Il finanziamento pubblico dei partiti è l’origine di tutti i mali della politica italiana, avendo la capacità di distruggere e corrompere ogni cosa. Le recenti vicende Margherita-Lusi-Rutelli e Lega Nord mostrano la drammatica attualità dell’affermazione precedente.  Dopo tangentopoli è arrivato un referendum popolare che abrogava il finanziamento pubblico dei partiti, ma la successiva legislazione indegna di un paese civile e democratico, l’ha ripristinato nel peggiore dei modi creando qualcosa di molto peggio della precedente legislazione.

Il finanziamento pubblico italiano oggi è assolutamente spropositato e immorale per le sue dimensioni, capace di alimentare corruzione di ogni tipo e genere, come ci insegnano le vicende sconvolgenti su cui la magistratura sta indagando.

I cosiddetti “rimborsi elettorali” dal 1999 al 2008 sono aumentati in modo spropositato. Il 1110%. Un’idea dell’incidenza del finanziamento pubblico sul bilancio nazionale, ce la fornisce un liberale atipico come Marco Vitale: “Le spese di Rifondazione Comunista, per la campagna elettorale dell’aprile 2006, ad esempio erano state di 1 milione e 636 mila euro, mentre i contributi, in base ai voti ottenuti, furono di 6 milioni e 982 mila euro all’anno per i cinque anni della legislatura 2006-2011. In totale 34 milioni 932 mila euro. Quindi 100 euro investiti da Rifondazione nel 2006 hanno reso 2135 euro. Invece nel 2008 la Lega Nord ha registrato spese elettorali accertate dalla Corte dei Conti di 2 milioni e 940 mila euro. A fronte di questa spesa il Carroccio ha incassato da Roma ladrona 8 milioni e 277 mila euro all’anno per cinque anni. Dunque 100 euro investiti dalla Lega nella campagna elettorale del 2008 sono diventati 1408 euro… Naturalmente per i partiti maggiori gli effetti sono maggiori e sono certo che Berlusconi non ha rimesso una lira con il PDL che nel 2008 a fronte di una spesa di 54 milioni ha registrato un incasso di 206; ciò vale del resto per il PD, che registra una spesa di 18 milioni e un incasso di 180 milioni di euro. ”

Elio Veltri e Francesco Paola, con una accurata ricerca, forniscono le seguenti stime: Contributi ai gruppi parlamentari di Camera e Senato, dal 1994 al 2010: 1.5 miliardi di Euro. Contributi ai giornali di partito (esclusi quelli a radio e televisioni di partito e quelli ai giornali politici e culturali) dal 1990 al 2009: 850 milioni di Euro. Contributi ai partiti e rimborsi elettorali dal 1974 al 2012: 5.9 miliardi di Euro. Il totale supera gli 8 miliardi di euro, senza tenere conto dell’indicizzazione, che li porterebbe a una cifra almeno doppia. Una cifra del tutto indegna e immorale in un paese in cui il governo deve fare i salti mortali per riassettare i bilanci, mettendo con la tassazione il paese in recessione.

Più il partito è piccolo più il guadagno è alto in percentuale. Ecco la ragione del fiorire di partiti e partitini, che diventano per una classe politica parassitaria, senza arte né parte una forma di investimento che non ha uguali in nessun mercato finanziario.

Che il finanziamento pubblico ai partiti fosse un cancro immorale se ne erano accorti prima Luigi Einaudi e poi Luigi Sturzo, entrambi fieri oppositori di questa ipotesi. Particolarmente attuale ancor oggi è la proposta genuinamente liberale di Luigi Sturzo, presentata in forma di Proposta di Legge nel 1958, allo scopo di fornire ai partiti personalità giuridica, la loro contabilità, la loro rendicontazione e il controllo delle spese elettorali dei candidati e delle liste. Già nei tardi anni ’50 Sturzo avvertiva la necessità di “moralizzare la vita pubblica” e di “togliere l’accusa diretta ai partiti e ai candidati dell’uso indebito del denaro per la propaganda elettorale”. Per giungere a questo risultato Sturzo prevedeva la necessità in primis di “affrontare il problema della figura giuridica dei partiti” in modo tale che essi “pur conservando la libertà che deve avere il cittadino nella propria attività politica, sia legalmente riconoscibile e posto in grado di assumere anche di fronte alla legge le proprie responsabilità”.

