[Riceviamo e pubblichiamo, in vista del Congresso Nazionale del Partito Liberale Italiano di fine settimana, questa LetteraAperta di Enzo Lombardo – Consigliere Nazionale PLI – in replica al recente intervento del Sen. Enrico Musso. Ricordiamo ai lettori che tutti gli interventi sinora pubblicati sono raccolti nel Dossier online “XXVIII Congresso PLI”. NdR]

Carissimo Senatore Musso,

affido a questa mia pubblica riflessione a Lei rivolta, una replica al suo intervento dal titolo “Un’agenda liberale”, comparso nei giorni scorsi sul nostro web magazine “Rivoluzione Liberale”.

Per prima cosa vorrei ringraziarLa per avere pubblicamente, e finalmente, detto qualcosa riguardo alla Sua candidatura alla Segreteria Nazionaledel PLI, seppur a cinque giorni dall’inizio del Congresso Nazionale e nonostante in queste settimane più volte Lei sia stato “tirato in causa” un po’ da tutti, me compreso.

E tuttavia questo “qualcosa” non mi sembra affatto né risolutivo, né aiuterà, a mio modesto parere, i delegati a capire su cosa si troveranno a scegliere, né se “ci sarà da scegliere”, durante il Congresso che inizierà venerdì prossimo venturo.

Dopo una magistrale elencazione di una bellissima agenda liberale (che non si può davvero non condividere) Lei affida la questione fondamentale del contendere ad un “post scriptum” nel quale si dichiara disponibile, sostanzialmente, sia a seguire il percorso immaginato da mesi che avrebbe visto Lei succedere alla Segreteria Nazionale dopo le elezioni del2013 incontinuità ed evoluzione con l’attuale dirigenza; sia con l’improvvisa “accelerazione” che alcuni esponenti del partito hanno pensato bene di imprimere all’uscita di scena dell’attuale Segretario Nazionale (e forse anche di qualcun altro) senza peraltro minimamente discuterne con gli interessati e con tutto il partito.

Ma andiamo per gradi. Innanzi tutto Lei non ha mai smentito, ed il suo intervento in questione anzi lo ribadisce, che si fosse immaginato (da parte di tutta l’attuale dirigenza) un cammino unitario e costituente, anche rispetto ad altre realtà liberali, che vedesse l’attuale dirigenza (Lei compreso dunque) impegnata a guidare il partito fino alle elezioni politiche del 2013 dopo le quali ci sarebbe stato un naturale (anche per ragioni anagrafiche) ricambio generazionale alla guida della Segreteria Nazionale che l’avrebbe vista come nuovo Segretario Nazionale del PLI e non certo “a tempo”, come Lei invece si augura, ma con piena e legittima volontà politica di tutto il partito di affidarLe il “timone” per tutto il tempo necessario e secondo i suoi meriti, come si usa tra Liberali.

