Martedì 29 marzo, presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma, si è tenuta la sessione conclusiva dei lavori dell’Assemblea Generale del RIMUN (Rome International Model United Nations). Duecento ragazzi tra i 16 e 18 anni, divisi in 17 delegazioni scolastiche provenienti da paesi diversi, hanno dato vita ad una simulazione di lavori dell’O.N.U.

Questa iniziativa patrocinata dalla Regione Lazio e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nasce da cinque ragazzi con esperienza internazionale che a Lubecca cinque anni fa hanno convenuto l’opportunità di portare in Italia le simulazioni O.N.U.

L’offerta pedagogico-formativa del progetto sta nel far rappresentare a ogni ragazzo uno stato diverso da quello di provenienza, in tal modo si richiede ai delegati di calarsi nella cultura e negli interessi degli stati rappresentati, al fine di tutelare in sede “diplomatica” le proposte frutto di precedenti mediazioni e attività di lobby. Una straordinaria palestra per la conoscenza della lingua inglese e una meravigliosa opportunità di socializzare costruttivamente su tematiche d’interesse internazionale.
Il Segretario Generale del RIMUN, Matteo Rosati, intervistato a margine dei lavori risponde alle nostre domande, delineando prospettive e criticità del progetto.

Quale scopo si prefigge la simulazione O.N.U. del RIMUN?
“La simulazione non è solo uno scambio culturale tra ragazzi delle scuole provenienti da diverse parti del mondo. Quest’anno hanno partecipato delegazioni provenienti da Chicago, Pretoria e Singapore. La simulazione è un momento molto intenso di lavoro, studio e conoscenza per i ragazzi di situazioni e tematiche che non sono abituati a trattate in questo modo durante le ore di lezione. I due principali scopi dell’iniziativa sono sia lo scambio culturale multilaterale sia trattare una serie di tematiche in maniera più approfondita in lingua inglese, che non sono presenti nei programmi scolastici e che permettono ai delegati di acquisire delle abilità trasversali come la capacità di dibattere e raggiungere un compromesso nelle proposte”.

Le istituzioni italiane sensibilizzate, rispondono adeguatamente a sostegno dell’iniziativa?
“Nel corso degli anni abbiamo avuto il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero degli Esteri, Ministero dell’Istruzione, Ministero per le Politiche Giovanili, Regione Lazio e Provincia di Roma”.

Vi sentite sufficientemente supportati dalle istituzioni?
“Certamente un aiuto maggiore sarebbe gradito, in particolare noi siamo auto-finanziati, quindi il livello non può essere avanzato più di tanto poiché questo porterebbe ad aumentare la tassa di partecipazione, sicuramente un contributo finanziario sarebbe l’ideale.
Altro aspetto è quello della diffusione dell’iniziativa, le istituzioni in questo potrebbero ufficializzarla meglio al fine anche di proteggerci perché siamo la prima simulazione in Italia”.

Quindi c’è scarsa conoscenza dell’iniziativa nelle scuole?
“In Europa è diffusa, c’è la simulazione ufficiale dell’Aja, dalla quale l’anno prossimo contiamo di farci riconoscere”.

Il Ministero dell’Istruzione offre un’adeguata comunicazione dell’evento alle scuole, affinché si crei una maggiore partecipazione culturale?
“Noi contattiamo sempre il Ministero, ma cerchiamo di svolgere noi questo compito poiché le informazioni che arrivano al Ministero possono essere digerite più lentamente. In questo momento cerchiamo di coinvolgere le scuole di Roma, infatti da un paio di anni è attivata una rete che si allarga sempre più, quest’anno ci sono in totale sei scuole di romane.
Speriamo di avere in futuro un maggiore aiuto dal Ministero dell’Istruzione”.

Qual è la proposta che in questa simulazione reputa più interessante?
“Proposte ce ne sono tante, sicuramente un argomento molto importante è la riforma del Consiglio di Sicurezza. Sappiamo che questo è un periodo di debolezza per le Nazioni Unite, la gente comincia a non credere più nelle Nazioni Unite, quindi una riforma si sta rivelando necessaria, ma è sempre difficile perché i paesi col potere di veto non vogliono estendere questo potere ad altre nazioni. Abbiamo un’ottima risoluzione che si è discussa nel Comitato, tanto che è passata alla simulazione del Consiglio di Sicurezza, per speriamo l’approvazione finale al fine di poter dare l’esempio”.

In cosa si concretizza questa proposta?
“La delegata degli Stati Uniti ha proposto una mediazione, nella quale si prevede un allargamento del potere di veto a Brasile, India, Germania e Giappone. Tuttavia per evitare che i paesi senza potere di veto non accettassero questa proposta si è pensato di mediare, ad un periodo di prova di quattro anni nei quali i paesi seppur membri del Consiglio di Sicurezza non hanno potere di veto. Questa soluzione servirebbe ai quattro paesi per apprendere l’uso del potere di veto”.
Perché non è prevista l’Italia?

“E’ prevista la Germania, è già difficile proporre un altro paese europeo, perché abbiamo già Francia ed Inghilterra nel Consiglio di Sicurezza. Credo che l’Italia e gli altri membri europei del Consiglio di Sicurezza, dovrebbero puntare di più all’unione dell’Europa per acquisire una credibilità ed una aderenza maggiore nel mondo. Io punterei ad essere rappresentati come Unione Europea ed per questo che stiamo portando avanti un progetto di simulazione del Parlamento Europeo”.

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