La sinistra comunista e la destra missina, con il velato supporto della sinistra DC, allora come oggi nemiche di qualsiasi ammodernamento, si inalberarono paventando rischi drammatici di controllo sui partiti di opposizione. Togliatti e Almirante, furono uniti e compatti nell’ostacolare con ogni mezzo nell’opposizione al progetto di legge Sturzo che prevedeva fin da allora le estreme conseguenze cui oggi ha portato un meccanismo di finanziamento pubblico ai partiti demenziale e antidemocratico, proprio perché erogato a enti legalmente irresponsabili delle proprie azioni.

Al contrario negli anni 70 il finanziamento pubblico ai partiti fu affrontato nell’ipotesi opposta e corruttiva di assicurare a tutti il denaro necessario per sopravvivere anche a sé stessi. E oggi la politica si corrompe ancora di questa idea balzana e immorale.

Questa idea innaturale e balzana, che ha il solo obiettivo dell’autoconservazione di una classe politica corrotta al midollo e ha alimentato una partitocrazia, molto peggiore di quella che ha portato a Tangentopoli. Questa immorale partitocrazia ha ridotto tutto alla sterile polemica, all’insulto dell’avversario, con cui si va a cena assieme per spartirsi il bottino e lascia tutto fermo, fisso, statico. La politica è stata gradualmente sostituita dal pragmatismo del nulla, dai sofismi e dagli slogan, dal frammentarsi e ricomporsi dei partiti, dalle spartizioni sottobanco, dall’affarismo, dall’approfittarsi di mamma stato che lautamente finanzia tutto e tutti. Detto in una parola: dall’antipolitica.La Politicanon è quella della partitocrazia.La Politica, scritta con la maiuscola, non è il Potere, ma la possibilità, è l’arte del “nuovo” possibile, è la forza delle idee che ricercano il consenso in quanto funzionali ai cittadini. La Politicanon è un mestiere, è un’arte. Purtroppo nei politici di oggi c’è tanto mestiere e poca arte.

In conclusione credo che la partitocrazia debba essere abolita dal nostro ordinamento e che tale abolizione pratica passi necessariamente dall’abolizione del finanziamento pubblico di qualsiasi forma e tipo debba essere abolito, istituendo parallelamente un sistema elettorale maggioritario uninominale, che da solo permetterebbe di ridurre fortemente la corruttela politica.

L’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti avrebbe una conseguenza dirompente sulla politica: quella di obbligare i partiti e il loro personale politico a propugnare proposte che possano essere in grado di essere approvate dai cittadini fino al punto di essere finanziate dai cittadini stessi, con un obolo che testimonia l’interesse e la loro condivisione concreta della proposta. Credo infatti che un’idea politica che fosse incapace di ritrovare dai cittadini i fondi necessari per essere propugnata sia indegna di essere rappresentata nelle istituzioni.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. Tra tutti i commenti letti in questi giorni, compresi quelli dei grandi quotidiani, dopo gli scandali Margherita e Lega, questo di RL é il piú documentato, convincente e terrificante. Il PLI ha dunque mille ragioni a chiedere innanzitutto una disciplina giuridica dei partiti, e poi ad aderire alle iniziative volte ad abolire l’attuale finanziamento. Non si tratta solo di assicurare trasparenza, ma di eliminare o fortemente ridurre una spesa a carico dei contribuenti che non ha riscontro in altre democrazie ed é ancor piú inaccettabile in tempi di vacche magrissime. Temo peraltro (e mi dispiace dover dare per una volta ragione a Di Pietro) che l’accordo che é maturato sia di facciata, giacché i partiti sanno che, abolito o fortemente ridotto il contributo pubblico, dovrebbero probabilmente chiudere bottega..

    • Caro Amb. Jannuzzi,
      la ringrazio. L’aspetto terrificante e violento è per molti versi voluto. La crudezza ha lo scopo di suscitare un sentimento di disprezzo.
      Condivido appieno le sue considerazioni sui partiti che senza finanaziamento pubblico potrebbero chiudere bottega. Essendo un Darwinista credo che sia un pregio. Far sopravvivere a sé stessi partiti idealmente morti e in piedi solo per gestire il potere e spartirsi il finanziamento è innaturale.

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