Co-prodotta da Mart, Musée d’Orsay e Musée de l’Orangerie, è iniziata a Parigi la mostra itinerante dedicata al pittore italiano Gino Severini (1883-1966), che a settembre approderà in Italia, a Rovereto. Era dal lontano 1967 che la capitale transalpina non dedicava un così ampio spazio al “più francese degli italiani”, legato a Parigi da un amore viscerale, nella quale trascorse la maggior parte della sua vita, entrando in contatto con i maggiori esponenti delle avanguardie artistiche dell’epoca tra cui Paul Signac, Georges Braque, Amedeo Modigliani e Pablo Picasso.

Prima però di trasferirsi nella capitale francese quasi definitivamente, l’allora sedicenne Severini soggiornò a Roma dove ebbe l’opportunità di conoscere Umberto Boccioni e Giacomo Balla, che lo avviò alla pittura divisionista, fusa poi in Francia con l’influenza del pointillisme, e alla base della sua originale interpretazione del futurismo. Inoltre il linguaggio artistico dell’avanguardia italiana, dalla quale in parte si distanziava per i soggetti trattati, come le grandi folle urbane, i luoghi del divertimento e le piroettanti danseuses, s’incrociava con le suggestioni cubiste, che tuttavia nel 1916 decise di abbandonare per diventare uno dei protagonisti del cosiddetto “ritorno all’ordine”, anticipando la tendenza di un nuovo classicismo che avrebbe toccato tutta l’Europa.

Durante tutta la sua carriera, i legami artistici con la Francia furono la sua linfa vitale, ai quali si riferì costantemente nel suo raffinato sperimentare, a partire dal testo “Du Cubisme au classicisme. Esthétique du compas et du nombre” pubblicato a Parigi nel 1921, fino alla definitiva dichiarazione d’amore per la vicinanza negli anni Trenta al gruppo “Les Italiens de Paris”.

La Francia e l’Italia, l’Italia e la Francia. A due passi dalle ninfee dell’impressionista Monet, il celebre museo parigino rende così omaggio a uno dei più importanti protagonisti del movimento futurista, fondamentale punto di contatto tra l’arte italiana e francese nel periodo delle avanguardie e del ritorno al classicismo.

CONDIVIDI