In occasione della chiusura – sabato scorso al Quirinale – dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha deciso di dare una sferzata alla politica dei nostri giorni, esortando la fine di comportamenti che al cittadino comune danno un’immagine scabrosa del modo in cui lo Stato tutela i suoi interessi. Una realtà che il Capo dello Stato non può accettare e contro la quale sembra intenzionato a ingaggiare anche una battaglia personale. “Le forze politiche – ha detto – dimostrino di saper varare riforme istituzionali condivise per troppo tempo eluse e tendano a garantire nel futuro comportamenti trasparenti sul piano della moralità e più alti livelli di qualità nelle rappresentanze istituzionali e di governo”, in modo da riconsegnare alla politica il ruolo di guida che le compete.

Nel definire “eccellenti” i risultati sin qui ottenuti dal Governo di Mario Monti, Napolitano ha affermato di essere “certo che questa assoluta necessità di continuare senza cadute e senza regressioni nel cammino intrapreso” debba essere “ben presente alle forze politiche più responsabili. Il garantire la continuità di scelte di governo e parlamentari che stanno palesemente giovando alla causa della salvezza e al prestigio dell’Italia non mortifica la politica ma contribuisce a rivalutarla, a riaccreditarla nella sua missione più autentica di espressione dell’interesse generale e di rafforzamento della compagine nazionale”. La sostanza è ben evidente, secondo il Presidente: se le cose nel Paese stanno ricominciando a funzionare è grazie a un’evoluzione in senso più costruttivo nei comportamenti di importanti soggetti sociali e politici, “sotto la pressione di una forte reazione critica e di una netta domanda di cambiamento provenienti dalla società”.

Come fatto con forza soprattutto nei mesi scorsi, l’Inquilino del Quirinale ha di nuovo voluto porre l’accento sulla necessità di superare la crisi economica che continua a penalizzare la vita del Paese, in particolare quella dei cittadini chiamati a fare sacrifici sempre più gravosi. In questo, un nuovo plauso al lavoro dell’Esecutivo, intervenuto “con la messa in campo (…) di qualificate energie e competenze di cui l’Italia disponeva. Il cammino tuttavia, secondo Napolitano, è ben lungi dall’essere terminato ma va proseguito “definendo e applicando rigorosamente i provvedimenti ancora all’esame del Parlamento, spingendo fino in fondo l’impegno per la revisione e il contenimento della spesa pubblica, per la stabilizzazione di una prassi di pareggio di bilancio, per la sostanziale riduzione dello stock del debito pubblico”. Mai, ha avvertito il Presidente, “mettere in forse questo percorso di risanamento finanziario ma integrarlo con misure e politiche per il rilancio della crescita”.

Il tema economico e dello sviluppo, Napolitano lo aveva toccato anche venerdì in occasione dell’incontro dal titolo: Il nord e il sud dell’Italia a 150 anni dall’Unità, promosso dall’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno. Il Presidente, in un messaggio augurale, aveva affermato che le “numerose e qualificate iniziative di approfondimento assunte nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia hanno arricchito la riflessione sullo squilibrio tra Nord e Sud, grazie anche alle ricerche promosse dalla Svimez e da altre associazioni meridionaliste con nuove accurate analisi che facilitano un confronto più consapevole e meno condizionato da posizioni precostituite. Le prospettive di ripresa del processo di crescita dell’Italia sono strettamente legate alla piena valorizzazione di tutte le nostre risorse, a cominciare da quelle del Mezzogiorno. Tale consapevolezza – aveva concluso il Presidente, deve guidare le azioni di risanamento e di riforma da promuovere nel quadro di una nuova visione di più avanzata integrazione e di solidale sviluppo dell’Europa. Sono certo che il convegno fornirà importanti contributi di riflessione e di proposta e contribuirà ad accrescere l’attenzione e la sensibilità della pubblica opinione su questi temi”.

Sempre sul piano economico (e anche politico) ma con respiro più internazionale, importante era stato, all’inizio della scorsa settimana, l’incontro che Napolitano aveva avuto con la Cancelliera tedesca Angela Merkel, con la quale il Presidente aveva avuto modo di parlare di unione politica europea e dei rapporti tra Roma e Berlino nei quali, a suo avviso, si registra “un clima molto favorevole, non paragonabile ad altri momenti. C’è un altissimo grado di comprensione reciproca tra il governo di Roma e Berlino. Sia sul tema della politica del consolidamento fiscale e del rilancio della crescita, sia sul tema delle prospettive dell’unione politica europea. Siamo – ha osservato ancora Napolitano – in un clima molto favorevole, non paragonabile ad altri momenti”.

Mentre sempre sabato scorso, in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime della mafia, la massima carica dello Stato ha rilevato la necessità di un “costante impegno nel rinnovare il ricordo delle donne e degli uomini vittime della criminalità mafiosa” che deve contribuire “a sottrarre alle organizzazioni criminali spazi e occasioni di penetrazione e di consolidamento nella società. L’assoluta fiducia nei principi di legalità e di giustizia professati nella quotidiana azione di Libera (la ormai nota Associazione, nomi e numeri contro le mafie, coordinata da don Luigi Ciotti) costituisce un elemento essenziale per superare le sacche di opacità e di ambiguità che nutrono le più pericolose forme di delinquenza e umiliano la dignità di tanti onesti cittadini”. Ieri, inoltre, Napolitano – nel giorno del ricordo del professor Marco Biagi, ucciso dieci anni fa (la sera del 19 marzo 2002) dalle Nuove BR  – ha inviato un messaggio alla moglie di Biagi, Marina Orlandi. “E’ significativo e importante che la ricorrenza di un così tragico e doloroso momento venga colta per guardare anche al presente e al futuro, gettando luce sulla fecondità della ricerca e dell’impegno di Marco Biagi. All’omaggio che così gli rende e al ricordo del suo sacrificio –  ha aggiunto il Presidente – mi associo con profonda personale convinzione e con più che mai viva consapevolezza del debito di riconoscenza che le istituzioni repubblicane e la società civile conservano verso Marco Biagi, per il servizio da lui reso stoicamente al progresso culturale e sociale del Paese, al moderno arricchimento del suo patrimonio di conoscenze, ad una più libera battaglia delle idee e alla soluzione di problemi di fondo della collettività nazionale”.

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