Quando nel Novembre scorso il nostro Paese si è trovato sul ciglio del burrone, anzi sospeso nel vuoto, con enormi interessi sul debito pubblico da pagare ed i mercati che rifiutavano i nostri buoni del tesoro, con un real and present danger di insolvenza, abbiamo tutti accettato che ci fosse un prezzo da pagare per salvare la baracca, magari salato, ma certo non da pagare in cambio di nulla. Gli inevitabili sacrifici dovevano essere accompagnati da radicali riforme di liberalizzazione, riduzione della spesa pubblica, sburocratizzazione e riduzione effettiva dei costi della politica, diretti ed indiretti.

Ad oggi, dopo 4 mesi di governo Monti, i sacrifici sono arrivati puntualmente e pesantissimi, tutto il resto no. Lo sbilancio quindi è evidente e non è solo un fatto di equilibri tra dare e prendere, ma c’è in gioco la tenuta stessa del Paese, dal punto di vista economico e sociale. Il mondo imprenditoriale italiano, ad esempio, non può sopportare una botta come quella che arriverà dall’Imu, che la maggioranza dei comuni applicherà alla tariffa massima del 10,6 per mille, con aumenti di ben oltre il 100%, per le attività produttive, senza interventi che sostengano la ripresa economica e sollevino il peso che già questi soggetti portano sulle spalle. Perché non s’è ancora toccata minimamente l’eccessiva burocrazia che opprime il mondo produttivo in Italia almeno tanto quanto l’eccessiva tassazione? Perché ancora non s’è messo mano ad una reale revisione dei meccanismi di spesa di questo Paese, magari con un sistema migliore del “patto di stabilità”, un sistema di una stupidità totale che non impedisce di sforare la spesa corrente ai comuni dissipatori e tiene bloccati i fondi per gli investimenti ai comuni virtuosi. Perché le liberalizzazioni, pure quelle sul mercato del lavoro, sono ancora relegate a minuzie di pochissimo conto a confronto di ciò che l’economia italiana necessiterebbe? Dov’è la sempre più necessaria rivoluzione liberale dello stato? Perché i costi della politica non sono stati ancora nemmeno minimamente scalfiti? Perché, cosa ancor più grave, davanti alla corruzione politica ed amministrativa dilagante si tiene ancora bloccata in parlamento la legge anti-corruzione?

Occorre subito un cambio di marcia, o i sacrifici saranno resi inutili dal collasso del sistema, quello produttivo ed economico, ma soprattutto il sistema Paese che si regge sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Temiamo che il governo dei tecnici si sia arenato nelle sabbie mobili dei partiti che, ormai in modo evidente, con un raffinato sistema di veti incrociati ne paralizzano l’azione nell’illusione di salvare il proprio residuo consenso e nell’illusione, assai più pericolosa, che i rischi di crollo siano terminati.

Non crediamo che gli Italiani nel loro complesso siano contrari a pagare le tasse, ne pagano infatti già di più che in quasi qualunque altro Paese del Mondo, ma sono decisamente contrari a pagarle inutilmente, e di ciò non possiamo dargli torto. E crediamo che gli Italiani siano ormai assai prossimi al punto di rottura, un punto che il sistema politico non avverte – lontano mille miglia dalla realtà – e che sottovaluta pericolosamente.

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1 COMMENTO

  1. Completamente d’accordo. Sarebbe peraltro un’illusione pensare che il Governo possa affrontare queste drammatiche esigenze senza l’appoggio delle forze politiche che lo sostengono: tutto si fa per legge, le leggi le fa il Parlamento e in Parlamento occorre una maggioranza. É dunque giustissimo rivolgere un forte appello al Governo Monti ma allo stesso tempo, e con eguale e anche maggior forza, l’appello va rivolto ai partiti, soprattutto a quelli che lo sostengono; lotta alla corruzione, moralizzazione della politica, trasparenza nei bilanci dei partiti, riduzione dei costi della politica, sburocratizzazione, taglio alle spese pubbliche: sono tutte urgenze che Governo e Parlamento devono affrontare insieme, e sia il Governo a fare la sua parte prendendo le iniziaticve necessarie. Credo che nella situazione attuale i principale partiti lo seguirebbero. E sia magari il Capo dello Stato a fare da “motore” di questa seconda fase del risanamento del Paese.

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