La voce invisibile del vento, di Clara Sánchez (2012; Garzanti Libri; pp. 361; € 17,60) – “Felix e Julia partono per le vacanze al mare insieme al loro bimbo di sei mesi: appena arrivati, scoprono di aver dimenticato il latte del bimbo e Julia decide di uscire con l’auto a cercare una farmacia… Julia avrà un incidente e cadrà in un sonno profondo che porterà sia lei sia Felix a guardare diversamente la loro vita”. Ne parla il sito Il colore dei libri. “Una trama particolare” per questo libro “in cui sogno e realtà si fondono trasportando il lettore dentro un viaggio interiore dei due protagonisti. Il racconto è narrato a due voci da Julia e Felix, il lettore scopre i due protagonisti dai racconti che fanno l’uno dell’altro, dai loro ricordi e dalle loro sensazioni: entra nelle loro vite, viene introdotto in un racconto intimo in cui pagina dopo pagina i due protagonisti si riscoprono, si perdono e si ritrovano (…) Un libro questo caratterizzato da forti momenti drammatici, in cui il dolore è pressante e la tristezza dei due protagonisti colpisce il lettore, che spesso si sente come sospeso tra la realtà narrata da Felix e il sogno di Julia. Il finale non è scontato, anche se annunciato man mano che si va avanti nel racconto e anche voluto e cercato dal lettore”.

Diario di una schiappa. Larit dura veà, di Jeff Kinney (2012; Il Castoro; pp. 218; € 12,00) – Recensione di Wuz: “A Greg Heffley la mamma ha regalato un diario che lui preferisce definire un giornale di bordo a vignette. Greg, infatti, ci tiene ad avvisarci che non confiderà al diario le intime sensazioni di un giovane adolescente alle prese magari con il primo amore (queste, in fin dei conti, sono cose da femminucce!) (…) Greg è proprio una schiappa, in qualsiasi impresa si cimenti fallisce. Fallisce la sua campagna elettorale per diventare il tesoriere della scuola, fallisce il suo progetto di racimolare qualche soldo allestendo una casa fantasma, fallisce il suo tentativo di attirare le attenzioni delle ragazze fingendosi di essersi preso un’infezione terribile alla mano, viene rifiutata la sua idea per il manifesto contro il fumo e gli viene levato l’incarico nel Servizio d’Ordine che gli permetteva di godere di particolari privilegi, come quello di bersi la cioccolata calda gratis ed entrare a lezione in ritardo. Questo antieroe tenta in tutti i modi di crearsi una sua specifica identità, di essere riconosciuto e di diventare popolare (…) un libro per i dodicenni di oggi che si devono confrontare con nuove prove che la vita sottopone loro, ma è anche una rapida e divertente lettura per chi da tempo sta cercando di capire o di ottenere in vari modi il suo posto nel mondo.

Il caso Collini, di Ferdinand von Schirach (2012; Longanesi; pp. 166; € 14,00) – (…) è un romanzo che mette in evidenza verità che meritano attenzione e lasciano il lettore interdetto a cercare delle risposte che forse solo il tempo riuscirà a dare (…) l’italiano Fabrizio Collini, uccide senza apparente motivo Hans Meyer, un personaggio conosciuto in tutta la Germania”. Ne scrive Recensione libro. “Collini, dopo aver sparato quattro colpi e aver preso a calci il cranio di Meyer, aspetta che arrivi la polizia e confessa il suo omicidi0 (…) Lo scrittore (..) ci pone dinanzi a un caso di coscienza, in cui si deve fare i conti con se stessi per prendere una posizione. Il romanzo è forse troppo breve, ma volutamente, probabilmente per dare al lettore la possibilità di trovare le risposte dentro la propria mente. Il libro in poche settimane ha venduto 300mila copie in Germania e sicuramente godrà della giusta attenzione anche in Italia”.

Obbedienza e libertà. Critica e rinnovamento della coscienza cristiana, di Vito Mancuso (2012; Fazi; pp. 202; € 15,00) – Scrive
la rivista on-line Libreria del Santo: “Che cosa è più importante nella vita di un essere umano, l’obbedienza o la libertà? Questo testo intenso e coraggioso affronta il ‘tragico paradosso’ della coscienza cristiana, oggi inquieta come non mai, perché divisa tra queste due polarità apparentemente opposte. Il nuovo libro di Vito Mancuso propone un ‘discorso sul metodo’ in presa diretta, fondato non più sul principio di autorità, ma sul più esigente principio di autenticità (…) Vero manifesto della teologia di Vito Mancuso” questo libro “lancia un messaggio forte e chiaro: da un lato la Chiesa deve liberarsi della superata visione del mondo insita nella sua dottrina, dall’altro il mondo laico deve tornare a interrogarsi sui grandi orizzonti della ricerca spirituale”.

