Leggo sempre con interesse i fondi di Panebianco sul Corriere e per solito mi trovo d’accordo con quello che scrive e che dimostra una profonda conoscenza di materie come economia e politica interna.  Ma il suo fondo dedicato all’attivitá del Governo Monti e, in particoloare, del suo Ministro degli Esteri,  in materia di politica internazionale, condito da scherzi di dubbio gusto sul nome di Terzi e percorso da una sorta di incomprensibile astio nei suoi confonti (gli si rimprovera pure di avere un cognome abbastanza lungo e di possedere ancora dimore e terre di famiglia) mostra che Panebianco di questa materia conosce poco.

L’articolo mette insieme due casi recenti che non hanno nulla a che fare tra di loro: la triste (e dubbia) faccenda dei maró arrestati in India e il blitz inglese in Nigeria, per trarne alcune conclusioni francamente assurde; secondo Panebianco,  i due episodi dimostrerebbero (probabilmente in alternativa, ma su questo l’Autore non è chiarissimo): a) che il Governo Monti, non direttamente eletto, è inefficace in caso di crisi esterna, perché non motivato da preoccupazioni elettorali a reagire con rapiditá ed efficacia, e confesso che la tesi mi sembra quasi comica; b) che il Ministro Terzi manca di esperienza e, si suppone, di autorità per affrontare crisi del genere; c) che l’Italia conta poco nel mondo, con o senza il Governo dei tecnici.

Basta esaminare da vicino l’enunciato per rendersi conto della sua totale mancanza di fondamento e, mi dispiace dirlo, di inesperienza (questa volta sul serio) delle questioni internazionali. Cominciamo dal caso dei marò. E’ evidente che si tratta di una vicenda oscura e tutta da chiarire. E’ evidente anche che l’India, nell’imminenza di elezioni nello Stato a cui appartenevano i pescatori sfortunatamente uccisi, ha interesse e – aggiungo – qualche ragione, per cercare di fare giustizia, se non altro per rispetto a un’opinione pubblica che sul caso ha mostrato di essere molto accesa. Mi domando cosa diremmo o scriveremmo, se il caso fosse stato inverso: vi immaginate l’ipotesi di pescatori, poniamo, di Mazara del Vallo, uccisi in acque internazionali da una nave tunisina? Non staremmo tutti reclamando ad alta voce giustizia e magari vendetta e qualcuno non tuonerebbe chiedendo l’invio di aerei da bombardamento? Ma, scrive Panebianco, il Governo ha commesso nella vicenda seri errori. Vediamo quali: a) non avrebbe avvertito il comandante della nave italiana di non entrare in acque indiane (cioè si sottrarsi scientemente e deliberatamente a una giurisdizione sovrana); di aver fatto effettuare al Ministro Terzi una missione in India “inutile” (ma non si rimproverava al Governo di non avere reagito con rapiditá?); di aver dichiarato che, comunque, l’episodio non intaccherá i buoni rapporti con l’India (apriti cielo: pensiamo piú al commercio che alla dignitá e via sermoneggiando). E che doveva fare il Governo? Ha inviato immediatamente sul posto Staffan De Mistura, un Sottosegretario conosciutissimo in tutto il mondo ed espertissimo e ve lo ha lasciato in permanenza, ha poi inviato in missione il proprio Ministro degli Esteri, stabilito un contatto telefonico tra i rispettivi Primi Ministri, protestato in tutte le sedi utili e coinvolto – ma che c’entra il ritardo? – l’Unione Europea. Che altro doveva o poteva fare: dichiarare guerra a quel Paese? Inviare la flotta? Montare un’operazione di salvataggio dei due marò? Boicottare il commercio con l’India?  Rompere le relazioni con New Delhi, privando i nostri militari della protezione di una nostra Ambasciata? Mi piacerebbe che Panebianco, Maroni e quelli che con loro hanno criticato il Governo, ce lo spiegassero concretamente, non con affermazioni apodittiche e, temo proprio, velleitarie. Un consiglio, intanto: la vicenda dei due maró non è chiusa, l’India non sará un modello di primo-mondo avanzato, ma è pur sempre una democrazia e ha una tradizione giuridica di buon stampo inglese.  Stiamo a vedere, fino alla fine, e poi giudicheremo il suo operato e, se occorre, quello del nostro Governo. E intanto lasciamo che la nostra diplomazia lavor per risolvere il problema nel modo migliore, fuori delle luci della ribalta, delle affermazioni bellicose e delle critiche piú o meno velenose.

Veniamo al caso della Nigeria. Sono stato Ambasciatore in quel Paese negli anni ’80 e so per esperienza che è un Paese duro e violento, in cui l’influenza crescente dell’islamismo radicale ha creato una situazione difficilissima e in cui, questo sì, mi chiedo se conviene ancora autorizzare la presenza di imprese, personale o cooperanti italiani. Non posso perciò rimproverare al Governo inglese di aver cercato di risolvere una situazione che riguardava anche un cittadino britannico con un’operazione di commando per la quale i Servizi Speciali di Londra hanno una lunga e provata esperienza.  Non vi è dubbio peraltro che questa volta non devono aver calcolato con esattezza l’andamento e le conseguenze del blitz ed è senza dubbio imperdonabile che non abbiano avvisato a tempo il Governo italiano, altrettanto vitalmente interessato. Perché non lo hanno fatto? E perché non vi hanno associato nostri agenti? Le risposte, per chi ha un minimo di esperienza di queste faccende, sono ovvie: perché operazioni del genere necessitano essere condotte nel piú assoluto segreto, e perché i Servizi di Sua Maestà britannica, come quelli americani, francesi, russi e, sospetto, anche italiani, si fidano solo di agenti di casa, con la stessa preparazione e modus operandi. Ma secondo Panebianco il problema è un altro: gli inglesi temevano che noi ci saremmo opposti, essendo da sempre abituati a preferire di non esporre la vita dei nostri ostaggi e quindi a trattare e, se del caso, a pagare riscatti (anche se poi ”ipocritamente” lo neghiamo): colpa gravissima, secondo l’Autore, perché cosí non facciamo che incoraggiare altri sequestri di connazionali. Su questo tema, le opinioni possono essere, e sono, opposte ed egualmente  sarebbe rispettabili. Alcuni governi come USA e GB, per principio, non trattano; altri (come la Francia) preferiscono salvare volta per volta la vita dei propri connazionali in ostaggio. Chi ha ragione? Mi permetto di suggerire sommessamente di sentire l’opinione di quegli ostaggi che sono stati effettivamente salvati, e magari quella della famiglia dell’ingegnere italiano assassinato in Nigeria a seguito di un blitz sfortunato, o mal condotto.

Ma su questo  tema, Panebianco riconosce onestamente che si tratta di una politica di lungo termine, seguita da praticamente tutti i governi, di destra o di sinistra, degli ultimi decenni. E allora, che c’entrano  il Governo Monti, la sua pretesa mancanza di legittimazione elettorale e peggio ancora l‘asserita inesperienza di un Ministro che, lo noto en passant, ha dedicato quarant’anni della sua vita alle relazioni internazionali dell’Italia e le sedi più varie ed è stato sempre uno dei nostri diplomatici più acuti e rispettati?

Veniamo all’ultimo “missile” lanciato dall’autorevole editorialista contro la nostra innocente e sprovveduta diplomazia: in realtá, sembra concludere tristemente, l’Italia nel mondo non conta niente, e dunque era illusorio quello che si è detto e scritto sul recuperato prestigio del Paese. Un momento: che l’Italia abbia ricuperato spazio e peso in Europa e presso gli Stati Uniti, bisogna essere ciechi o in malafede per non vederlo. Questo non puó voler dire che l’Italia si sia trasformata di colpo in una grande potenza (militare, politica, economica) in grado di incutere salutare rispetto e magari terrore a Paese distanti (e non proprio minuscoli) come l’India, o da imporre la sua legge a un Paese, a torto o a ragione ancora orgoglioso, comela Gran Bretagna. Seanche al Governo ci fossero il Padreterno e l’Arcangelo San Michele, questo  sarebbe impossibile, nel mondo di giganti in cui viviamo.

Ma poi, guardiamoci seriamente intorno:  persino gli Stati Uniti, persino la Russia, che hanno mezzi d’intervento ben superiori ai nostri, sono esposti a prese d’ostaggi, assassinati e ricatti. Persino Israele, che ha organizzazione e principi solidissimi in questa materia, vi è esposta e qualche volta si risolve a trattare. E da noi, dal Professor  Monti, da Giulio Terzi, dall’AmmiraglioDi Paola, cosa si vorrebbe? Che partissimo in guerra contro tutto e tutti? Che tornassimo all’epoca del bombardamento (fascista) della Grecia? Che la voce grossa la faccia la Lega, non stupisce nessuno. Ma  che lo facciano giornalisti con credenziali democratiche e civili assolutamente impeccabili, solleva qualche domanda.

Ma rassicuriamoci, Panebianco una sua modesta proposta ce l’ha: smettiamola di chiamare i nostri soldati all’estero “operatori di pace”.  Cosí, è chiaro (come mai nessuno ci aveva pensato prima?)  dimostreremo di non essere pacifici o pacifisti, ma bellicosi e temibili e aggressivi e torneremo a essere rispettati e, sì, anche temuti nelle piú lontane contrade. Come ai bei tempi del deprecato Ventennio.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI