A caratterizzare in modo doloroso la scorsa settimana del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stata senz’altro la morte di Franco Lamolinara, l’ostaggio italiano rimasto ucciso durante un blitz condotto in Nigeria da un commando delle unità speciali dell’esercito britannico (Sbs) insieme alle forze nigeriane, nel tentativo di liberare il nostro connazionale dal gruppo islamico che lo aveva rapito il maggio scorso. Il tentativo, tragicamente fallito, è avvenuto senza che l’Italia ne fosse informata. Motivo per cui Roma ha chiesto spiegazioni dettagliate sulla dinamica del blitz. In sostanza le autorità italiane sono state informate solo a cose fatte. Il nostro premier, Mario Monti, ha chiesto al presidente nigeriano di avere al più presto una ricostruzione dettagliata delle circostanze che hanno portato all’uccisione degli ostaggi. Napolitano, poche ore dopo l’accaduto, ha riferito di aver parlato con “il presidente del consiglio Monti, che mi ha subito informato da Belgrado di quanto era accaduto. E’ effettivamente inspiegabile il comportamento del governo inglese che non ha informato e consultato l’Italia rispetto a un’azione di forza” che si accingeva a compiere. “E’ necessario un chiarimento sul piano politico-diplomatico”, ha aggiunto. Ieri (12 marzo 2012), nel giorno del funerale di Franco Molinara, non era ancora risolto il giallo su cosa sia successo nelle ore e nei giorni precedenti all’assalto del commando britannico. E quali trattative abbiano preceduto, fino all’ultimo istante, l’irruzione delle teste di cuoio nel compound nigeriano di Sokoto. Un incidente ancora senza una spiegazione accettabile, che rischia di provocare difficoltà diplomatiche con l’Inghilterra.

Le complicazioni che caratterizzano l’inizio dei lavori di realizzazione della TAV Torino-Lione (ne parliamo a parte in un articolo di William Callegari), sono un’altra spina nel fianco del Capo dello Stato, che pur scegliendo di non intervenire in modo ‘invasivo’ – come si confà alla sua carica istituzionale (“la decisione non mi compete”) – ha comunque preso decisioni che dimostrano da che parte abbia scelto di stare e cioè a favore della realizzazione dell’importantissimo collegamento ferroviario ad alta velocità. Ecco perché Napolitano ha declinato l’invito dei sindaci della Val di Susa che avevano avanzato la richiesta di un “faccia a faccia” con l’Inquilino del Quirinale che si era recato a Torino per le celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Quella che per i primi cittadini, coinvolti nelle proteste sulla Tav, voleva essere un’occasione per rinnovare alcune garanzie “ed esaminare possibili soluzioni”, si è tramutata in una bacchettata da parte del Presidente. Napolitano non intende farsi coinvolgere nella vicenda e in una nota ha messo in chiaro che la scelta è spinta dalla volontà di “riaffermare il rispetto delle leggi come supremo valore costituzionale e fondamento della convivenza civile”. Napolitano aveva lanciato un avvertimento agli amministratori della Valle di Susa, ai manifestanti e “a quanti restano non convinti della pur rilevante importanza di quell’opera”: sì al dissenso ma niente azioni violente e nessun atto di forza: “Desistano da comportamenti inammissibili, c’è bisogno di un clima costruttivo”.  Le parole del Colle erano arrivate dopo che il governo Monti ancora una volta aveva tracciato il solco perseguendo la linea della fermezza. “L’opera deve andare avanti ed essere conclusa, la prova di forza non conviene a nessuno”, aveva rincarato la dose anche il ministro dell’Interno Cancellieri. Poche ore prima il premier Monti aveva incontrato il governatore del Piemonte, Cota, che era uscito dall’incontro soddisfatto nella messa a punto delle misure per la Val di Susa, a partire dallo sblocco del Cipe dei primi venti milioni di euro per opere compensative.

Infine, in occasione delle celebrazioni al Quirinale dell’8 marzo (Festa della Donna), da Napolitano è partito un commosso appello: “Violenze e discriminazioni contro le donne vanno combattute senza sosta. “L’esposizione delle donne alla violenza e alla furia omicida” degli uomini indicano – ha detto il capo dello Stato – una visione proprietaria e distruttiva degli affetti. Certe orribili, recenti e anche recentissime cronache potrebbero indurci a ripartire dai fondamentali”. Il presidente della Repubblica ha poi invitato a introdurre “misure per favorire la distribuzione dei carichi nella famiglia” e si è detto d’accordo con la proposta indicata dal ministro Elsa Fornero di “congedi parentali distribuiti tra i due genitori”. Un punto debole del sistema italiano, ha rilevato Napolitano, è la mancanza di asili nido: “Un’estensione dei nidi e più in generale dei servizi all’infanzia, anche solo mediati dallo Stato come avviene ad esempio in Francia – ha concluso – funzionerebbe da volano per l’occupazione femminile: ci sarebbero infatti più donne impiegate in quei servizi e più donne libere di lavorare”.

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