Terminato il tour asiatico attraverso il quale il Premier ha ribadito agli investitori dagli occhi a mandorla la solidità dell’Eurozona e la bontà delle riforme, arriva il difficile, sebbene l’indice di gradimento degli italiani nei confronti del Governo tecnico non sia sceso più di tanto. L’Italia è una polveriera, e in questa fase sembra servire a poco ripetere che noi con la Grecia abbiamo poco da spartire. Siamo un’altra cosa, si è detto.

Sarà, ma da qualche giorno con una puntualità che ha dell’inquietante, le campane a morto hanno ricominciato a suonare. Ne hanno fatto le spese artigiani e pensionati che sfiniti dai debiti, dalla depressione e dall’usura, hanno deciso di levarsi dalla circolazione, di togliere il disturbo a un Paese che non era interessato alle loro sorti. Segnali pericolosissimi che dovrebbero consigliare da una parte prudenza e dall’altra azioni immediate. Questo perché ci sono ‘rivoluzioni’ silenziose che scoppiano da nord a sud senza il bisogno di scendere in piazza. Anime lacerate che alzano bandiera bianca, che chiudono baracca e burattini nell’indifferenza generale.

Abbiamo applaudito fin qui le scelte fatte da Monti, la ritrovata credibilità in campo internazionale che era andata perduta, le riforme, l’idea di sobrietà, di equità e di crescita. Ma non basta. E’ arrivato il momento che l’Esecutivo dica al Paese cosa intende fare per ripartire. Per rimettersi in scia con Francia, Germania e Inghilterra. Siamo l’Italia, dobbiamo guardare in alto. Non aiutano in questo senso le vicende dei tesorieri legati ai partiti invischiati in affari sporchi, ultimo caso in ordine di tempo quello che ha riguardato la Lega. Dilaga la corruzione.

Monti, Fornero, Passera o chi per loro hanno il dovere di offrire ai cittadini una speranza, un gancio in mezzo al cielo, un orizzonte certo da osservare con fiducia, perché non è pensabile di tirare fuori ogni anno Finanziare da 50-60 miliardi per rimettere in sesto i conti gravando sempre sulle spalle certe di onesti contribuenti. Allo stesso tempo, o la lotta all’evasione fiscale diventa un’operazione che garantisce minimo 100 miliardi annui, altrimenti è inutile brindare a champagne per recuperi che a poco o nulla possono servire per iniettare liquidi nelle casse disastrate. Con i carburanti alle stelle, la stangata Imu (brutto passo indietro l’esenzione a favore delle fondazioni bancarie), l’aumento dell’Iva e la pressione fiscale arrivata a livelli insopportabili, come si fa a pretendere che i consumi ripartano? Che fine ha fatto, per esempio, l’ipotesi di vendere parte del patrimonio pubblico? Con il dibattito che si è cristallizzato sull’articolo 18, ne hanno fatto le spese altri ben più pregnanti.

Assume un’indecenza macroscopica il ‘magna magna’ che è venuto fuori grazie alla legge per il finanziamento dei partiti. E’ consigliabile un mega aspirapolvere per pulire questo sudiciume legalizzato, e mai come ora sarebbe importante per una duplice funzione: restituire un po’ di dignità ai partiti e il maltolto agli italiani.

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