Improvvisamente, qualche settimana fa, alcuni “pezzi” della dirigenza si sono improvvisamente “autofolgorati” non sulla “Via di Damasco” ma, più probabilmente, su quella che porta da Palazzo Madama a Palazzo Montecitorio sul percorso della quale, ironia beffarda della sorte, si trova proprio la nostra sede nazionale. E di folgorazione “sanpaolina” non può davvero non trattarsi. Siamo tutti d’accordo su Musso segretario? Sì. Siamo tutti d’accordo sulla linea politica? Sì. Siamo tutti d’accordo sul sostegno al Governo Monti anche se vorremmo una ancor più incisiva azione liberale? Sì. Ed allora cosa è che cambia lo scenario fino al punto di rompere (senza parlarne con gli altri) questo cammino comune ed “accelerare”? La risposta è scritta nei fatti e nelle circostanze: le elezioni politiche del 2013 (o forse anche prima)! Perché improvvisamenteStefano de Lucanon deve guidarela Segreteria Nazionalefino alle prossime elezioni politiche come si era tutti, Voi compresi, immaginato se siamo d’accordo su tutte le questioni di merito? Mi perdonerà la banalizzazione, caro Senatore, ma se tutti siamo d’accordo sui programmi e sul merito delle questioni è mai possibile che Lei diventi “improvvisamente” (e con un anno di anticipo su un’evoluzione che sarebbe avvenuta comunque) più adatto diStefano de Lucaa guidare il partito su quei programmi e su quelle questioni? Certamente no. E non perché lo dica io, ma perché lo impone la logica a partire da Aristotele per finire ai giorni nostri. Almeno che in questo ragionamento non entri una piccola, devastante e virulenta variabile. Quella della persona. Perché se, supponiamo, alcuni interlocutori vogliono tessere alleanze con il PLI ma non vogliono parlare conStefano de Luca, allora tutto il ragionamento degli “acceleranti rinnovatori folgorati” assume un senso ed una logica. Perché è evidente anche a mio nipote che ha cinque anni chela Segreteria Nazionaleè fondamentale nello stringere accordi per le future elezioni.Stefano de Lucasarebbe, anche questa volta, ciò che è sempre stato: e cioè un Segretario Nazionale rigorosamente legato al rispetto della volontà politica del Congresso e del Consiglio Nazionale ed intransigentemente ancorato all’autonomia, all’identità ed al progresso del partito. E se ciò andava bene fino a qualche settimana fa, se Stefano ed altri erano garanzia anche per Altissimo, Lei, Biondi, Scognamiglio ed altri, se tutti abbiamo riconosciuto i meriti suoi e di altri perché mai adesso dobbiamo sostituire Stefano prima delle elezioni? Cosa è cambiato Senatore (e lo chiedo anche e principalmente a chi l’ha tiraTa in ballo)? Se qualcosa è cambiato è di tutta evidenza che ciò sta nelle possibili alleanze elettorali e se così è, come logica impone, allora vuol dire che alcuni interlocutori di altre forze politiche non voglionoStefano de Lucaed altri come interlocutori e stanno spingendo un pezzo del partito verso lidi a loro più congeniali e favorevoli. Forse con Stefano al timone tutti sanno che potremmo anche sederci a tavola con il “cappello in mano”, ma non certo “con i pantaloni abbassati”.

Per cui secondo la logica che Le ho onestamente, e senza infingimenti, esposto, qualora Lei aderisse definitivamente all’amichevole invito rivoltoLe dai “rinnovatori frettolosi” sarebbe chiaro, almeno per me, che anche Lei vuol portare il partito alle elezioni del 2013 non secondo una linea politica di continuità che diTe di condividere, ma a tavoli diversi da quelli fino ad ora pubblicamente immaginati. Se così fosse non ci sarebbe chiaramente nulla di male o di illegittimo, ma abbiaTe almeno la grazia (sempre che Lei faccia parte di questa partita) di non offendere la nostra intelligenza con i “mantra” (questi si appartenenti al più deteriore marketing da un tanto al chilo) del “rinnovamento” e di tutto il resto. Diteci chiaro con chi voleTe andare e cosa voleTe fare che Stefano non avrebbe potuto realizzare (insieme a tutti noi ed a tutti voi) portando il partito alle elezioni politiche. E, se è possibile, sbrigateVi a farcelo sapere che venerdì inizia il Congresso.

E qui vengo al secondo punto della questione: i suoi giudizi sul partito.

Per mia cattiva abitudine, della quale mi scuso in anticipo con Lei e con la pazienza di chi vorrà leggermi, sono abituato ad esprimere una valutazione basandomi non solo sui fatti, ma anche sulla loro consecutio temporum.

