[Riceviamo e pubblichiamo questo intervento del sen. Enrico Musso, Vice Segretario del PLI e candidato Sindaco al Comune di Genova con una propria Lista Civica. Tutti gli interventi pubblicati sinora nell’ambito del dibattito precongressuale sono raccolti nel Dossier online “XXVIII Congresso PLI”. NdR]

Non poteva esserci momento migliore per celebrare il nostro congresso, e soprattutto lanciare una “Costituente Liberale” capace di farci uscire da molti anni di difficile battaglia per la sopravvivenza, anni di isolamento e irrilevanza politica.

Un momento, questo, in cui i partiti che hanno alternativamente governato l’Italia appaiono al capolinea, e abdicano – per manifesta incapacità – a favore di un governo di tecnici che in pochi mesi, e pur fra molti errori, ha ridato credibilità e autorevolezza all’Italia sulla scena internazionale, ha messo in sicurezza i conti pubblici a rischio default, ha avviato alcune grandi liberalizzazioni e semplificazioni (per il cittadino e per l’impresa), sta affrontando il nodo del mercato del lavoro, uno dei temi chiave per la (perduta) competitività italiana. Buona parte dell’agenda con la quale Silvio Berlusconi stravinse le elezioni nel 2008, salvo poi non attuarla a causa della crisi internazionale (che però c’è ancora), dei condizionamenti della Lega e, assai più, del mesto inabissarsi di quella compagine in un dimenticabile viluppo di scandali giudiziari e sessuali, con il corredo di leggi ad hoc per tentare invano di venirne a capo.

Un momento in cui un’agenda liberale per il XXI secolo torna a far capolino nella politica italiana: risanamento dei conti pubblici, revisione della spesa e pareggio di bilancio, riforma del fisco, liberalizzazioni “di sistema”, semplificazioni. Quello che tutti dicono di volere, da anni, e che nessuno ha fatto mai. Meno leggi e regole, ma chiare e applicate. Amministrazione pubblica snella e trasparente. Poco stato, nei settori dove serve davvero: sanità, giustizia, scuola-università-ricerca, regia sull’ambiente, il territorio e le grandi infrastrutture. Meritocrazia (e quindi concorrenza) ovunque.

E l’agenda liberale mette il Paese e i partiti di fronte all’evidenza del proprio declino.

La crisi dei partiti ha radici lontane e in parte “esterne” ai partiti stessi e al nostro Paese. Lo spazio per le politiche nazionali, in particolare nell’economia, è oggi assai ridotto dalle interdipendenze economiche della globalizzazione, dallo strapotere dei mercati finanziari e dei movimenti speculativi, dalla “esternalizzazione” delle politiche monetarie, dalla contrazione del margine fra un’imposizione fiscale tollerabile e una spesa pubblica eccessiva e incomprimibile, dalle resistenze a qualunque riforma da parte di dei portatori di una montagna di privilegi acquisiti spacciati per diritti (pensionati baby, dipendenti assenteisti, evasori fiscali, cattivi sindacalisti, etc.).

Ma se le armi della politica sembrano oggi un po’ spuntate, la debolezza della politica è frutto della scarsissima autorevolezza dei partiti e dei politici. A sua volta causata dalla loro scarsa o scarsissima competenza su temi tecnici dei quali è richiesta sempre di più la padronanza. Dalla progressiva perdita di valori di riferimento e ideali (caduti insieme alle ideologie) e dalla loro sostituzione con un malinteso pragmatismo. Su tutto, dalla perdita di autorevolezza conseguente inevitabilmente all’emergere di un inventario impressionante di “malapolitica”, con il contorno di scandaletti privati, debolezze umane, troie di regime.  Non si fa politica con la morale – diceva André Malraux – ma nemmeno senza.

Di fronte a questa débacle, servono nuovi contenuti e nuovi metodi. Noi liberali abbiamo un’agenda politica della quale in questi mesi il Paese e il governo sembrano mutuare capitoli importanti. Non possiamo che rallegrarcene. Anche noi dobbiamo aprirci al confronto, alla concorrenza, alla meritocrazia. Non commettiamo l’errore di pensare che “poiché noi siamo il PLI, il liberalismo in Italia deve passare di qui”.  È l’atteggiamento più illiberale che si possa immaginare. Noi non siamo i monopolisti della concorrenza, dell’uguaglianza dei punti di partenza, della società aperta. Noi siamo al servizio delle nostre idee, e non viceversa.

Ma serve anche un modo nuovo di fare politica. Dobbiamo – prima più e meglio degli altri – avere la capacità e il coraggio di aprirci alle istanze liberali che vengono dalla società e dalle forze politiche. Perché la “costituente liberale” non sia una stanca trovata di marketing volta a elemosinare una briciola d’attenzione in più dai media, ma la rivoluzione stessa del nostro modo di agire e di pensare.

