Potremmo chiamarla sindrome da abboffata di amicizie. Ma soprattutto sindrome da amicizie superflue, se non addirittura fastidiose. Chi non s‘è reso conto, su Facebook, di avere ‘amici’ di cui non sa niente e con i quali non ha mai alcun contatto o che, nel peggiore dei casi, possono diventare ossessivi o offensivi? A nostro avviso è successo a pochi. Da questa realtà, quindi comune probabilmente a tutti gli utenti del più frequentato tra tutti i social network, scaturisce un’inversione di tendenza che ha caratterizzato – e sembra destinata a proseguire e intensificarsi – gli ultimi mesi. Insomma, l’era di “aggiungo chiunque” sembra aver imboccato il viale del tramonto. Ed è cominciata la ‘mietitura’ delle ‘amicizie’. Ormai smaliziati, gli utenti hanno perso quell’entusiasmo che agli albori di FB portava a sentirsi appagati per il solo fatto di avere fino a centinaia di presunti amici. Oggi, invece, viene applicata un’assai più ‘severa’ selezione delle persone con cui condividere la propria ‘web-esistenza’.

Il dato emerge da uno studio effettuato dalla società di ricerca statunitense Pew Research Center’s Internet & American Life Project, dato che videnzia come il numero di utenti Usa che abbia sfoltito le liste di amici stia crescendo, raggiungendo quasi due terzi del totale degli iscritti. Inoltre, circa il 44% ha eliminato i commenti di altre persone dalla propria bacheca e il 37% si toglie regolarmente da fotografie taggate col proprio nome (dall’inglese tag – etichetta – cioè inserire un link al profilo di un ‘amico’ nella pagina della foto o della nota). Questa nuova propensione va interpretata come una volontà di ritorno alla privacy e alle ‘vere’ amicizie selezionate, in senso opposto a quanto visto fino ad ora. Come quasi sempre accade, la novità è riferita soprattutto a quanto sta succedendo negli Stati Uniti. Ma il fenomeno comincia ad essere osservato pure in Europa e quindi anche in Italia.

Ci sono diverse motivazioni. Molte persone, ad esempio, hanno aggiunto in passato colleghi, capiufficio e parenti. Tutti soggetti che possono creare situazioni d’imbarazzo nell’eventualità di frasi o fotografie ‘compromettenti’. Alcuni dati lo confermano: almeno l’11% di chi è iscritto a Facebook si è pentito almeno una volta per un commento ‘postato’. Il 29% degli utenti più giovani ha fatto almeno una volta una gaffe. E se c’è chi ‘sopravvive’ a figuracce e situazioni imbarazzanti, c’è anche chi non regge il peso: lo scorso anno, racconta il Daily Mail, 100mila utenti britannici (su un totale di trenta milioni) si sono disattivati da Facebook per il troppo impegno che il social network richiede nel seguirlo.

C’è anche chi ha pagato un conto salato alla propria attività su Facebook. E’ il caso, ad esempio, di due donne che hanno scoperto su Facebook di essere sposate con lo stesso uomo. La vicenda è accaduta a Pierce County, cittadina dello stato americano di Washington, dove una donna, cliccando sulla funzione ‘Persone che potresti conoscere’ si è ritrovata davanti alla foto del matrimonio del marito con un’altra. L’uomo in questione, la guardia carceraria Alan O’Neil, si era sposato la prima volta nel 2001 sotto il nome di battesimo di Alan Fulk, per poi separarsi otto anni dopo e contrarre nuove nozze cambiandosi il nome in Alan O’Neil (stando a quanto rivelato dalla Bbc). L’uomo, che non ha mai avanzato richiesta di divorzio dalla prima moglie, è ora stato accusato di bigamia e rischia fino a un anno di galera. Come spesso accade, sono necessarie brutte scottature per capire di dover stare attenti quando si maneggia il forno.

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