La legge ferrea dell’oligarchia ci dice che i partiti diventano pian piano gruppi chiusi in sé stessi interrompendo di fatto ogni possibilità di dialogo con i cittadini e conseguentemente operano per fini diametralmente opposti di quelli a cui sono proposti.

Il rischio vero è quello di conservare il proprio potere. Cosa dire dunque? Il governo tecnico voluto con forza dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è sostenuto da una grande coalizione (PDL, PD, UDC), “bere o affogare” per questi, gli stessi che operano purtroppo nella ricerca spasmodica dell’autoconservazione.

“Beato il popolo che non ha bisogno di eroi”, scriveva Bertolt Brecht, ma di una classe politica seria e leale che non guarda agli interessi personali ma a quelli più generali del paese. “Lo Stato siamo noi” avvertiva nel1956 inun’articolo Piero Calamandrei, dove esprimeva il vero disagio della gente contro il “professionismo politico” che è proprio il male antico di cui soffre la vita pubblica italiana. Ecco perché, se la grande coalizione che sostiene il Governo Monti vuole rilanciare la propria immagine e la propria funzione del Paese deve inevitabilmente riformare l’attuale legge elettorale (il Porcellum) restituendo ai cittadini il potere effettivo di scegliere i propri rappresentanti. Un grande meridionalista come Gaetano Salvemini diceva che la classe politica è composta per il 10% dal meglio del paese, per un altro 10% dalla feccia del paese e per il resto è il paese. Ma in fondo resta essenzialmente un problema di persone e di qualità delle persone. Ma i partiti devono fronteggiare anche una ineludibile questione: antipolitica o altra politica. La fiducia al Governo Monti da parte della grande coalizione va interpretata come un invito ai partiti ad autorinnovarsi e realizzare una riqualificazione culturale e programmatica, tant’è che lo stesso Premier ha più volte sostenuto l’idea che alla fine del suo mandato restituirà l’iniziativa appunto ai partiti.

Questa è l’altra politica e cioè la questione vera di quale idea di società debba oggi sostenere la politica stessa. Per cui è inevitabile che nascano due circuiti di confronti e discussione: Quello talora discutibile ma dinamico dell’altra politica e quello congelato del sistema dei partiti che perdono sempre più la propria capacità di rappresentanza ed evidenziando diversamente la profonda crisi al proprio interno.

L’altra politica si rivolge al paese reale, a quell’Italia che non si vede ma lavora, studia, viaggia e mentre gli altri fanno le proprie passerelle in tv e sulla carta stampata, mantengono in vita le istituzioni, le imprese, le università, la residua grandezza di un paese in declino.

Siamo di fronte alla sospensione della democrazia? Forse, ma recitando ancora Salvemini che dichiarò pubblicamente nel 1919 “Se mi eleggete deputato vi sarò grato della vostra fiducia e cercherò di difendere meglio che potrò i vostri diritti. Se volete non un deputato, ma uno sbriga faccende, votate un altro”.

Che ben venga dopo la riforma della politica e della classe politica, la Nuova Democrazia.

© Rivoluzione Liberale

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