In questi giorni si sta celebrando, quantomeno mediaticamente, quella che molti definiscono la fine della “Seconda Repubblica” facendola coincidere con l’ingloriosa parabola discendente di UmbertoBossi culminata nelle sue dimissioni a seguito degli scandali sui fondi della Lega Nord (in gran parte pubblici) utilizzati per le “spesucce” di famiglia. Certamente è molto difficile sottrarsi alla facile constatazione che Bossi, la Lega, Berlusconi e tutto il “caravanserraglio” sono talmente legati al concetto stesso ed alla storia della “Seconda Repubblica” che cadendo gli uni è semplice, e quantomai utile per certuni, iconizzare la caduta dell’altra; simul stabunt, simul cadent.

E’ anche abbastanza curiosa la coincidenza sul fatto che la seconda fase della nostra vita repubblicana crolli proprio sulle questioni per cui aveva avuto inizio: mazzette, corruzione dilagante, nepotismo, impossibilità del “sistema” a “reggere oltre”, governo dei tecnici. Se non fossero passati quattro lustri e le cose non stessero addirittura peggio di allora, potremmo tranquillamente affermare che abbiamo sognato per vent’anni. Ma, sia ben chiaro, abbiamo sognato consapevolmente, scientemente e con pieno e profondo convincimento dell’animo. Qualcuno aveva capito, vent’anni fa, due cose. La prima era che i partiti politici e l’assetto costituzionale ed istituzionale uscito dall’Assemblea Costituente erano una vera e propria rottura di scatole; la seconda era che questa iattura si poteva togliere di mezzo con un pochino di marketing preso a piene mani da ciò che esprimeva il “ventre molle” del Paese prima del nefasto “1922”. La politica aveva il predominio su tutto e la sua benevolenza, o non ingerenza se si preferisce, era diventata troppo costosa. I partiti erano affamati di soldi, spendevano peggio delle corti faraoniche e non c’era verso di governarli dall’esterno. A quel punto la soluzione fu molto semplice. Far cadere i partiti sulla questione morale, che c’era ed era grave, per ottenere un indebolimento totale e globale della politica stessa creando delle cosine nuove, più leggere, più personalizzate capaci di far sognare la gente contro i “corrotti” ed il “teatrino della politica”. La politica vera se ne sarebbe tornata in soffitta con l’etichetta di “ladra”, “vecchia” ed “ammuffita”; si sarebbero convinti i ventenni di allora (ed io ero fra quelli) che le ideologie erano vecchie, morte e cattive e che il paese sarebbe decollato sulle ali dell’Eldorado dividendosi in due schieramenti. Ma soprattutto, in cambio di qualche spazio di manovra personale lasciato a loschi figuri e quinte file del regime precedente promosse a “statisti” con un corso accelerato, la politica non avrebbe più rotto gli zebedei; e che nani e ballerine se li pagassero i contribuenti!

Ed eccoci qui, vent’anni dopo, a ragionare delle stesse cose, a stigmatizzare gli stessi fenomeni, a prendere atto del totale fallimento di vent’anni di bugie e di generazioni bruciate, cresciute con il tarlo inguaribile della politica delle urla, del “cazzeggio” mediatico e della mediocrità di cavalli e cortigiane nominati nelle Istituzioni parlamentari. Eppure nessuno, o quasi, si ferma a riflettere su questa involuzione, su questa colossale e ventennale menzogna dell’avvenire che non venne. Peggio ancora stiamo entrando, a quel che mi par di capire, in una fase ancor peggiore dove alla politica verrà dato il colpo di grazia definitivo. Qui si sognano, ed ahimè si alimentano, orde di cittadini stufi, pronti a prendere i forconi ed inclini, una volta ancora, ad abbracciare l’ennesimo “Uomo della Provvidenza” che metta alla gogna tutto il “politicume” corrotto ed inconcludente. Mentre tutti si affollano a lottare a parole contro prebende e sprechi, contro cui il PLI solitario e per anni ed anni ha lottato, nello stesso momento preparano polpettoni avvelenati fatti di ipotesi di leggi elettorali con sbarramenti ancora più alti in modo da chiudere il Parlamento a fette ancora più ampie dell’elettorato, alimentando la rabbia e la violenza delle fasce “extraparlamentari” e di tutti coloro, e sono moltissimi, che non si sentono più rappresentati da nulla. Ma il cittadino italiano non deve più compiere lo stesso errore di vent’anni fa, incoraggiando l’antipolitica e l’ulteriore depotenziamento di quel poco di buono che della politica è rimasto in piedi. Commissariare l’Italia, ma soprattutto la dignità e la libertà degli Italiani, non è una buona ricetta, soprattutto se a metterla in pratica sono coloro che l’hanno ridotta sul lastrico.

Vi sarà una Terza Repubblica solo se il cittadino sentirà, finalmente, il dovere di diventare egli stesso protagonista della rinascita e del cambiamento italiano: impegnandosi in politica e dimostrando di essere migliore di coloro di cui, oggi e vent’anni fa, ha reclamato la testa ma dandogli totale delega in bianco. Noi Liberalidel PLIabbiamo resistito nell’oscurità, nell’indifferenza, nello scherno generale per vent’anni nei quali non ci siamo piegati alla logica del partito leggero, che riscuote l’osso succulento dal potere al prezzo di doversi guardare allo specchio senza riconoscersi. Abbiamo fatto questo cammino per arrivare oggi a ricordare all’Italia che esiste una politica pulita, fatta di passione, di militanza, di prospettive, di idee. La mozione politica uscita dal nostro XXVIII Congresso Nazionale contiene tante bellissime proposte per un Italia migliore, più liberale e più libera. Ma questa politica passa solo e soltanto dal sacrificio personale, dall’impegno in prima persona, dal sogno di un paese migliore da far rinascere dalle macerie rialzandosi le maniche. Scegliere la politica, quella vera, è l’unica via di salvezza per il paese e per non lasciarlo alla mercé di speculatori, tycoon e ministri dell’anima e della morale a varia gradazione.

La storia è maestra di vita se solo ci si prende la briga di ascoltare il suo racconto. O l’Italia e gli Italiani capiranno che devono tornare alla politica, alla buona politica, o non ci sarà nessuna Terza Repubblica, ma spalancheremo le porte al Terzo Impero.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Grazie, Enzo, uno splendido ed anche terribile affresco della seconda repubblica, che ha prodotto solo macerie e che, con la legge elettorale che si preannunzia, rischia di trascinare nella sua rovina anche la terza

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