Parigi – Cerchiamo di trovare un posto defilato, lontano dalla sala, dove ha risposto alle prime reazioni a caldo del pubblico, e dai primi fotografi indiscreti che la assalgano. E lo troviamo nel divano opposto al bancone del bar de l’Entrepôt, sala cinematografica situata nel pittoresco quartiere di Montparnasse, dove iniziamo, di fronte ad uno pseudo-caffé (perché in Francia non lo sanno fare) e ad un thé alla menta, la nostra conversazione.

Lena Lauzemis, attrice d’origine mitteleuropea, ci parla, nell’ambito del Festival “L’Europe autour de l’Europe” del film che l’ha vista protagonista, Qui d’autre à part nous? di Andres Veiel, presentato lo scorso anno al Berlinale, dove ha anche ottenuto il premio Alfred Bauer, e di ciò che ha in programma di fare nella natìa Berlino nel futuro prossimo.

RL: Qui d’autre à part nous, un film sul ’68, ma anche, e ancor di più sull’incertezza e il disiorientamento della jugend delle due Germanie.

Lena: un film che parla degli anni della contestazione studentesca e operaia, nella complicata e inquieta atmosfera delle due Germanie, partendo dai primi anni ’60, per sfiorare in successione gli avvenimenti-cardine dello smarrimento tedesco. Con un accento marcatamente politico, nel mostrare la bohème di sinistra alle prese con un SPD che scese vigliaccamente a compromessi con la CDU, e che costrinse i giovani militanti ad entrare nelle fila della sinistra extra-parlamentare.

RL: Ma non tutti e tre i protagonisti sono politicizzati allo stesso modo.

Lena: Gudrun Ensslin, da me interpretata, è allo stesso tempo un’indecisa e convinta militante, divisa tra amore e politica. Un amore che è prima intensamente intellettuale, verso Bernward Vesper, giovane scrittore figlio di un poeta nazionalista, conosciuto ai comizi dell’Università di Tübingen, e in seguito fuggevole, destinato a svanire, assieme ad Andreas Baader, più estremista e radicale, accecato dall’ideologia e dall’impegno politico.

RL: Ciò che colpisce, e non è poco, è la mancanza della solita aurea romantica che avvolge i film ambientati in quegl’anni.

Lena: è stato uno degli obiettivi principali del regista, cercare di non ammantare il film con una veste troppo magica e mitica, per distanziarsi in maniera netta dalla maggior parte delle pellicole che trattano questo periodo. E a quanto pare c’è riuscito!

RL: E intanto a Berlino pare tu abbia qualche progetto in cantiere.

Lena: Certo! Ma non cinematografico. Sai, se prendo parte un progetto che mi tiene impegnata per un certo periodo di tempo, quel progetto deve piacermi. E a dir la verità ho ricevuto proposte che non mi hanno pienamente convinto, soprattutto a livello di soggetto trattato. In compenso continuo a perpetuare quella che è la mia principale passione, la danza! E infatti prossimamente inizierò un mini-tour europeo, che tra l’altro mi riporterà anche a Parigi.

RL: Ma sei sempre a Parigi allora!

Lena: Eh già, sono sempre qui, perché è una città che amo, veramente, con i suoi boulevards, i suoi giardini, i suoi caffè, la sua atmosfera. E chi lo sa, magari, o presto o tardi ci verrò pure ad abitare definitivamente!

© Rivoluzione Liberale

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