Quasi nessuno in Mali ha visto arrivare il colpo di Stato del 22 Marzo scorso. Malgrado la minaccia di Aqmi  e gli attacchi provocati dalla rinascita della ribellione tuareg nel Nord, il Paese sembrava aver chiuso con i demoni del passato. Nonostante la crisi umanitaria imminente, il Mali non sembrava voler mettere in causa l’ormai ventennale esperienza democratica della quale andava particolarmente fiero. L’instabilità generata nel Sahel dalla caduta del Regime libico di Gheddafi (e forse da molti sottovalutata),ha giocato probabilmente un ruolo di non poco peso nel colpo di stato che, a sua volta, rischia di trascinare tutta la regione nel caos.

Un pugno di ufficiali ha rovesciato il Presidente  Amadu Toumani Touré rimproverandogli di non aver fornito all’esercito i mezzi sufficienti per combatterela ribellione Tuareg, che è stata invece, negli ultimi tempi, abbondantemente rifornita di armi messe in circolazione dopo l’insurrezione libica e rafforzata dal ritorno “a casa” di ex combattenti fedeli a Gheddafi. Il Mali, terzo produttore di oro dell’Africa, passava per essere un Paese democratico relativamente stabile, a dispetto degli Stati che lo circondano, colpiti da decenni da colpi di stato, ammutinamenti e guerre civili. E’ sempre stato alleato dei Paesi occidentali nella lotta agli attacchi e ai rapimenti perpetrati dagli islamici affiliati alla nebulosa Al Qaeda attiva nel Sahel, nel tentativo di evitare la propagazione del terrorismo al Sud del Sahara, cosa già avvenuta in Nigeria con la “setta” islamica Boko Haram, gli USA hanno spesso formato gli ufficiali più meritevoli nella lotta contro il terrorismo. Ma l’esercito è da tempo in difficoltà proprio per la crescente forza di questo gruppo di terroristi, guidati da ex contrabbandieri algerini, riconvertiti dal 2003 al redditizio business del rapimento di ostaggi occidentali e arricchiti dal prelievo di dazi di passaggio sui carichi di droga che passano per il Nord del Mali, una delle arterie che collegano i cartelli colombiani al loro mercato europeo.

I ribelli Tuareg stanno approfittando sempre più della situazione. Il pericolo viene soprattutto da Aqmi, molto generoso con la popolazione locale e quindi anche molto  ben accolto. I Tuareg “collaborano” da tempo con i terroristi, attirati dai guadagni facili provenienti dal traffico di armi e droga. Venerdì, insieme ad alcuni gruppi armati islamici, hanno preso il controllo della città strategica di Kidal. La giunta militare al potere sembra avere gettato  la spugna e chiesto aiuto dall’esterno, ma in tutto il Mali in questo momento c’è solo grande confusione. Secondo fonti ufficiali, l’attacco di Kidal è stato organizzato dal gruppo Ansar Dine (difensori dell’Islam e della sharia) d’Iyad Ag Ghaly, figura emblematica della ribellione, appoggiato da combattenti di Aqmi, e cioè Al Qaeda nel Maghreb Islamico. Da metà Gennaio, il Nord del Mali è teatro di una vasta offensiva dei ribelli Tuareg del Movimento Nazionale per la liberazione dell’Azawad (MNLA)e  gruppi islamici, come quello di Ghaly, che sono riusciti a controllare diverse città . Sembra che il massacro di Gennaio dei 70 militari, inizialmente imputato al MNLA, porterebbe la firma di Aqmi, prova dello stretto contatto tra i vari gruppi. Sabato è caduta in mano Tuareg anche Gao, principale città del Nord. Tumbuctu  è sotto assedio e sta per capitolare. Ormai il Nord è in mano agli “uomini blu” (e di Aqmi). Molti ufficiali dell’esercito regolare hanno tra l’altro raggiunto le truppe ribelli.

La giunta che ha deposto il Presidente Touré aveva giustificato il colpo di Stato invocando “l‘incapacità del regime di controllare i ribelli”, ma messi con le spalle al muro al Nord, sotto la minaccia di embargo da parte dei Paesi dell’Africa dell’Ovest, i militari al potere devono ora trovare una soluzione al caos creato. Il loro capo ha ammesso che la situazione è critica e gli sta sfuggendo dalle mani. “I ribelli continuano ad aggredire il Paese e terrorizzarela popolazione. L’esercito ha bisogno del sostegno degli amici del Mali” ha dichiarato dal suo quartier generale il capitano. Ha anche chiesto “scusa” per il deplorevole incidente che ha fatto fallire la mediazione tentata giovedì dai Capi di Stato dell’Africa dell’Ovest, che hanno dovuto annullare il loro viaggio a Bamako a causa di una manifestazione pro-giunta che aveva bloccato l’aeroporto e  alla Comunità Economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest (CEDEAO), che ha sospeso il Mali. I Capi di Stato africani scegliendo il pugno di ferro, hanno minacciato la giunta di un embargo diplomatico e finanziario se l’ordine non torna entro lunedì. Tale embargo provocherebbe l’asfissia immediata del Mali, Paese povero , senza alcuno sbocco sul mare, che non può permettersi di vedere i suoi conti congelati alla Banca centrale dell’Africa dell’Ovest.

Mancava un mese alla fine “fisiologica” del mandato di Touré, che non aveva manifestato, apparentemente, nessuna intenzione di restare. Perché allora tutta questa fretta? Sarà forse che il Presidente non le voleva? La giunta ora al potere era al corrente di qualche complotto? In effetti, se ufficialmente la macchina elettorale non era stata “congelata”, le elezioni erano  piuttosto minate. Il Presidente non ha mai parlato di rinvio, ma ci si chiede come si pensava di organizzarle al Nord, dove regna da mesi uno stato di precarietà e violenza senza pari e dove 90000 si sono rifugiate in Mauritania, Niger e Burkina a causa della carestia? O semplicemente ATT non ha saputo valutare la gravità della situazione a casa sua?

Forse gli intenti di Sonogo, piccolo ufficiale addestrato dai marine, e della sua giunta erano buoni ma ad oggi questo colpo di stato sembra solo accrescere l’insicurezza e la criminalità in tutto il Sahel. La CEDEAO ha messo in allerta 2000 dei suoi uomini, alla giunta viene chiesto di riportare l’ordine costituzionale. Per molti a Bamako il Nord è “sabbia”, un altro Paese, il deserto, un’appendice foriera di sventura. La cosa non promette niente di buono. Speriamo che non si sia aperto il vaso di Pandora laddove questo vaso sarebbe stato più al sicuro sotto qualche duna di sabbia.

© Rivoluzione Liberale

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