Se qualcuno si era messo in testa di ripristinare l’inflazionata pratica del decreto legge – sistema per aggirare il processo d’approvazione delle norme da parte del Parlamento – che tanto in voga è stata nell’era berlusconiana, si è sbagliato di grosso. Perché c’è un particolare non trascurabile che concerne tale escamotage: per ‘passare’, il decreto deve essere firmato dal Presidente della Repubblica, che solo in un secondo tempo, dopo le opportune modifiche apportate al disegno di legge, è tenuto ad apporre il proprio benestare. Nonostante ciò, Giorgio Napolitano ha ritenuto di mettere tutti in guardia, a partire dal Governo che, obtorto collo, in questa fase (e probabilmente fino alle prossime elezioni politiche del 2013) è costretto a dar retta alle pressioni delle rappresentanze partitiche interne a Camera e Senato.

Ma, come detto, il Capo dello Stato, il proprio monito l’ha lanciato: eserciterà “un vaglio rigoroso dei presupposti per l’emanazione di ulteriori decreti-legge e dal richiamare a un ricorso della fiducia solo in casi di giustificabile necessità”. Col proposito di chiarire tale determinazione, Napolitano ha voluto sentire i capigruppo parlamentari della Lega Nord e dell’Italia dei Valori, ascoltandone con attenzione le rispettive preoccupazioni. Quella dell’eccessivo ricorso alla decretazione d’urgenza e alla posizione della fiducia – è stato specificato dal Quirinale – è questione non nuova, dinanzi alla quale il Presidente si è trovato, dall’inizio del suo mandato, nel rapporto con diversi governi. Il fatto che siano finora mancate revisioni di norme costituzionali o parlamentari, tali da garantire un corretto e spedito esame – fino alla conclusione in tempi ragionevoli – di provvedimenti di legge ordinari, non esimerà il Capo dello Stato dall’esercitare un vaglio rigoroso. Ciò vale a tutela delle prerogative del Parlamento e di un sereno svolgimento del confronto fra tutti i gruppi di maggioranza e di opposizione”.

Nella scorsa settimana, poi, l’Inquilino del Quirinale è tornato con decisione sul dramma della disoccupazione che continua a contrastare il tentativo di guarire il nostro Paese dai germi inoculati dopo anni di mala-gestione governativa. In un messaggio inviato all’Ugl, Napolitano ha affermato che le “giovani generazioni – sulle quali grava già un debito pubblico che tende a diventare un fardello insopportabile – devono poter accedere al mercato del lavoro in modo che non siano penalizzate da ingiustificate precarietà o da forme inammissibili di sfruttamento. E’ a tal fine indispensabile che le parti sociali contribuiscano a sviluppare un confronto aperto e costruttivo sulle soluzioni da perseguire, con forte spirito unitario”.

Sul cammino delle riforme, inoltre, Napolitano ha rispolverato un tema sul quale v’è una tendenza a dimenticare, vale a dire quello della severità fiscale. Due giorni fa, in occasione di una breve conferenza stampa congiunta con il presidente della Bulgaria, Rosen Plevneliev, in visita di Stato in Italia, il Capo dello Stato (costantemente in contatto col Presidente del Consiglio, Mario Monti) ha ripetuto che la crisi economica e finanziaria resta molto complessa per l’intera Unione Europea. “L’Italia – ha ribadito il Presidente della Repubblica – ha dato il suo contributo ad una scelta giusta come quella del fiscal compact (trattato sulla stabilità, coordinamento e governance dell’Unione, economica e monetaria, firmato il 2 marzo scorso da venticinque Stati dell’Unione europea), un accordo internazionale che ci consentirà di consolidare la stabilità e di avere uno sviluppo su basi sane e durature”.

Nell’ambito della sua attività di diplomazia internazionale, Napolitano si è recato ieri in Medioriente, per una ‘tre-giorni’ in Giordania. Il capo dello Stato, accompagnato dal ministro degli Affari esteri, Giulio Terzi, è stato ricevuto presso il palazzo reale di Amman dal re Abdallah II e dalla regina Rania. Dopo il tradizionale saluto di benvenuto la delegazione italiana e quella giordana hanno avuto un primo incontro bilaterale. Napolitano ha rilevato ”il profondo e storico rapporto di amicizia” tra Roma e Amman alla base della ”importante partnership” tra i due Paesi. Il presidente italiano, inoltre, ha rimarcato come ”Italia ed Europa confidino nel ruolo che la Giordania può avere nella regione” e ”nel processo di pace in Medio Oriente”, a maggior ragione ”nell’attuale situazione”. Napolitano incontrerà anche il primo ministro giordano Awn Khasawneh, il Presidente del Senato Taher Masri e lo Speaker della Camera Bassa, Abdul Karim Doghmi.

© Rivoluzione Liberale

 

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