La prima volta che sentii parlare di Lei (per questioni anagrafiche ero troppo giovane ai tempi “del vecchio partito” anche se lo seguivo attentamente) fu il 29 maggio del 2008, pochi giorni dopo la Sua elezione a Senatore della Repubblica. Quel giorno ebbi a leggere un comunicato ANSA, da Lei ed altri sottoscritto, che riporto nella sua completezza:

ROMA, 29 MAG – Tredici parlamentari del Pdl e della Lega, di estrazione liberale, accusano il segretario del Pli, Stefano De Luca, di ‘ridicolizzare’ la storia del partito con la federazione con i Moderati e l’avvicinamento al Pd. Per i parlamentari, ‘la notizia non sconvolge certamente il panorama politico italiano, e neppure gli equilibri o le prospettive del Partito democratico’ e ‘non meriterebbe quindi commento alcuno se non fosse per il discredito al quale viene esposta una sigla politica, come il Pli, che ha avuto un ruolo di grande prestigio e dignità nella vita politica italiana’. Secondo questi esponenti della maggioranza, è ‘evidente il fatto che la tradizione e i contenuti liberali hanno trovato piena cittadinanza nei partiti della maggioranza Popolo della libertà e Lega nord’. ‘Per questo consideriamo grave – prosegue la nota – che una forza politica irrilevante abusi politicamente del nome di Partito liberale, prima ridicolizzandolo con un risultato elettorale grottesco, e oggi compiendo una scelta patetica nelle motivazioni (l’antiberlusconismo non è più di moda da tempo) e lontana dalle idee e dai principi liberali’.”

Quando l’ho rivista al Consiglio Nazionale del 2011 rientrare nel partito ero contento; mi sono detto che forse aveva cambiato idea, Lei come altri, rispetto ad un paio d’anni prima e che se tornava nel PLI poi tanto ridicoli e patetici non dovevamo essere; e se poi accettò, addirittura, di fare il Vice Segretario diStefano de Lucache, a Suo dire, fino a qualche anno prima con “scelte patetiche ridicolizzava la nobile storiadel PLI” allora ero contentissimo, perché sapendoLa persona di spessore e di intelligenza non credo che Lei scelga di fare il Vice di un “ridicolizzatore che compie scelte patetiche”.

Poi venne la querelle sulla data dello spostamento del Congresso (sulle cui ragioni non torno avendole esposte in altri miei interventi) e Lei dichiarò pubblicamente che non era molto interessato alla questione perché, essendo candidato sindaco a Genova, nel periodo congressuale sarebbe stato così impegnato “che al massimo avrebbe mandato un biglietto di auguri di buon lavoro”. Ed oggi si candida a Segretario? Scusi ma i suoi elettori di Genova lo sanno che Lei fra qualche mese potrebbe essere Sindaco della città e contemporaneamente gestire un partito che ha mille difficoltà e che richiede una presenza costante del Segretario Nazionale a Roma ed in tutta Italia? Perché credo che se proprio parliamo di “rinnovamento” e di abbandono dei metodi “fin de série”, l’elettorato genovese avrebbe il diritto di saperlo.

Ma forse i genovesi non lo sanno, o lo sanno in pochissimi, perché Lei, da Vice Segretario Nazionaledel PLI, non ha una lista PLI che la sostiene alle elezioni a Sindaco! Quando va in TV si guarda bene dal fare scrivere in sovraimpressione “Vice Segretario Nazionale PLI” o anche più semplicemente “PLI” né, men che meno, ne parla. La mettiamo così tanto in imbarazzo Senatore? Siamo così impresentabili al suo elettorato o ai telespettatori? Forse puzziamo troppo di idee e coerenza per essere appetibili su un mercato che invece vuole slogan, “movimentismo” (soprattutto quello legato alla “mobilità” dei leader) ed uomini della provvidenza?

Spero vorrà rispondere a queste semplici domande, non tanto a me, quanto a quelli (e non sono così pochi) che insieme a me dentro e fuori dal PLI se le stanno ponendo.

