Roma – Il 5 marzo a Palazzo Ferrajoli, si sono svolti i lavori del Consiglio Nazionale del PLI in una sala gremita e visibilmente emozionata. L’assemblea, ha subito accolto nel PLI, il ritorno alla politica attiva di Renato Altissimo, Attilio Bastianini, Alfredo Biondi, Gustavo Camalero, Enrico Musso e Sergio Trauner sancendo così il primo passo per la riunificazione dei liberali.

La relazione del Segretario Nazionale, Stefano de Luca, ha iniziato la sessione di dibattito politico, sottolineando il peso fallimentare di una II Repubblica che continua a trascinarsi nell’abisso della demagogia, accompagnata da un populismo privo d’identità. In questo, afferma “il bipolarismo in Italia è fallito, poiché incapace di rappresentare le istanze politiche del paese schiacciate nella semplicista divisione dei due poli, da questa considerazione bisogna partire per far capire che l’alternativa a questo sistema è il suo collasso”. Dipinge così un alterco, che causa la mortificazione del dibattito politico ponendolo nel gioco dei due forni, ove guelfi e ghibellini combattono per ragioni di sopravvivenza e dove l’unico correttivo pare essere l’implosione dello stesso sistema. Non si fa attendere la proposta di costituire “un Comitato per redigere il Programma per la Modernità, poiché essere liberale significa essere per la modernità. Questo potrebbe rappresentare la piattaforma programmatica per il prossimo Congresso Costituente di riunificazione della famiglia liberale”. In conclusione della relazione annuncia di “essere lieto di proporre al Sen. Enrico Musso la vice-segreteria del partito”.

Renato Altissimo, condividendo la relazione del Segretario Nazionale, rilancia dichiarando che “i liberali devono trovare le cure per il paese, riformando anche le istituzioni oramai specchio dell’insopportabile degrado in ci troviamo”.

Ad aggiustare il tiro nell’approccio politico-metodologico ci pensa Alfredo Biondi rivendicando una “autonomia che stabilisca cosa significhi essere liberali, ritrovando quel gusto di proporre nella critica liberale, delle visioni condivise. Quando invece in questa cultura, il consenso ed il dissenso avviene in termini urlati, tra gradinata nord e gradinata sud non possibile far sentire bene la nostra voce, ed allora fuori da questo coro stabiliamo un rapporto che ci ponga al centro dello schieramento delle forze che ora apparentemente sono bipolari”.
Tra molteplici applausi prende la parola Enrico Musso, rappresentate del PLI al Senato della Repubblica. Nell’intervento ha subito chiarito la sua visione del paese, stabilendo che “l’Italia ha sofferto si della crisi, ma non più di altri paesi, il peso della situazione italiana deriva tuttalpiù dai deficit che questo paese ha partendo da quello finanziario, delle infrastrutture, dell’amministrazione, della concorrenza e del liberalismo” rimarcando che i liberali “devono su questo mettere l’accento, facendo capire con semplicità a chi non si interessa di politica che le nostre ricette possono certamente cambiare la vita”.

Il dibattito assembleare s’interrompe per festeggiare in Piazza Montecitorio il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, per ricordare dice Stefano de Luca “che i liberali festeggiano senza esitazioni la festa che dovrebbe essere d’ogni italiano”.

Il dibattito assembleare riprende con gli interventi dei consiglieri, terminando con la relazione conclusiva del Segretario Nazionale, Stefano de Luca, il quale soffermandosi sull’importanza della riunificazione dei liberali afferma che “i liberali, che hanno creduto di portare fino all’ultimo iniezioni di liberalismo in partiti che tutto sono forché liberali, hanno una casa. Per i liberali il disincanto si è compiuto”.
Il Presidente del Consiglio Nazionale, Enzo Palumbo, ha chiuso i lavori con l’approvazione a larga maggioranza della relazione e della replica del Segretario Nazionale, Stefano de Luca.

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