Siamo di fronte ad un caso analogo a quello del Ministro dello Sviluppo economico? Probabilmente si; sulla pagina internet del Ministero per le Politiche Comunitarie, se si clicca alla voce Ministro compare un breve trafiletto nel quale viene spiegato che Andrea Ronchi ha consegnato le dimissioni il 15 novembre 2010 nelle mani del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio. Il posto dunque risulta vacante da quasi cinque mesi, in seguito alla scissione avvenuta tra PDL e FLI. Tuttavia la mancanza di un esponente della maggioranza che faccia da tramite con le Istituzioni europee, pare non attirare attenzioni.

Il fatto non trova spazio sui giornali e sulle televisioni, non suscita l’interesse dell’opposizione che potrebbe, come ha fatto nel caso del Ministero dello Sviluppo Economico, usarla come argomentazione politica in relazione alla poca stabilità dell’attuale Governo. Il dimenticato Ministero non ha trovato spazio nemmeno nel recente giro di poltrone, che ha portato Galan al Ministero dei Beni Culturali e Saverio Romano a quello dell’Agricoltura.

Il Ministero per le Politiche Comunitarie si occupa del coordinamento nelle fasi di formazione della normativa europea e del loro recepimento nell’ordinamento italiano, è stato creato nel 1988 due anni dopo il varo dell’Atto Unico Europeo (AUE) firmato da nove Stati, tra cui l’Italia, che apportava le prime significative modifiche al Trattato che Istituì la CEE (Comunità economica europea).

Ciò che accade nel Dipartimento per le Politiche Comunitarie non farà notizia, non sarà al centro della cronaca politica e passerà quasi inosservato, ma in realtà possiede un ruolo fondamentale nella nostra vita. L’Europa infatti non è soltanto quella che litiga ferocemente sulla governance economica o che eroga finanziamenti, ma legifera, a volte direttamente a volte indirettamente, su molti settori: concorrenza, sicurezza, tutela dei consumatori, ambiente, brevetti, trasporti solo per citarne alcuni. Pare dunque inaccettabile che non si sia ancora scelto una persona in grado di coordinare procedimenti così importanti, che rappresenti l’Italia in Europa e che ci garantisca un filo diretto con ciò che, lo si voglia o no, influenza la vita di tutti i giorni.

Si ha il sospetto che la vacatio dello scranno ministeriale sia deliberata e piegata alla politica dell’interesse; essa sarà probabilmente utilizzata come moneta di scambio per un futuro allargamento, in stile “Scilipotiano”, della maggioranza di Governo.

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