Ma non finisce qui. Lei parladel PLIcome un “simulacro” di partito. Dunque Lei, per un anno e più, ha accettato ed ha svolto le funzioni di Vice Segretario Nazionale di un simulacro? So che lei è persona attenta a ciò che scrive perché anche Lei, come me, coltiva il piacere della scrittura. Ed è per questo che penso che proprio Lei non metta i sostantivi a caso o con superficialità. Ma si rende conto? Simulacro è una parola orribile. Significa che noi vogliamo artificialmente rappresentare un valore sottostante che non esiste; insomma se siamo un simulacro siamo un po’ dei mistificatori, dei taroccatori (il che sarebbe perfettamente compatibile con la Sua posizione del 2008).

Una delle poche volte in cui Lei è passato sui “media” nazionali a propositodi PLIè stato quando si è pubblicamente dissociato da un Comunicato del partito che era in contrapposizione con il Cardinal Bagnasco. Capisco che “Genova val bene una messa”, però….

Lei dice, giustamente, che dobbiamo “aprirci” alle istanze liberali del paese perché noi non dobbiamo fare l’errore di sentirci “i monopolisti del Liberalismo”. Sono perfettamente d’accordo con lei, però Le chiedo dove sta la novità rispetto ade Luca?

Le risulta che il PLI si sia mai “chiuso” rispetto a qualcuno o a qualcosa? Quando Lei, ed altri, siete tornati, qualcuno Vi ha chiesto conto e ragione delle Vostre ultime posizioni di vent’anni? Per due volte di seguito (europee e regionali) abbiamo stretto un accordo elettorale con i Radicali i quali ci hanno mollato il giorno prima del deposito delle liste, impedendoci, di fatto, di poter partecipare. A Fiuggi, sul finire del 2010, API FLI ed UDC vennero al nostro Consiglio Nazionale a parlarci di alleanze e strategie comuni. Insomma noi saremmo degli “esclusivisti escludenti?”

In questi anni ho visto passare tante persone dal partito, pronte a combattere con noi la sacra battaglia del Liberalismo; a tutti sono state aperte le porte, a tutti sono stati dati incarichi, medaglie e carta intestata della quale potersi “fregiare” e tutti costoro se ne sono prontamente andati quando hanno visto che c’era da mantenere una linea politica comune, e congressualmente sancita, che contrastava con le loro, legittime per carità, aspirazioni personali. E tutti costoro, dico tutti ad eccezione di nessuno, sbattevano la porta recitando lo stesso “mantra”: “Questo è un partito vecchio, con gente ancorata alla poltrona, che si crede l’unica custode del liberalismo”. Peccato che le poltrone, quelle da difendere, le avessero loro. Insomma la solita vecchia storia della volpe e dell’uva. Se proprio così deve essere, caro Senatore, almeno cambi disco; questo è alquanto usurato, già sentito e nemmeno troppo originale.

Quanto poi all’esclusività delle idee liberali mi lasci dire una cosa in tutta franchezza. In questi anni della mia vita ho dedotto due cose. La prima è che in Italia il Liberalismo, quello più o meno originale, è una dottrina fortemente minoritaria nella coscienza sociale del Paese, la quale è dominata da culture de-responsabilizzanti (quella cattolica e quella socialista-socialdemocratica-marxista) ed inclini ad avversare la preminenza e la responsabilità del singolo. Certo ci spiace e lavoriamo per migliorare le cose, ma così è. Vi è poi una moltitudine di “incantatori di serpenti” i quali parlano di “Liberalismo” a proposito di rubare e non andare in galera (“garantismo”), di evadere il fisco (“stato oppressore”), di buttare a mare i clandestini (“sicurezza della nostra libertà”) e tutta questa, mi consenta, robaccia. E, come per magia, tutta l’Italia si crede e professa liberale.

