E’ motivo di soddisfazione constatare che il metodo di consultazioni del Governo con i tre partiti che lo sostengono, introdotto dal senatore Monti, stia dando buoni risultati. Il metodo non è inedito: i “vertici” tra i Segretari dei Partiti di maggioranza erano tra i riti più classici e triti della Prima Repubblica. Ma le circostanze in cui si muove il Governo Monti lo rendono essenziale,  giacché i partiti che lo sostengono sono uniti soltanto da una fragile tregua (che personalmente  non credo abbia grandi possibilità di continuare dopo le elezioni). Se Monti avesse scelto la via delle decisioni unilaterali o dei defatiganti negoziati bilaterali, si sarebbe trovato presto in un labirinto senza uscita. E’ un tributo alla sua saggezza e al suo senso politico il fatto che si stia muovendo, identificando dapprima le linee base su cui agire e poi cercando il consenso, ed è un tributo al senso di responsabilità dei tre partiti il fatto che vi si prestino. Il consenso, com’è naturale, può essere alle volte relativamente “al ribasso”, come lo definirebbela signora Marcegaglia, ma non per questo è meno  importante, perché altrimenti, alla ricerca di un impossibile “meglio”, anche il necessario “bene” sarebbe irraggiungibile.

Nell’ultimo vertice, oltre ai problemi dell’economia e del lavoro, che ovviamente costituiscono il centro dell’azione di governo, è rassicurante sapere che si è parlato, con un apparente accordo, dei problemi della giustizia che è una delle emergenze davvero serie del nostro Paese (e in parte condiziona anche l’economia, limitando gli investimenti, specie stranieri).  Su questo tema, sono apparse in queste colonne proposte assai ampie, alle quali rimando. Qualche commento, tuttavia, sui quattro punti sui quali, stando a quanto emerso dalla riunione di Palazzo Chigi, vi sarebbe accordo tra i Partiti.

Disciplina della corruzione da introdurre nel disegno di legge Alfano: gli sgradevoli episodi che si moltiplicano sotto i nostri occhi rendono questa iniziativa particolarmente necessaria e urgente. Purtroppo nulla riuscirà mai a eliminare del tutto questo fenomeno, che è parte della natura umana, ma almeno si può ridurlo attraverso controlli severi e sanzioni effettive, anche sul piano politico, superando un eccessivo garantismo.  L’argomento richiama un altro tema, che riguarda il finanziamento pubblico ai partiti. Anche su questo, Rivoluzione Liberale ha pubblicato osservazioni e proposte del tutto condivisibili. È certo che il finanziamento (piuttosto ampio secondo gli standard europei) non ha ottenuto che parzialmente l’effetto di eliminare o ridurre i finanziamenti illeciti. Per l’esperienza personale fatta nella campagna del 2006 per il voto all’estero, dove la legge aveva introdotto controlli pervasivi e severi, ritengo che la chiave di tutto stia in un controllo rigoroso dei bilanci dei partiti e dei candidati. Se si hanno chiare tutte le loro voci di spesa, si possono valutare le loro fonti d’ingresso e queste devono risultare aperte e legittime, a scanso di sanzioni anche politiche. Altro provvedimento è porre un tetto (com’è previsto per il voto all’estero) alle spese elettorali, che tendono a crescere in modo esponenziale. Consideriamo che una modifica della legge (peraltro più che opportuna) che riporti il voto di preferenza, tornerebbe ad aumentare di molto questa spesa (a meno che non si torni ai collegi uninominali) ponendo un dilemma: o alle cariche elettive si candidano solo persone ricche, o ricchissime, o inevitabilmente i candidati devono cercarsi finanziamenti che è illusorio pensare siano sempre leciti e cristallini. Oltretutto, è poco etico che partiti e candidati si comportino come prodotti commerciali usuali e correnti, e che vinca chi più spendere. Qui, la par condicio è essenziale e il rimedio, ripeto, sta nel porre un limite, ragionevole ma rigoroso, alla spesa (proibendo, per esempio, la costosissima propaganda televisiva o rendendola gratuita) e chiedere ad ogni partito e candidato, vittorioso o sconfitto, il rendiconto postelettorale, pena l’esclusione dal Parlamento.

Intercettazioni. Su  queste colonne ho scritto tempo fa e in dettaglio quello che pensavo e non voglio ripetermi, ma soltanto ricordare che su questo tema vanno conciliate due esigenze diverse, ma non incompatibili: consentire alla Giustizia un mezzo indispensabile d’indagine; proteggere il diritto di tutti i cittadini alla loro privacy. I metodi possibili sono chiari e non si comprende perché sia tanto difficile farli accettare alla corporazione giudiziaria e a quella dell’informazione: coprire del segreto istruttorio i testi delle intercettazioni sino al dibattito orale e vietarne la pubblicazione totale o parziale da parte dei mezzi di comunicazione. Sono cose elementari e largamente praticate in altri Paesi che consideriamo avanzati e civili.

Revisione del processo.  Abbastanza è stato fatto per quello civile, moltissimo va fatto per quello penale, e anche qui i rimedi sono sotto gli occhi di tutti e sono stati oggetto di proposte sensate e percorribili da parte di magistrati di grande esperienza ed equilibrio. Una proposta in più, tuttavia: dato che grava nei due ambiti un enorme ritardo, perché per smaltirlo non si richiamano in servizio magistrati (e cancellieri) da poco tempo in pensione, magari con un compenso straordinario che serva a motivarli?

Responsabilità civile dei giudici. Su questo, i parlamentari liberali hanno espresso la loro posizione votando il disegno di legge presentato alla Camera e ora al Senato. Francamente, m’indigna che il Consiglio Superiore della Magistratura si permetta di criticare una legge sia pure parzialmente approvata dall’organo depositario della sovranità popolare, rispecchiando le resistenze di una corporazione abituata sin qui ad avere tutti i poteri e nessuna responsabilità. E tuttavia, un  problema esiste: un eccesso di spirito punitivo porterebbe i giudici, per reazione, a scegliere il più delle volte la via meno rischiosa e, quindi, a non fare il loro mestiere, che è di giudicare (anche mettendo in conto l’errore umano, sempre possibile). SI tratta dunque di equilibrare due esigenze: quella, primaria, di tutela dei cittadini vittime della mala giustizia e quella, altrettanto primaria, di permettere al sistema di funzionare. Una soluzione può essere trovata, con una o due semplici correzioni del testo di legge, che specifichino in modo chiaro e limitativo i casi di responsabilità (dolo, colpa grave, evidente violazione della legge) ed è un buon segnale che, stando al comunicato di Palazzo Chigi, tra i tre partiti sia emersa la volontà di una soluzione “equilibrata e condivisa”. Staremo a vedere, nella speranza che con l’acqua non si getti via anche il bambino.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI