Il maggior vantaggio di avere un governo tecnico sarebbe principalmente quello che, non essendo pressato da necessità elettorali, può non preoccuparsi troppo di piacere a tutti e fare quindi le cose necessarie senza guardare in faccia a nessuno. Abbiamo la sgradevole sensazione che questo vantaggio il governo Monti lo stia pian piano perdendo giorno dopo giorno.

Abbiamo sostenuto gli interventi d’urgenza, anche se durissimi e persino contrari ai principi economici liberali, perché eravamo consapevoli dei rischi enormi a cui  l’economia, e la tenuta stessa del Paese erano drammaticamente esposti nei mesi scorsi. Oggi, che per fortuna s’è un po’ sgonfiato, il famigerato Spread viene snobbato, come se si fosse trattato di uno specchio per allodole senza reale importanza. Chi comprende i meccanismi della finanza internazionale sa invece benissimo che i 300 punti in meno di oggi, rispetto a due mesi fa, dello Spread dei nostri Buoni del tesoro, a confronto di quelli tedeschi, significano circa 50-60 miliardi di euro d’interessi l’anno in meno da pagare da parte dell’Italia, ovvero da parte di tutti noi, il doppio della manovra Monti. Importantissimo quindi è stato l’effetto che Monti e i suoi provvedimenti, primo tra tutti la riforma previdenziale, hanno avuto sulla credibilità internazionale dell’Italia e sui mercati finanziari. Il rischio di default oggi possiamo dire che è stato allontanato a distanza di sicurezza, anche se non debellato del tutto.

Ora però c’era da prendere altrettanto coraggiose e drastiche misure per la ripresa dell’economia, ugualmente necessaria al risanamento, e su questo ci pare che l’esecutivo del professor Mario Monti stia invece balbettando. Ci pare che, al contrario di ciò che ci si sarebbe aspettato dal governo tecnico, si stia cercando di “piacere un po’ troppo” a tutti, finendo inevitabilmente per impantanarsi. E’ infatti impossibile per i professori-ministri accontentare una maggioranza così composita e variegata come quella che li sostiene. La trattativa tesa ed infinita sul mercato del lavoro ed il difficile cammino del decreto sulle liberalizzazioni in Parlamento ne sono l’esempio e temo che in futuro le cose non miglioreranno.

La foto del vertice a palazzo Chigi, quella con i segretari dei tre maggiori partiti che appoggiano il governo, Pd, Pdl e Udc può dare subito un’idea sulle cause di questo apparente incartamento del governo. Le facce dei tre segretari sono eloquenti, l’imbarazzo di Bersani, la evidente scocciatura di Alfano e la forzata allegrezza di Casini, sotto la maschera imperturbabile, ma anche inespressiva di Monti, parlano da sole. I tre segretari di partito sanno che qualunque provvedimento di questo governo danneggerà, più o meno gravemente, uno dei tre partiti, a volte forse anche più d’uno, e ognuno di loro in cuor suo comincia a pensare se il gioco valga la candela, e ognuno pensa a come alzare il prezzo dei propri sacrifici. Dal canto suo Mario Monti sembra sempre più lasciare alla trattativa tra questi tre partiti la definizione degli interventi sulle materie più delicate.

L’Idra a tre teste però non può che partorire mostri, come nel caso della recentissima riforma del mercato del lavoro, un provvedimento che produrrà benefici dubbi, ma al contempo alcuni certi ed evidenti danni. La cosa strana, ma siamo in Italia e non ci sorprende più nulla, è che un provvedimento che danneggerà gravemente soprattutto la piccola e media impresa veda esultare il segretario del Pdl Alfano e protestare la segretaria della CGIL Camusso. Il nostro modesto consiglio a Monti è quello di lasciar perdere i vertici a palazzo Chigi e cercare di costruirsi in Parlamento una sua maggioranza trasversale che sostenga i provvedimenti necessari al Paese; e Monti sa benissimo quali sono. Continuare a contrattare tra le minacce velate di Berlusconi da un lato e gli scioperi della Fiom dall’altro sarà altrimenti non solo difficilissimo, ma probabile produttore di mostruosità legislative.

© Rivoluzione Liberale

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3 COMMENTI

  1. Puó darsi che tutto questo sia vero. Peró andrebbe spiegato come puó fare un Governo, tecnico o no, a fare a meno del Parlamento, e quindi un minimo di consenso tra le forze che lo sostengono. Sospende il Parlamento? Governa per decreto? Ricatta i partiti con aut-aut, ponendo la fiducia e minacciando dimissioni ? Per favore ce lo spieghino.
    Piú in generale: se siamo d’accordo che Monti sta facendo cose necessarie (e difficilissime) diamogli fiducia o, come minimo, esercitiamo la virtú poco apprezzata della pazienza. E ripetiamoci che ogni alternativa al Governo Monti, fino alle elezioni del 2013, sarebbe catastrofica.

  2. Non suggerisco al governo di fare a meno del parlamento, ma anzi di costruirsi una sua maggioranza trasversale su cui poggiare le scelte, inevitabilmente politiche, per governare. L’alternativa è lasciare al mostro a tre teste e alla contrattazione, spesso ricattatoria, tra loro le decisioni sui provvedimenti, che inevitabilmente risulterebbero anch’essi mostri.

  3. Leggo oggi sul Corriere della Sera nell’Opinione firmata da Renato Mannheimer che il consenso del governo Monti è crollato dall’inizio di marzo ad oggi (in meno d’un mese quindi) di diversi punti assestandosi interno al 44/45% contro i precedenti 50/60%, ovviamente ciò è dovuto al progetto per la riforma relativa all’articolo 18, mal digerita dalla maggioranza dei lavoratori dipendenti, la quale produrrà sicuramente degli effetti negativi sull’esecutivo se non sarà sostenuto come ben descritto nell’articolo di Stefano da una maggioranza solida in grado di prevenire probabili defezioni al momento del voto considerato anche che non lo s’è presentato, molto eticamente bisogna riconoscerlo, in forma di decreto (l’anticamera della fine di ogni governo storicamente parlando). Il governo Monti è già da tempo in difficoltà dal punto di vista politico perchè i due partiti maggiori che lo sostengono sono in preda a vere e proprie rivolte interne riguardo la volontà di mantenere la fiducia nell’esecutivo: i radicalismi interni sono duri a morire prima o poi riuscirano a prevalere sulle componenti più moderate e filogovernative. Nel 2013 le elezioni potranno effettuarsi solamente dopo quella del Presidente della Repubblica (aprile/maggio) ed a novembre/dicembre scatterà il semestre bianco che impedirà lo scioglimento delle camere per cui la mia impressione è che PD e PDL pensino anche alla possibilità di elezioni nel prossimo autunno. Va da sè che nel semestee bianco sarebbe impensabile prudurre leggi come quelle attuate dal governo Monti negli ultimi mesi, proprio per questo si ha l’impressione che lo stesso si dia un pò di “belletto” attualmente per poter vivere di una qualche rendita in un prossimo futuro senza una solida maggioranza politica.

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