Il centro nevralgico dell’economia europea da qui agli anni a venire sembra sia diventato la Val di Susa, quell’immensa porzione italica che da Torino si estende fino alla Francia. Un territorio accidentato, ineguagliabile paesaggisticamente ma impervio e un po’ refrattario a viadotti e gallerie per la presenza delle catene alpine (Alpi Cozie e Graie). L’ombra nera che oscura la valle e i suoi abitanti, tipo Indipendence Day, ha le sembianze di un tracciato ferroviario che dovrebbe congiungere il capoluogo piemontese con la transalpina Lione. Un’idea progettuale di vent’anni fa, rivista e corretta secondo gli standard attuali, che negli ultimi anni è esplosa in tutta la sua potenza.

Questa strategica area geopolitica si è trasformata in un campo di battaglia tra chi porta avanti la tesi dell’opera a tutti i costi (Stato) e chi invece non la vuole vedere nemmeno in cartolina (movimento No-Tav e abitanti della Val di Susa, ai quali si sono aggiunti esponenti dei centri sociali, black bloc, ecc.). Ci sono state giornate in cui la tensione e gli scontri tra forze dell’ordine e attivisti ha raggiunto e oltrepassato i livelli di guardia. Ma da parte della politica, di pari passo con il Governo Monti la posizione è netta e intransigente.

Per Berlusconi “la linea ferroviaria ad alta velocità tra Francia e Italia va assolutamente portata a termine. Il progetto Tav è stato sostenuto da noi al governo e anche dall’opposizione. E’ un’infrastruttura che si deve assolutamente fare. Bisogna essere fermi – aggiunge – e continuare a realizzare questa grande opera”.

Il segretario del Partito democratico, Pierluigi Bersani, sostiene l’opera e promette dialogo e concertazione con gli abitanti della Val di Susa, “a patto che i manifestanti rinuncino ad azioni violente, sono disposto giorno e notte a parlare con i giovani e con chiunque ma serve una netta presa di distanza dalla violenza – ha detto – C’è gente che quando annusa disagio e protesta ci infila violenza ed eversione”.

Più conciliante la Bindi, che tempo fa aveva affermato che l’argomento Tav era “un dogma” all’interno del Pd, dichiarando “una sua difficoltà in merito a questo tema dato che ben conosce la serietà degli amministratori del Pd della Valle che sostengono una posizione nettamente contraria all’opera”.

La posizione di Fini non si discosta di molto dalle prime due, ma ha un germe di attenzione rivolto alle implicazioni ambientali, “è un’opera essenziale per il Piemonte e, più in generale per tutta l’Italia, richiesta a gran voce dall’Europa e guai se l’Italia non la facesse. Abbiamo voluto sgombrare il campo da qualsiasi equivoco al riguardo – ha ribadito Fini – dobbiamo realizzare l’opera nelle assolute condizioni di sicurezza per la salute del cittadino e con un impatto ambientale che non sia devastante”.

Parlando al plurale con il consueto “Noi dell’Italia dei Valori… ”, Di Pietro condivide “l’idea di chi, come molti tecnici ed esperti indipendenti, propone di rivedere l’opportunità di quest’opera nata 30 anni fa e che allora rappresentava il futuro ma che oggi va verificata nel merito. Chiediamo al governo – ha aggiunto – di interloquire con l’Unione Europea e insieme costituire un tavolo tecnico indipendente per valutare l’attualità del Corridoio 5 per il trasporto est-ovest e soluzioni diverse. Fino a quando questo non sarà fatto, sospendere i lavori’. Chiediamo quindi una moratoria – ha detto ancora Di Pietro – in attesa che venga disposta questa verifica tecnica. Nello stesso tempo e senza mezzi termini chiediamo che lo Stato di diritto non ceda in alcun modo alle provocazioni e a coloro che usano la violenza per fare valere i propri diritti”.

Vendola, che con le parole la mette in prosa, stavolta è meno letterario del solito e più letterale: “Chi si arroga il diritto di rappresentare la protesta in maniera violenta e teppistica – ha detto il leader di Sel – compie un’azione non commendevole e non fa bene alla Val di Susa”. Ad ogni modo – ha argomentato – sarebbe il caso di fermarsi. Il costo del buco contestato da popolazioni intere stride con il clima di austerità imposto al Paese. Occorre fermarsi a riflettere e accettare la richiesta di moratoria”.

La Russa, da vecchio ministro della Difesa, ha spostato l’attenzione sull’aggressione verbale compiuta dal manifestante nei confronti di un carabiniere, “c’è grande apprezzamento per il giovane carabiniere che ha dimostrato grande dignità e senso del dovere rispetto a un’incredibile provocazione che è avvenuta in Val di Susa – ha detto il coordinatore del Pdl – A questo giovane carabiniere, all’Arma dei Carabinieri, al generale Gallitelli, vanno la mia solidarietà, è in questo modo che si onora il Paese e si difende l’Italia”.

Un altro scudiero di Berlusconi, Fabrizio Cicchitto, pone la questione Tav in termini di credibilità. Se non si fa, per intenderci, crolla il Governo Monti. “La Tav va realizzata o la credibilità dello Stato e del Governo va a rotoli – sostiene il presidente dei deputati del Pdl – Nella vicenda Tav emergono due problemi entrambi assai seri. In primo luogo a meno di non perdere la faccia – afferma – l’Italia deve realizzare un’opera, quella del treno veloce Lione-Torino, che si connette a tutto il sistema ferroviario europeo e che già da parte francese è in stato avanzato di realizzazione. Qualora l’operazione fallisse sarebbe un autentico disastro da molteplici punti di vista”.

Ci sono poi i ‘piemontesi’ lontani per idee politiche ma d’accordo sulla fattibilità dell’opera: il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota (Lega Nord); il sindaco di Torino, Piero Fassino (Pd) e il presidente della Provincia di Torino, Antonino Saitta (Pd).

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