La seconda cosa riguarda strettamente la prima. Inquella ristretta minoranza Liberale ci sono due schieramenti. L’uno, immensamente piccolo, riguarda coloro, come noi, che credono che le forze e le sensibilità liberali debbano stare in una casa comune ed organizzata per meglio contrastare le forze e le tendenze illiberali. L’altro, immensamente grande, è fatto da Liberali i quali credono che il Liberalismo degli altri sia falso e sia vero soltanto il loro. Io li appello come quelli “del Vangelo Liberale secondo me”. Questa seconda categoria è la più feroce nemica della prima, ancor più di cattolici e marxisti a varia gradazione. Infatti, fin quando esiste un partito liberale organizzato, essi non possono fregiarsi di fronte agli altri ed allo specchio di essere i veri Liberali, che è la cosa che più al mondo solletica il loro smisurato ego. Tutti costoro hanno in comune il solito disco rotto…”il PLI non c’entra con il Liberalismo” e tutto il vecchio e solito armamentario da agit prop sovietico che si può trovare in qualsiasi bancarella di libri usati. E certo, fin quando il PLI c’è si fa fatica a convincere gli elettori di essere Liberali ma non insieme ai Liberali. Tutto questo per dirLe, caro Senatore, che certo non abbiamo mai avuto la presunzione di incarnare il verbo liberale. Ma l’orgoglio di aver avuto il coraggio esserlo e dirlo pubblicamente, mentre altri facevano i Liberali a “mezzo servizio” e sotto altri simboli che nulla avevano di liberale, almeno questo ci si può riconoscere oppure no? Oppure dobbiamo essere così Liberali da prenderci pure i rimproveri e gli insulti di chi, per vent’anni, ha fatto tutt’altro? Anche per loro abbiamo tenuto in piedi questa casa, anche per loro abbiamo lavorato. Noi non si esclude proprio nessuno.

Le scrivo in sincerità e franchezza, come sono abituato a fare. Mi sento amareggiato da ciò che Lei scrive. Io, come decine di altri, tralascio la famiglia, il tempo libero, le risorse personali per portare il PLI per la strada e trala gente. Misopporto le risatine, gli sfottò, lo sguardo “compassionevole” di chi ti dice con gli occhi “ma ancora esistete?”. Noi che non abbiamo sedie e poltrone da difendere, noi che non abbiamo candidature da barattare, noi che ci mettiamo soldi e tempo del nostro, noi che francamente abbiamo solo la soddisfazione di avere il coraggio di essere pubblicamente quello che siamo; noi siamo dispiaciuti che il nostro Vice Segretario Nazionale vada in giro a dire questo e tenga questo atteggiamento.

Siamo dispiaciuti che il nostro Vice Segretario Nazionale ci consideri un “simulacro” di partito e di liberalismo e che pensi che la sua sola persona al posto diStefano de Luca, possa magicamente trasformare il “simulacro” in “simbolo”. Se così fosse Lei sarebbe un Taumaturgo, ed ho smesso da tempo di credere ai taumaturghi.

Siamo dispiaciuti che il nostro Vice Segretario Nazionale si vergogni di noi e non ci citi mai e che non faccia nemmeno una lista del suo partito, nella sua città, della quale vuol diventare Sindaco ma alla quale non dice che vuol fare il segretario di questi quattro sfigati.

Siamo dispiaciuti che questo “simulacro” venga usato, sempre, come un albergo ad ore della cui frequentazione è meglio non far sapere in giro.

Spero che Lei non voglia prestarsi a questo gioco ignobile; se lo farà Le faccio, come si conviene tra gentiluomini liberali, i miei migliori auguri. Ma non avrà il mio voto in Congresso.

Un cordiale saluto.

.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. Quindi nulla di nuovo sotto questo cielo politico.
    Con l'”Agenda Liberale” il Sen. Musso ha tolto il velo ad ogni residua ipocrisia, cecando ancora tuttavia di imbelletare la maschera che nasconde la più prosaica delle debolezze umane: il tornacontismo.
    E leggere del “simulacro” di partito quale egli ci definisce, mi fanno venire in mente le parole del sommo poeta Dante, che nel sesto canto del Purgatorio recita: Ahi serva Italia, di dolore ostello, | nave senza nocchiero in gran tempesta, | non donna di provincie, ma bordello! Perchè è lapalissiano che qualora il Sen. Musso colga l’obbiettivo di Sindaco di Genova, lascerebbe il PLI senza “nocchiero” e farebbe divenire il PLI da simulacro di partito, come egli ci definisce, un bordello, esposto ai marosi di ogni tempesta.
    E più avanti il Paoeta continua: Ahi gente che dovresti esser devota, | e lasciar seder Cesare in la sella, | se bene intendi ciò che Dio ti nota, | guarda come esta fiera è fatta fella | per non esser corretta da li sproni, | poi che ponesti mano a la predella. Infatti vorrò sentire da venerdì come cercheranno di imbelletare, addolcire l’amaro pasto che vorranno servirci, convinti come sono di poter domare la fella fiera, con cui si accingono a stingere alleanze, senza far memoria di quanto già accaduto tre anni or sono, nel precedente Congresso con Diagonale e Taradash.
    Speriamo che queste poche ore che ci separano dall’inizio del Congresso, Vi faccia ravvedere e ritrovare ché la diritta via era smarrita.

  2. la schiettezza e la chiarezza di questo intervento sono quanto cercavo da tempo.
    da qualche anno ormai non ho tessere di partito; non sono ad oggi tesserato al PLI, per questo passo valuterò l’esito del congresso e di riconoscermi o meno nelle linee deliberate, anche se ne seguo da tempo l’attività tramite internet e facebook (motivo per il quale intendo, seppur solo in linea di massima non essendone parte, gli scenari interni che emergono da questo articolo) apprezzandone la compostezza, l’equilibrio e la forte dignità politica del segretario de Luca.

    sono un “vecchio” sulla via dei 35 anni (e residente all’estero da un anno) che ha dedicato vanamente quasi metà della sua vita alla passione, ancor prima che ad una povera attività di basso livello, politica.
    per farla breve (e per non annoiare nessuno con storie e riferimenti che a nessuno interesserebbero) mi limito a dire che sono uno dei tanti delusi dal nulla progettuale e concettuale che ha umiliato le Istituzioni ed il nome dell’Italia nel passato recente.
    nel corso degli anni ho “ammirato” agitatori di popolo, fomentatori di piazze, rivoluzionari della prima ora e guerriglieri delle campagne elettorali. tutti miti agnellini o pesanti trichechi al momento “del dunque”. mi è capitato di apprendere di leoni di idealismo ridotti a fare idealmente le fusa come gattini al momento di discutere (sempre per restare al “mio” livello basso) di aree, lottizzazioni… centri commerciali… discariche… una volta individuato l’interlocutore che loro avrebbe fatto sponda in merito.
    con il tempo ho imparato a riconoscere che quando un politicante comune ed ignoto alza i toni e si erge a paladino della natura politica del partito, si diletta in discorsi pedantemente intrisi di ideali… beh… al 99,9% ci si trova di fronte l’ipocrita arrivista che cerca il sostegno di una base militante ignara ed inconsapevolmente ingenua per arrivare a qualche poltrona.
    nel mio nulla politico, una cosa ho quindi imparato: a diffidare delle tigri “da carta intestata” che si affollano a riempire di parole vuote carta straccia da presentare nelle assise congressuali.
    così come ho imparato a diffidare di chi ricopre incarichi senza valorizzare il partito: per esperienza acquisita non mi stupisce, ma mi provoca tuttavia rigetto, apprendere che un vicesegretario di partito, una volta candidato sindaco, non faccia di tutto per avere a sostegno la lista del partito o non dichiari ad ogni dove la propria appartenenza (specialmente se si tratta, senza offesa alcuna, di un partito “minore”, almeno dal punto di vista numerico e mediatico, con la necessità di visibilità).
    per non parlare di chi scambia la sede del partito con le porte girevoli del supermercato dove metaforicamente entrare ed uscire a seconda delle opportunità…
    concludo perchè mi sono lasciato andare fin troppo e mi limito ad augurare al PLI ed all’Italia che al congresso risulti chiaro a tutti il senso dell’ottimo intervento di enzo lombardo.

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