“Nel palazzo di 367 stanze del sultano Bin Bidibin Badabum, monarca assoluto in odore di finocchio da ben 40 anni s’ode una voce. Sono le 12 e il Sultano si e’ appena svegliato al suono della Traviata di Verdi. Lui e’ un melomane, ha fatto costruire la scala uguale uguale e non dico la scala quella con i gradini, dico La Scala. Insomma si e’ svegliato. Arriva nella stanza tutta d’oro larga come piazza Navona il primo segretario trafelato. Si inchina e dice: Maestà che vuole fare oggi per i suoi sudditi? Non avrebbe voglia di governare un pochino? Nella lingua omanita la parola ‘fare’ non esiste e quindi per spiegare occorre una frase di 23 parole. Il sultano si gira dall’altra parte e comincia  a cantare: ‘Libiam libiamo, ne’ lieti calici, che la bellezza infiora; e la fuggevol fuggevol’ora s’inebrii a voluttà.’

Lo fa tutte le mattine per riscaldare la gola, ormai convinto di essere Violetta, ma davanti ai sudditi recita Alfredo. Dopo un po’ arriva il ministro della guerra. Maestà, altre 23 parole, ma lui si stiracchia. Fa caldo, la temperatura è alta. Bene signori, che volete che sia, la nostra monarchia regna dal XVIII secolo, come l’afa, l’afa regna e anche io.

Sua maestà Bin Bidibin Badabum s’infila il mantello tessuto da 98 castrati, alza il telefono e chiama la manicure, poi spazia con lo sguardo sulla sabbia del deserto, deserto a destra deserto a sinistra; mette a tutto volume la Traviata, tanto i vicini più vicini stanno in Arabia Saudita e pensa che tanto a lui non gli cambia nulla, al massimo un bagnetto di sangue, ma poca cosa. In Oman è meglio non fare nulla: non lo fanno i sudditi, figurati lui che è il Capataz.

Mentre sudo come una sanguisuga in un bagno turco, rifletto sul fatto che questi qui che vanno in giro tutti vestiti di bianco e con un pugnale tutto tempestato di pietre infilato nelle mutande, fino a qualche anno fa vivevano nel deserto e m’interrogo: ma che ci son venuta a fare? Ma non era meglio Tropea fuori stagione e un bel panino con la Nduja? Ho perso smalto come viaggiatrice, m’appassiono solo alla politica nostra, ai vari bossi, Pierferdy e compagnia bella. Un Sultano mi annoia, mi ritrovo a pensare con nostalgia al nostro imperatore, Silvio. Decido di fare un giro sul cammello e ne cerco uno che, mi dicono, è andato a dormire con tre gocce di scianel: puzza come una fogna del 1200. Lo guardo e lui mi fissa. Poi penso che non è per me. Mi viene in mente la Stefania Sandrelli e la sua preoccupazione per il calcio delle ossa e decido che tengo troppo ai femori, rinuncio.

Una birra, una birra: il mio regno per una birra. Però mi offrono solo Sprite. Ho deciso, basta con questi viaggi in posti così: meglio la provincia, rassicurante, di Catanzaro.”

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI