Il vecchio che avanza.  Le bollicine della svolta di Fiuggi non sono evaporate. E’ lo start di Storace – lo slogan accattivante per calamitare i delusi, i nostalgici, gli ex An, i missini della prima ora, qualche vecchio camerata picchiatore, un manipolo di teste rasate tra i venti e i quarant’anni – che ha dato vita al popolo de La Destra in corteo per le vie del centro di Roma sabato scorso. Mancava Casapound, e non è un dettaglio se è vero che condivideva con il partito dell’ex Governatore del Lazio il Mutuo Sociale.

Una folla – si fa per dire, rimanendo in tema – “oceanica”  (20mila per gli organizzatori, 5mila e passa per la Questura, 1500 per i detrattori: in medio stat virtus?) e un po’ chiassosa che ha rispolverato, a pochi isolati da quel famigerato balcone di Piazza Venezia, indimenticati evergreen come ‘Boia chi molla’, ‘Duce, Duce’, ‘Contro la Casta (in luogo del sistema) la gioventù si scaglia’ e altri ritornelli da ‘duri e puri’ molto più volgari ma adatti a ‘curvaroli’ tatuati in bomberino e tricolore sempre pronti a sfoderare un saluto romano. Tricolori, celtiche, striscioni e linguaggio da massicci e incazzati. Nostalgia, canaglia.

Sul palco anche vecchi arnesi del circo politico made in fiamma tricolore come un’ingioiellata Donna Assunta Almirante e Teodoro Buontempo, detto ‘er Pecora’ non si sa perché ma pare non sia un complimento. Dall’esterno non ha fatto mancare il suo sarcasmo una ex femme fatale de La Destra come Daniela Santanchè che a chi le chiedeva un parere sull’iniziativa di Storace s’è lasciata scappare un “ho già dato, grazie… ”.

A temi arcinoti buoni per portare in estasi i militanti, tipo l’immigrazione clandestina, la lotta contro le cricche e il nepotismo, il menù di Storace portato in piazza prevedeva abbondanti antipasti a base di pesci in faccia a Napolitano (un vecchio pallino dell’ex ministro della Salute), assaggini al veleno per Alemanno (“òccupati di politica nazionale ma lascia in pace Roma”), elaborati primi piatti cucinati per lo più per il Governo Monti (deplorevole l’accostamento tra il Premier e Bin Laden), le banche, l’Europa che affossa gli Stati, le banche sanguisughe.

Che La Destra voglia esercitare il suo fascino dopo la “diaspora causata da Fini”, come ha detto il leader del partito, per rastrellare voti e ritagliarsi una fetta di elettorato, è del tutto lecito. Sono i modi che lasciano perplessi. Il Pdl, infatti, fino a prova contraria sostiene Monti e l’Esecutivo tecnico; quindi che fa Storace, concilia? I peana “Silvio, stacca la spina al Governo!” fanno il solletico, ci vuole ben altro ora per far cambiare idea al Cavaliere, impegnato a rinfrancare il delfino Alfano messo sovente in imbarazzo negli ultimi giorni.

La Destra assomiglia a una Lega Nord più nera che verde, più caciarona e meno vanitosa, innaffiata alla Romanella e meno avvezza al Bardolino, ma al di là di certe peculiarità dovute alla geopolitica (Roma non è Verona), ancora le manca un soldo per fare una lira – sebbene il ritorno della vecchia moneta sarebbe gradito ai suoi esponenti – perché tutto questo starnazzare avviene fuori dal Parlamento. Storace però potrebbe scegliere il male minore: candidarsi sindaco nel 2013 e puntare al Campidoglio. I numeri sono impietosi e per trasformarli in oro l’ex ministro della Salute sa bene che dovrà farsi delle belle passeggiate (tanto il centro storico lo conosce bene) sotto Palazzo Grazioli. Saranno schiamazzi o serenate d’amore? La seconda che hai detto.

© Rivoluzione Liberale

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