“La signora anziana tutta elegante passeggia calma sulla stradina stretta del centro. Ogni tanto butta un occhiata a qualche vetrina, ma sicuramente è poco interessata: lei solo alta sartoria. Un gruppo di ragazzi giovani, tutti vestiti di nero, capelli corvini occhi bistrati, abbigliamento non pervenuto, attraversa la sua strada. Lei si ferma. Aggrotta il labbrino e li fissa. Ecco penso io, ora li azzanna al collo, oppure tira fuori una piccola colt dorata e li giustizia. Loro la guardano come fosse trasparente, continuano la loro strada emettendo suoni che forse assomigliano a qualche oscuro linguaggio periferico non ancora studiato. Roba molto accentata, verbi mozzi che suonano come una canzone di un rapper. Lei ha un mancamento, vacilla ma poi si riprende davanti alla vetrina di Chanel. Poi, diritta e solenne, riprende il suo cammino.

Oltre alle disgrazie nostrane, in questo periodo Roma è invasa da adolescenti di varie nazionalità. Tutti in gita scolastica, tutti uguali: vestiti con malcelata trascuratezza, per fortuna al tramonto la moda dei pantaloni calati con mutanda in bella vista, spruzzanti ormoni da tutti i pori si aggirano godendo le bellezze della città. Il monumento più visitato è la vetrina di Prada uomo per i maschi e Prada donna per le femmine. Alla faccia del Bernini e del Borromini, si beano nelle vie dello shopping completamente noncuranti di passeggiare nella città più bella e importante del mondo. E allora io mi chiedo: ma che gite scolastiche del piffero sono? Ma che ce li portano a fare? Quale impatto emotivo porterà ai loro teneri cervellini la visione delle nuove collezioni primavera estate? Mah! Io ne so poco di adolescenti; a volte penso con tristezza alle loro madri. Gente normale che una sera si vede tornare in casa una cosa piena di piercing, un lontano parente del bambino cicciottello che andava in parrocchia. Dalla colazione con latte e girella al teschio vuoto pieno di sangue. Dall’asilo alla setta satanica. Almeno una volta diventavano picchiatori fascisti o picchiatori comunisti. Insomma le cose sono peggiorate e molto: la nostra peggio gioventù è l’esempio lampante del fallimento delle famiglie  e della scuola. Del disinteresse di uno Stato che per decenni non ha investito sull’istruzione delle nuove generazioni, sulla cultura; una società che ha rincorso la forma fisica e l’aspetto esteriore come fosse cosa fondamentale e imprescindibile, ha tirato su giovani privi di contenuti e interessi, prede facili di Maria Defilippi, carne per reality dequalificanti dove emerge il peggio di tutti, anche di chi segue in tv.

Penso con terrore a coloro i quali un giorno ci governeranno e penso sospirando che forse rimpiangerò Pierferdy, Tonino e i loro compagni di merende; e pure Silvio e la sua corte dei miracoli, della serie: al peggio non c’è mai fine.”

© Rivoluzione Liberale

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