Sembra quasi di vedere il fumo susseguente alle macerie. Il colosso buttato giù si è frantumato in mille pezzi nella ‘Brianza velenosa’, come la chiamava Lucio Battisti. Il PDL sembra avere le ore contate, nonostante in via dell’Umiltà vogliano far credere che sarà il passato a salvare il partito, o almeno è questo che sperano. Trincerarsi nel ricordo di chi si era – tirando a lucido i poster di Re Silvio –  potrebbe essere un’operazione suicida ma allo stesso tempo finirebbe per garantire agli ‘azzurri’, finita la copiosa emorragia, un 10/15% di voti. Fantapolitica? Forse.

La Lega, com’è noto in Brianza – ma diciamo in tutto il Triveneto – sta cercando di fare terra bruciata intorno al PDL, che magari spera di essere come il fortino di Asterix in terra gallica. Già, peccato che la pozione magica non sia pronta e forse non lo sarà mai. Il mese che precede le Amministrative di maggio è cominciato malissimo, con tutta una serie di sabotaggi, teleguidati o meno, per indebolire il partito. A cominciare dal simbolo. Una sorta di no logo, ma rogo. Da ‘Forza Lecco’ in poi è tutto un susseguirsi di liste civiche apparecchiate senza l’adesivo per ingraziarsi il Carroccio che in tempi non sospetti aveva mandato a quel paese il PDL e i sodali del Cavaliere. Poi c’è la ‘fatal Verona’, ‘l’importante’, afferma minaccioso il sindaco leghista scaligero, Flavio Tosi, è ‘svuotare il PDL’.

Da Como a Monza passando per Roma, la battaglia con la Lega è senza esclusione di colpi. Qualcuno potrebbe dire che sono colpi bassi, ma tant’è. I primi tremori freddi sono giunti da Cicchitto, preoccupato per l’andazzo generale, perché quella della “liste civiche può essere un’eccezione, ma non la regola”. Altro che spifferi, tra le cannonate leghiste, le correnti interne che fanno il filo a Formigoni e Alfano, le fughe dalla finestra verso il Terzo Polo, e ora il caos-amministrative, per il PDL si mette davvero male. Se Gasparri, La Russa e Co. faranno il salto della quaglia, Berlusconi potrebbe mettere mano alla doppietta. Stavolta promesse, incarichi e prebende rischiano di fare il solletico ai suoi scherani.

In questo marasma Alfano non sembra riuscire a mettersi alle spalle il suo ingombrante predecessore. Potrebbe farlo optando per le Primarie (contro avversari apparentemente veri e magari non sagome), dopodiché, se non è troppo tardi, raccogliere i cocci e far credere all’elettorato che quello rimasto non è il partito del Biscione (o del ‘mischione’), ma un partito di lignaggio europeo, moderato e conservatore. Qualcosa di destra insomma, non la Standa.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Che vi sia una disgregazione in atto nel PDL é chiarissimo, e del resto facilmente spiegabile se si ha presente che si tratta di un partito sostanzialmente legato a una persona e quindi alle sue vicende e ai suoi alti e bassi (in questi ultimi tempi, assai piú “bassi” che “alti”). Il fatto preoccupante è tuttavia che questo fenomeno coincide con una generale crisi delle forze politiche e rischia un’ulteriore frammentazione di un quadro politico già atomizzato, mentre tutti gli sforzi dovrebbero convergere, anche attraverso la legge elettorale, sulla riformulazione di un quadro politico sufficientemente chiaro e governabile in futuro, al di là della presente esperienza più o meno consociativa. In questo quadro, le componenti più autenticamente liberali potrebbero rappresentare in futuro un polo moderato, se avulso dalla Lega. In questo quadro, non mi sembra che vada completamente scartato il ruolo di Alfano, che finora mi sembra essersi comportato con un certo apparente buon senso e che, se pure nasce da una costola di Berlusconi, non è Berlusconi. Resta naturalmente la possibilitá, a mio avviso non del tutto utile, che il PDL si frazioni e sparisca come forza rilevante. In questo caso, si ricreerebbe per i tanti moderati italiani lo stesso vuoto seguito alla fine della DC e che FI seppe in qualche modo intercettare. Mi sembra che in questo caso il Terzo Polo, con il PLI, debba prepararsi a porsi come l’erede e il porto d’arrivo piú verosimile.

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