C’è l’accordo. Che da una parte è da guardare positivamente, ma dall’altra offre ragionevoli dubbi se davvero si tramuterà in realtà, cioè in legge. O meglio: revisione della legge elettorale, il Porcellum. Un fatto è certo, se non altro il milione e passa di firme raccolte nelle piazze italiane per mandare in soffitta il pastrocchio di Calderoli sono servite a qualcosa, al di là dell’inattesa bocciatura della Consulta che comunque ‘consigliava’ attraverso le motivazioni di correggere l’attuale legge in vigore.

Al vertice, apprezzato anche dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano, voluto per raggiungere un’intesa sulle modifiche della Costituzione e la revisione della legge elettorale, hanno partecipato i leader di Pdl, Pd e Udc: Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. In linea generale, la volontà espressa prevede: la restituzione ai cittadini del potere di scelta dei parlamentari, un sistema non più fondato sull’obbligo di coalizione, l’indicazione del candidato premier, una soglia di sbarramento e il diritto di tribuna.

L’atto giace in Senato (“Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n.361, inmateria di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n.533, inmateria di elezione del Senato della Repubblica, nonché delega al Governo per la determinazione dei collegi uninominali con l’adozione di un sistema misto ispano-tedesco”).

Dunque un premio ai partiti maggiori e a quelli di mezzo, con la prospettiva di lasciare fuori i partiti minori. Con il maggioritario da noi ne hanno fatto sempre le spese i grandi partiti, così capitava che una Lega o Rifondazione comunista potessero far saltare il banco con una smorfia.

In Germania fanno così: c’è un sistema elettorale proporzionale personalizzato con meccanismi di correzione. Proporzionale: la determinazione della forza politica del Bundestag è determinata secondo il sistema proporzionale a livello nazionale. Personalizzato: la possibilità del voto del candidato del collegio uninominale determina un rapporto tra elettore ed eletto. Meccanismi di correzione: la clausola di sbarramento e il mandato in soprannumero altera la rappresentatività proporzionale pura, escludendo i piccoli partiti e permettendo ai candidati vincitori nel collegio uninominale di essere eletti nonostante la forza politica abbia ottenuto un numero inferiore di voti a livello proporzionale privilegiando l’aspetto dell’elezione personale data dall’elettore.

E noi? A che percentuale alzeremo il muro della soglia di sbarramento?

Ma facciamo parlare loro. Bersani: “Noi abbiamo presentato una nostra proposta: doppio turno di collegio per risolvere un sacco di problemi. Agli altri non va bene. Se vogliamo dire addio al Porcellum l’intesa non potrà coincidere con le proposte dei singoli partiti. Nella malaugurata ipotesi che la riforma non fosse possibile, noi faremo delle procedure di partecipazione per selezionare le nostre candidature”. Tradotto, primarie di circoscrizione. Alfano ha ribadito la necessità di preservare due principi chiari: parlamentari scelti dai cittadini e indicazione preventiva dei candidati premier. Casini insiste per un’alleanza con Pd e Pdl: “Le vecchie coalizioni non reggono più, anche se Alfano e Bersani pensano con una riserva mentale di tornare ai vecchi poli”.

Revisionata o meno, bisognerà vedere se i cittadini avranno voglia di recarsi alle urne. Una revisione dei partiti purtroppo non si può fare. Devono farcela da soli.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. É in effetti alquanto probabile che, se legge ci sará davvero, rispecchi gli interessi complessi e contradittori, di PD e PDL da un lato e del Centro dall’altro e sia quindi un piatto non troppo digeribile. D’altra parte, nessuna legge elettorale è di per se perfetta e tutto è meglio del Porcellum. La caduta dell’obbligo di coalizione previa, in ogni caso, non mi sembra negativo, visto che, come abbiamo constatato fino ad ora, coalizioni fatte a semplice scopo elettorale si sfasciano o non funzionano subito dopo e, forse, come accadeva nella Prima Repubblica, le coalizione postelettorali si faranno sulla base di un programma realmente condiviso. L’indicazione del Premier mi pare superflua, se entra nel costume la prassi di incaricare del Governo il leader del Partito di maggioranza relativa. E qui evitiamo un errore di ottica: l’instabilitá nei governi del passato non era dovuta al proporzionale (l’esempio é quello tedesco) ma alla natura del partito dominante, la DC, nel cui seno coesistevano pulsioni e correnti assai diverse e vigeva una sorta di ologarchia che non accettava un leader o (caso Fanfani) se questo tentava di affermarsi, lo abbatteva subito. Parte del rinnovamente della politica consiste proprio nel fatto che i Partiti, attraverso elezioni congressuali o aperte agli scritti, scelgano un leader e questi poi sia candidato normale a formare il Governo. Non sono cose marziane, giacché vigono in altri Paese (Germania, Spagna etc.) senza bisogno di leggi tassative. Non si vede perché anche l’Italia non debba essere un Paese normale, retto dalla logica e dal buon senso. Infine, la soglia di sbarramento mi pare una necessitá, anche se non deve essere proibitiva. E i Partiti davvero minori devono poter essere rappresentati in Parlamento attraverso unioni che riuniscan forze di ispirazioni e programmi analoghi. Mel caso del PLI, mi auguro che ció possa avvenire attraverso un solido accordo con il Centro a cui fisiologicamente appartiene.

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