Dobbiamo dotarci di una nuova “forma partito” (e proporla all’esterno insieme ai punti della nostra agenda politica), dove conti la partecipazione più dei tesseramenti, dove i processi decisionali siano democratici e i finanziamenti trasparenti. Dove siano rispettate le regole oggi irrise da chi vuole mantenere a tutti i costi scampoli di potere fin de série. Una forza politica capace di avviare il confronto sistematico e continuo con il cittadino, il mondo della produzione, delle imprese e delle professioni, l’università e la ricerca, i giovani e i ragazzi. L’Italia di domani dalla quale il PLI è, da tempo, totalmente scollegato, nell’illusione che basti chiamarsi “partito” per essere detentori di potere, e chiamarsi “liberale” per essere detentori di idee.

P.S.: molti amici mi hanno chiesto se sono disponibile ad assumere il ruolo di Segretario del PLI per questa transizione accelerata verso la costituente liberale.  È una proposta che mi onora della quale sono profondamente grato. Me la fece per primo il Segretario in carica, De Luca, alcuni mesi fa, chiedendomi di assumere l’incarico di Vice Segretario e prospettando il “cambio della guardia” dopo le elezioni politiche del 2013. Me l’hanno rifatta, più recentemente, molti altri, inclusi il Presidente Scognamiglio e gli ex Segretari Altissimo e Biondi, suggerendo a me e a De Luca che i tempi di questa transizione fossero anticipati all’imminente congresso. All’uno e agli altri ho dato la mia disponibilità, rimettendomi in ogni caso al volere della maggioranza, anche a proposito dei tempi, su cui sembra essere esplosa una certa conflittualità. Vorrei esserlo, se accadrà, per un tempo limitato, per favorire il rinnovamento del PLI e non correre il rischio di rallentarne l’evoluzione con una mia permanenza troppo lunga, ritenendo anch’io che ogni giorno perduto a trastullarsi con questo simulacro di partito ci allontani dai nostri obiettivi e ideali. Rinnovo oggi questa disponibilità, consapevole della difficoltà della sfida che oggi ci attende, ma forte dell’entusiasmo che non può non infondere in tutti noi, liberali italiani.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. Trovo molto sgradevole da parte del Sen. Musso, dichiarare che “…che ogni giorno perduto a trastullarsi con questo simulacro di partito ci allontani dai nostri obiettivi e ideali.”
    Quindi in questi ultimi anni, per il Sen. Musso ci siamo TRSTULLATI con un SIMULACRO di PARTITO.
    Scusi Senatore, ma Lei in questo ultimo anno, mentre noi, poveri stupidi ci trastullavamo nel terrtorio, tra mille difficoltà, tra mille problemi politici ed economici, tra mille giornate dedicate a cercare di far emergere il simbolo del PLI nel mare di soggetti politici presenti, con sacrifici personali e familiari, COSA FACEVA per i Liberali e per il Partito?
    Capisco che per Lei, questa è una casa nuova, che come ogni inquilino nuovo voglia apportare modifiche interne e spostare i mobili, ma DEMOLIRE la casa per farne un’altra, credo che sia eccessivo.
    Non credo che in politica e nella politica odierna, sia necessario ogni qualvolta si voglia rinnovare, ampliare, allargare l’offerta di ideali e di idee, si debba forzosamente passare per la demolizione di quanto si è costruito.
    Lei da Lerner, lo ha dichiarato apertamente, immagina dei nuovi soggetti politici che vanno oltre ai Partiti, mentre per me, immagini un pò, l’abbassamento del livello politico a cui si è giunti oggi, deriva proprio dalla scomparsa dei partiti politici così come erano intesi nella c.d. prima repubblica.
    Lei oggi si candida alla guida di un simulacro di partito, senza che mai abbia mostrato pubblicamente nella sua campagna a sindaco di Genova, di appartenervi.
    Certo la guida del PLI, o di ciò che Lei vuole che si trasformi, è un ottimo ripiego a quella della guida della sua città, stante, e Lei converrà con me, l’incompatibilità naturale tra le due.
    Comunque la ringrazio, anche se la reputo un pò tardiva e sospetta, per la sua candidatura a Segratario del PLI, perchè in questi ultimi giorni, ci siamo ritrovati a trastullarci su di un fantasma, di un simulacro appunto, qual’era la sua candidatura, anzichè cercare di elaborare un’agenda Liberale da sottoporre la Governo, di cercare di elaborare delle nuove strategie di alleanze che ci consentano di sederci a quei tavoli politici, che in troppi, sia all’interno e sia all’esterno, del PLI ci impediscono di fare.

  2. Senatore, se dovesse esserci finalmente quel tanto auspicato cambio di guardia , sono pronto a rimettermi in moto e rientrare nel PLI! ne approfitto, inoltre, per fare un invito agli amici delegati: un rilancio deve necessariamente passare da un cambiamento. E’ impossibile credere che si possa parlare di rinnovamento mantenendo la stessa classe dirigente da 20 anni. Se vogliamo far rinascere una casa liberale,dobbiamo fare tutti un passo indietro e poi 1000 in avanti.
    Infine, un ultimo invito lo rivolgo all’on. de Luca: nessuno mai negherà i meriti. E proprio per questo, merita il ruolo che è stato di Malagodi e di Bozzi. Accetti la presidenza segretario, rilanciamo il partito insieme.
    Claudio

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