Il dio della guerra, di Robert Ludlum e Kyle Mills (2012; Rizzoli; pp. 569; € 19,50) – “Uganda settentrionale. Un corpo speciale di Navy Seals dell’esercito americano viene paracadutato nel mezzo della giungla: l’obiettivo è Caleb Bahame, il signore della guerra che sta decimando villaggio dopo villaggio la popolazione locale”. Si legge nell’articolo di Qlibri. “Ma qualcosa nella missione non va come previsto, perché quella squadra di sceltissimi soldati americani, addestrati a uccidere in ogni condizione e a dileguarsi senza lasciare tracce, viene sterminata da una folla di uomini, donne e bambini disarmati. Solo il tenente Craig Rivera si salva, ma una volta rimpatriato si toglie la vita sotto lo sguardo impotente del colonnello Jonathan Smith, medico microbiologo e membro della squadra top-secret Covert-One. Le immagini videoregistrate della mattanza mostrano un gruppo di contadini invasati, macilenti e coperti di sangue, capaci di muoversi con incredibile velocità e apparentemente insensibili alla paura e alle ferite. Giunto in Africa per indagare, il colonnello Smith scopre che la causa di tanta ferocia e resistenza è un parassita che l’intelligence iraniana progetta di impiegare come arma biologica in una serie di attentati terroristici su vasta scala. Smith deve impedire che il piano diventi realtà. Ma il vero nemico si annida molto più vicino di quanto possa immaginare”.

Il treno, di Silvia Santirosi e Chiara Carrer (2012; Logos; pp. 148; € 16,95) – Scrive la rivista on-line Buone letture: “La scomparsa di una persona cara, molto cara: la mamma. A volte la vita dà, a volte prende. Il dialogo tra la bambina con il suo sogno ricorrente (quel treno notturno su cui non riesce a salire) e il papà, che cerca di avvicinarla e farle superare il difficile momento. Ben calibrato il testo, e magnifici i disegni di Chiara Carrer, sempre più brava! «Come posso dirti che le persone che amiamo muoiono, ci lasciano e vanno via? Come posso dirti che l’amore e la gioia fanno parte della vita come il dolore e la tristezza?  Che esiste il rosso, il verde e il giallo, ma anche il nero?  Come posso dirti tutto questo, bambina mia? Allora non ti dico niente e inizio a raccontarti una storia». Il dialogo tenero e toccante fra un padre e una figlia, che devono imparare ad affrontare da soli il futuro, dopo la perdita della persona loro più cara, madre e compagna. Di fronte alle domande e ai dubbi della bambina, l’uomo si trova sprovvisto di risposte e sceglie la via della fiaba”.

La squadra spezzata. L’Aranycsapat di Puskás e la rivoluzione ungherese del 1956, di Luigi Bolognini (2007; Limina; pp. 149; € 14,00) – La storia, come racconta la recensione di Panorama, “riguarda la nazionale di calcio ungherese, formazione straordinaria che in verità già vanta una corposa, variegata e assolutamente giustificata bibliografia, ma mai nessuno aveva pensato di tentarne anche un’analisi storico-politica rapportandone le imprese a quel periodo di socialismo reale (anzi, realissimo) e farne un romanzo (…) l’operazione si può senz’altro considerare riuscita, nel migliore dei modi. Conviene ricordare anzitutto che per un lungo periodo quella straordinaria compagine fu capace di sbaragliare gli avversari sui campi di calcio di tutto il mondo, prima di finire il suo periodo glorioso sovrapponendosi ai primi afflati di quella che sarebbe poi stata la stagione della rivoluzione ungherese (…) Bolognini “ci permette di vivere il romanzo ‘dal di dentro’, dalla prima all’ultima pagina. Anche perché alla bellezza del calcio raccontato da sapiente del settore – quale senz’altro è – l’autore ha saputo rinnovare un pezzo di memoria della nostra vecchia Europa, forse troppo in fretta dimenticata e rimossa. È un dovere saper cogliere ogni occasione possibile per rinnovarla, la memoria, soprattutto se ci rimanda a situazioni così uniche e ce le fa rivivere. E la leggenda dell’Aranycsapat, per fortuna, ci aiuta senz’altro nell’impresa”.

© Rivoluzione Liberale

 

CONDIVIDI