il cielo sotto cui vivi”.

E l’emblema della crisi della politica è proprio che i mandanti di queste manifestazioni di piazza, oggi tanto alla moda, sono proprio politici come Di Pietro, che per bassi scopi elettorali fomentano le folle, per cercare di sottrarre qualche voto in più al Pd di Bersani. E anche il movimento cinque stelle di Beppe Grillo è un buon indice di come i toni della politica siano in picchiata libera; e di come essa non sappia più proporre temi all’altezza nel dibattito pubblico, preferendo alzare i toni per coprire il silenzio assordante dei contenuti. In poche parole, la politica ha perso autorevolezza, preferendo mostrare un’autorità solo di facciata.

Ci si trova d’accordo con Giampaolo Pansa, quando afferma che i movimenti di piazza di questi ultimi tempi assomigliano a quelli del Biennio Rosso, quando comunisti e socialisti si mobilitavano per imporre la rivoluzione proletaria. Con la speranza che quei tempi non tornino mai. Con buona pace di Di Pietro e dei fomentatori di piazza.

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