Parigi – La progressiva diminuzione delle possibilità di François Hollande di stabilirsi all’Eliseo, secondo le ultime cifre sondaggistiche, preoccupano, e non poco, il quartier generale del Parti Socialiste. Intento, in concomitanza, a parare i colpi del radical-comunista Mélenchon, che a suon di saluti a pugni chiuso e sventolii di bandiere color rosso fuoco, ammalia la folla, dai militanti di Place de Bastille ai salotti parisiens, aragosta e caviar, affermandosi paradossalmente come il più temibile avversario del deputato di Corrèze. Ce ne ha parlato su Le Figaro François-Xavier Bourmaud nel suo Hollande: e se non fosse lui.
 
“Scoprendo la prima pagina del Nouvel Observateur di giovedì scorso, numerosi socialisti hanno immediatamente realizzato che qualche cosa non andava per il verso giusto nella campagna presidenziale di François Hollande. Ovvero che a tre settimane dal primo turno, c’è da inquietarsi in merito ad una possibile rielezione di Nicolas Sarkozy il 6 maggio, nonostante alla fine di gennaio la vittoria del leader socialista fosse data per scontata. L’ombra del dubbio comincia ad oscurare il Parti Socialiste, alimentata dalle recenti difficoltà di François Hollande. In più il successo del Front de Gauche di Jean-Luc Mélenchon ha colto di sorpresa i militanti socialisti: solo pochi tra loro l’avevano pronosticato. L’irruzione del vetero-compagno nelle vesti del terzo uomo, ha provocato un acceso dibattito tra le mura di Rue de Solferino. Reagire o no?”.
 
Questione delicata, anzi delicatissima. Perché prendersela con il leader del Front de Gauche potrebbe rivelarsi pernicioso, inimicandosi una fondamentale fetta di elettori per il secondo turno. Ma allo stesso tempo, lasciar che il fenomeno Mélenchon si sviluppi in tutta la sua irruenza e probabile efficacia, rappresenterebbe un chiaro esempio di debolezza da parte del Parti Socialiste, che a diciassette giorni dal momento della verità non può permettersi altri tentennamenti.
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