“Le preoccupazioni economiche hanno distolto l’attenzione dalle politiche energetiche ed hanno limitato i mezzi d’intervento, ma alcuni andamenti chiave puntano in una direzione preoccupante: il record dei gas a effetto serra accusa la mancanza di azioni concrete, così come il peggioramento dell’efficienza energetica mondiale per il secondo anno di fila, mentre l’aumento del costo del petrolio inciderà sempre più nei costi della benzina, quindi dei trasporti e infine dei beni alimentari”.

Così comincia Fatih Birol, direttore Studi economici IEA (International Energy Agency), la sua lectio magistralis, con cui si è aperta la quarta conferenza internazionale di ‘EnergyThink’ dal titolo Sustainable Energy for All, che si inserisce tra gli eventi ufficiali dell’Anno Internazionale dell’energia sostenibile (come il 2012 è stato battezzato dalle Nazioni Unite) realizzata in collaborazione con l’Università Cà Foscari Venezia e tenutasi il 13 marzo presso la Fondazione ‘Giorgio Cini’, sull’isola di San Giorgio Maggiore.

La conferenza, che ha riunito i maggiori esponenti dello scenario energetico-ambientale a livello nazionale, tra cui il Presidente Eni Giuseppe Recchi, Roberto Bocca, Head of Energy Industries del World Economic Forum Energy e il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, ha segnalato come “fornire l’accesso ai servizi energetici moderni sia cruciale per assicurare degni standard di vita” agli abitanti di un mondo in cui 1,3 miliardi di persone ancora non hanno accesso all’elettricità, e in cui 2,7 miliardi utilizzano combustibili primitivi (legno, scarti di agricoltura e persino di macellazione) per scaldarsi e cucinare, con un enorme impatto sulla salute dell’ecosistema e delle persone stesse, risultando infatti la seconda causa di morte nei Paesi in via di sviluppo dopo l’AIDS, nonché candidata al primo posto entro il 2030.

Una situazione in buona parte causata dalla storica mancanza d’investimenti per progetti energetici, anche laddove le condizioni climatiche ed economiche potrebbero garantirne la remunerabilità, e che a oggi necessiterebbe di una somma stimata in oltre nove miliardi di dollari per avviarsi verso una risoluzione sostenibile.

Sebbene la cifra sia impressionante, e di per sé segnale della gravità della questione, altrettanto impressionanti sono i dati relativi all’aumento di domanda energetica dai paesi non OECD, ossia da India, Cina, Russia e Medio Oriente, che reclamano un adeguamento dei propri standard a quelli occidentali, spinti dalla vertiginosa crescita economica registrata nell’ultimo decennio. “In una prospettiva di medio periodo dobbiamo rassegnarci al fatto che stiamo vivendo una fase di rivoluzione energetica” afferma il Presidente di Legambiente, secondo cui il futuro energetico prossimo non potrà prescindere da un nuovo modello di produzione energetica, distributivo ed efficiente, sull’onda dell’innovazione tecnologica che ha sempre avuto luogo in concomitanza con la sequenza di rivoluzioni energetiche dal Medioevo a oggi.

La possibilità, per l’Europa, di essere ancora tra gli attori principali dello scenario energetico quando la necessità di un cambiamento sarà la condizione essenziale per la sopravvivenza, si gioca oggi sul campo della ricerca, che ha esigenze sempre più impellenti di adeguati finanziamenti, così come tutti noi avremo sempre più bisogno dei suoi risultati.

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