I ricchi non piangono mai. Sorridono, semmai. Raggiunto telefonicamente in Sardegna dai suoi legali che gli comunicavano l’esito del processo Mills, mentre l’ex Premier era alle prese con qualche capomastro per via di alcuni lavori di ristrutturazione a Villa Certosa, Berlusconi non accontentandosi del verdetto (ma godendo come non mai, ne siamo certi) ha risposto serafico: “Mezza giustizia è fatta”. Per la serie, non mi basta vincere, voglio stravincere e mettere in bacheca un altro trofeo – che a livello giudiziario è un po’ come una Coppa Campioni – da far spolverare e lucidare dalla servitù nelle occasioni che contano.

Milano, tribunale, sabato scorso. Dopo tre ore di Camera di consiglio, il giudice Francesca Vitale ha dichiarato il “non luogo a procedere, in quanto il reato è estinto per intervenuta prescrizione”. Accusato di corruzione in atti giudiziari (cioè il versamento di 600mila dollari da parte di Berlusconi al legale inglese in cambio di dichiarazioni reticenti ai processi alle Fiamme gialle e All Iberian), il Cavaliere – come ha detto Di Pietro – “l’ha fatta franca ancora una volta”. Attraverso la legge ex Cirielli (2005), che rivoluzionò i termini di prescrizione dei reati, il processo Mills, al pari di centinaia di altri ogni giorno che dio comanda, finisce nel dimenticatoio con un olezzo difficile da dimenticare. Inquietante e insieme emblematico il ghigno di Niccolò ‘ma va là’ Ghedini alla lettura del magistrato in aula.

Un paio di anni fa qualcuno ha chiesto aiuto alla Rete con una domandina facile facile: “Perché solo chi è povero viene colpito dalla giustizia mentre i ricchi riescono a farla franca?”. Le risposte degli ‘answeriani’ doc non si sono fatte attendere, ne citiamo una che da un lato ci fa gelare il sangue nelle vene e dall’altro ci lascia disarmati, impotenti per il senso di rassegnazione che si respira nella nostra comunità: “… ci sono pochi ricchi in galera perché i ricchi sono pochi e perché in genere non hanno bisogno di commettere crimini (?). Se il ricco la fa franca è per corruzione (sic!) o perché può permettersi di pagare la cauzione, oppure perché se commette reati patrimoniali e quindi non è socialmente pericoloso, può scontare agli arresti domiciliari”.

A vent’anni da Mani Pulite si è saltato da una procura all’altra, con un immane spreco di denaro e di risorse, per provare a mandare in gattabuia Berlusconi. Come si poteva immaginare, anche se spes ultima dea, non ci si è riusciti e la fedina penale ad Arcore resta pulita o quasi come un lenzuolo. Non è il lavaggio, sono gli additivi (chiamale leggi o Parlamento) a esercitare una forza sbiancante sovrumana. Magistratura e politica, un sodalizio destinato a continuare e proprio mentre scriviamo migliaia di cittadini si rivolgono agli uomini e donne della dura lex sed lex per avere giustizia. Ci riusciranno?

Per ora sappiamo solo che questo andazzo deve finire, che bisogna tracciare una bella riga e metterci un punto, che la giustizia in Italia va ripensata e forse riscritta, che l’ex Premier tornerà a parlare di riforme e lo farà quanto prima. “Non è giusto!”, dicevamo da piccoli a mamma e papà per un torto subito o un’ingiusta punizione. Gridiamolo ancora.

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