“Devo dire che Benedetto e Fidel insieme erano proprio una bella coppia. Il Papa in gran forma anche se alla partenza da Roma ha sfoggiato un bastone, l’altro in cattiva forma. È malato il Fidel. Si è alzato dal letto dopo una serie di trasfusioni di sangue di ex deportato del Gulag che pare per lui sia una mano santa. E senza alcuna fierezza ha posato per la foto ricordo.

Devo dirvi in sincerità che a me Fidel sta clamorosamente sulle scatole. È un pallone gonfiato che con la scusa del ‘pueblo unido’ si è fatto gli affaracci suoi impossessandosi di una perla dei Caraibi, lui il grande condottiero! Un sanguinario che in nome dell’ideologia si è molto poco idealmente arricchito a dismisura, senza fare nulla o facendo ben poco per il suo popolo. È colpa sua se una frotta di calabresi con la catena d’oro al collo e la canotta, vanno e vengono dall’isola in cerca di ragazze giovani con cui divertirsi. È colpa sua se queste povere ragazze devono accompagnarsi con questi scarti umani per poter mettere insieme il pranzo con la cena.

E allora vederlo quasi sull’orlo della tomba, insieme al Vicario di Cristo, in attesa dell’assoluzione e della chiave della porta del paradiso, beh, a me ha fatto venir voglia di menare le mani. Se fossi stata Benedetto gli avrei dato una bastonata al grido: Pentiti! Pentiti!

Tanti anni fa aveva anche quel gran pezzo di figo del compagno di merende Che Guevara, altro nullafacente portatore sano di mitra. Mi rallegro che ormai il tempo dei miti sia finito. Si và troppo di corsa ai giorni d’oggi per avere il tempo di creare un mito: ci si dimentica in fretta di tutto. Certo che se tipi del genere fossero apparsi ai giorni nostri, adesso magari sarebbero portieri d’albergo o marescialli in pensione. M’immagino i funerali di Fidel: capi di stato, re e regine, lui imbalsamato vestito con la divisa e con tutte le medaglie al petto. E magari il sigaro tra le labbra. Poi appena finita tutta la scena, smontata la scenografia, cremato il corpo, le ceneri usate come concime per le azalee.

Ecco, fine del mito; si volta pagina. Perché in vita conta quello che fai, in morte conta quello che hai fatto.”

© Rivoluzione Liberale

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