Nel mondo c’è anche chi riduce il carico fiscale sulle imprese per rilanciare crescita e sviluppo economico. In Gran Bretagna, lo scorso 21 marzo, il Cancelliere dello Scacchiere (ministro del gabinetto con responsabilità su tutte le materie finanziarie), George Osborne, ha presentato il Budget relativo all’anno fiscale 2012 incentrato su tre provvedimenti principali: riduzione dell’aliquota d’imposta più alta dal 50% al 45%; aumento della soglia per l’esenzione totale (no tax area) da 7.475 a 9.205 sterline di reddito annuo; riduzione del prelievo sulle imprese dal 26 al 24% (per arrivare al 22% nel 2014).

L’obiettivo è chiaro: puntare sull’economia reale e sul mondo del business ad alto tasso di ricerca per ridare slancio all’economia d’Oltremanica giocando la carta del vantaggio fiscale. Una strategia confermata da un’altra misura contenuta nel Budget 2012: la tassazione al 10% sugli utili generati da brevetti registrati nel Regno Unito.

Londra ha scelto, dunque, di ridurre la corporate tax per attenuare il differenziale di imposta con l’Irlanda e attirare le imprese al di qua del Canale di San Giorgio. Anche il Brasile si è impegnato a ridurre le imposte sulle imprese locali, ma le motivazioni dichiarate dalla Presidente Dilma Rousseff sono diametralmente opposte: difendersi contro l’apprezzamento del real, rispetto al dollaro, che ha reso più competitive le importazioni e meno le esportazioni, aumentando il livello degli investimenti privati e venire incontro alle richieste degli imprenditori carioca che si sono lamentati dell’eccessiva pressione fiscale che “frena le migliori iniziative e impedisce loro di competere alla pari nella partita globale”.

In Italia, data la condizione precaria della finanza pubblica, auspicare una riduzione dell’imposizione fiscale nel breve termine sarebbe utopico, oltre che populista. Ci auguriamo tuttavia che la ‘Fase due’ della politica economica, quella in cui ci si concentrerà sul rilancio della crescita dopo aver messo i conti in ordine, arrivi presto. Con la riforma del mercato del lavoro, il Governo Monti sembra aver imboccato la via del rilancio.

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