Olii, disegni, oggetti documenti, lettere, fotografie, filmati. E poi sogni-incubi tipici del surrealismo. Pittore, disegnatore, pensatore, scrittore, appassionato di scienza, catalizzatore delle correnti delle avanguardie, illustratore, orafo, cineasta e scenografo. Un virtuoso disegnatore tecnico, soprattutto per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere. Dopo quasi sessant’anni Salvador Dalí fa ritorno a Roma, con una mostra che fino al prossimo 1° luglio sarà allestita presso il Complesso del Vittoriano, in via San Pietro in Carcere. Titolo dell’esposizione Salvador Dalí: l’uomo, l’artista.

Lo scopo di questo evento che già dallo scorso 6 marzo sta attirando all’Altare della Patria svariate centinaia di romani e turisti, è quello di fornire un’idea ancor più nitida di un personaggio di fama planetaria. Un contatto inedito con la struttura dell’artista indagato in tutte le sue molteplici e diverse peculiarità. Nel percorso espositivo, particolare rilievo è stato inoltre assegnato alla relazione tra Dalí e l’Italia, dalla cui cultura fu profondamente influenzato. Il nostro Paese sarà, infatti, la costante, il fil rouge, l’elemento che terrà insieme tutte le opere esposte. Un faro anche sull’influenza che ebbero su di lui i maestri del Rinascimento. Realizzò la sua opera più famosa, La persistenza della memoria (dipinto olio su tela) nel 1931, meglio conosciuta come gli orologi molli. Il quadro fu esposto a New York nella galleria Julien Levy nel 1932, a una mostra retrospettiva dedicata ai surrealisti e in seguito acquistato dal Museum of Modern Art (dove si trova tuttora). Ma, come suddetto, il talento artistico di Dalí ha trovato espressione in svariati ambiti, tra cui il cinema, la scultura e la fotografia, e lo ha portato a collaborare con artisti di ogni tipo. Anche in Italia, incontri per ideare sodalizi artistici, come quello con la grande attrice Anna Magnani e con l’indimenticabile regista Luchino Visconti.

Attraverso i lavori del grande artista poliedrico, si potrà seguire il percorso dei suoi viaggi per l’Italia. La mostra si pone il compito di tessere il tratto d’unione tra Dalí autore e Dalí uomo, per restituire a tutto tondo il genio che ha saputo creare dalle sue bizzarrie caratteriali e biografiche, un universo affascinante e suggestivo di immagini plastiche e letterarie davvero uniche. Stravagante ed eccentrico, Dalí negli anni ha saputo attirare su di sé critiche sia positive sia negative, per il suo comportamento a volte troppo bizzarro che ha spesso irritato anche coloro che apprezzavano la sua arte. Famosa la sua affermazione ”ogni mattina, appena prima di alzarmi, provo un sommo piacere: quello di essere Salvador Dalí!”.

In assoluto, quindi, nell’esposizione capitolina, è possibile rendersi conto della grandezza dell’artista e dell’originalità del personaggio – mantello, bastone e i baffi all’insù – il suo cammino umano e creativo, che con la sua opera ha marcato un’epoca. A curare la mostra, Montse Aguer – direttrice del Centro per gli studi ‘daliniani’ alla Fundaciò Gala-Salvador Dalí – e Lea Mattarella dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI