Parigi – Altro che Marine Le Pen o François Bayrou. Il terzo uomo di questa concitata campagna presidenziale si materializza, secondo gli ultimi sondaggi, nella figura di Jean-Luc Mélanchon, leader del Front de Gauche, abile agitatore di folle, nel sollevarne i sentimenti e le passioni sopite in quest’era tecnico-economica, che coinvolge senza frontiere l’Europa occidentale. Dato al 14%, precedendo di un solo punto in percentuale la leader del Front National, Mélanchon le rouge, si candida, a tutti gli effetti, come rottamatore del duopolio socialista-gaullista, con la convinzione di poter essere la vera sorpresa della prima tornata elettorale. Ce ne ha parlato su Le Figaro di giovedì Sophie de Ravinel nel suo Jean-Luc Mélanchon: il terzo uomo?

“Venerdì mattina, secondo un sondaggio BVA-RTL, realizzato mercoledì e giovedì, Jean-Luc Mélanchon è accreditato al 14% d’intenzioni di voto, davanti a Marine Le Pen (13%) e François Bayrou (12%). Il leader del Front de Gauche, infastidisce e inquieta non poco il Parti Socialiste, provocando sudori freddi a François Hollande. Tanto da ironizzare sul suo conto, stimolando le risate e gli applausi compiaciuti del suo auditorio: «Credevano che i comunisti fossero spariti e si ritrovano qui una piazza grondante di bandiere rosse!»”.

“Successivamente si è rivolto ai poliziotti di Tolosa, dei quali ha lodato l’azione efficace e il coraggio, e ai funzionari, che hanno messo la propria vita in pericolo, nell’ambito di una situazione complicata da gestire, invitando gli astanti alla pace, al rispetto e alla solidarietà tra religioni. Nessuna eccessiva provocazione, nessuna parola fuori posto, consapevole che i prossimi giorni saranno decisivi per il suo futuro politico”.

Il momento, per i présidentiables, è delicatissimo. Ancor più, dopo la tragedia di Tolosa, che potrebbe giocare a favore della destra di Sarkozy, pronto a trarne vantaggio puntando sul tema della sicurezza. Hollande sembra interdetto, Bayrou disilluso, mentre Mélanchon appare tra i candidati quello più motivato e persuaso del fatto che sia opportuno, ora o mai più, alzare la voce per risollevare le sorti di una sinistra zoppicante e lottizzata. E se saprà abbandonare la consueta retorica e la demagogia da comizio, ritrovarlo al secondo turno non desterà stupore.

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