[Riceviamo e pubblichiamo questo nota del Presidente del Partito Liberale Italiano Enzo Palumbo, diramata alle Agenzie dall’Ufficio Stampa del PLI. NdR]

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“L’attuale normativa sul finanziamento pubblico dei partiti va del tutto abolita, non solo riformata.

Va invece introdotta con urgenza una nuova normativa basata su due pilastri fondamentali – ha dichiarato il Presidente del PLI Enzo Palumbo – già indicati nella mozione conclusiva approvata dal Congresso del PLI di marzo: 1) lo Stato rimborsi  soltanto le spese documentate per le campagne elettorali, previo rigoroso controllo della loro inerenza e congruità ad opera della Corte dei Conti;  2) ciascun cittadino abbia la facoltà di finanziare, entro limiti prefissati, l’attività politica del proprio partito, ottenendone un corrispettivo credito di imposta.

La proposta di legge di iniziativa popolare preannunziata dal prof. Pellegrino Capaldo si muove in questa direzione ed i liberali la sosterranno convintamente, nella speranza che il Parlamento si affretti a recepirla,  prima che la rabbia popolare travolga, insieme all’attuale classe politica, anche la Democrazia italiana.

Nel frattempo – ha concluso Palumbo – neppure un euro dovrà essere distribuito ai partiti; hanno già avuto anche troppo, ed anzi lo Stato dovrà recuperare le eccedenze milionarie risultanti dai bilanci.”

© Rivoluzione Liberale

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6 COMMENTI

  1. sono perfettamente d’accordo. Bisogna insistere su questa strada e andare avanti sulla proposta di legge di iniziativa popolare.

  2. adesso basta! Già la cricca non si è in alcun modo privata di alcun privilegio,non parliamo poi dei soldi; che almeno abbiano ilbuon gusto di rinunciare a quei “rimborsi” milionari che gravano su tutti noi! Io sono una persona pacifista e incline a sopportare, ma adesso sono proprio arrivata all’esasperazione.Perchè ci dobbiamo caricare di tasse e balzelli, quando poi la classe poliitica naviga nell’oro?! Forse non hanno capito che qualcosa di molto bruttofiniràper travolgerli?

  3. Mi sono tesserato la prima volta al PLI a 20 anni, durante la campagna elettorale per le Amministrative del 1975. In quella occasione il PLI raccoglieva le firme per un referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti e per una proposta di legge di iniziativa popolare per la moralizzazione della vita pubblica con il “claim”: Poltrone di Stato – Poltrone di Comodo.
    Che tristezza osservare che dopo 37 anni non è cambiato nulla.
    Oltre ad abolire l’attuale legge scandalo sui “Rimborsi Elettorali ai Partiti”, bisogna tornare sulla moralizzazione della vita pubblica: per ogni carica elettiva, l’eletto dovrebbe percepire lo stesso stipendio/retribuzione che percepicsce nella normale attvità lavorativa. Lo Stato rimborserà l’azienda/ente/studio professionale, di tale somma erogata in periodo di “congedo” per motivi politici. Un po’ come avviene con i rimborsi dell’INPS per le giornate dedicate alle donazioni del sangue. Ovviamente per i professionisti il rimborso avverrà sulla base delle ultime dichiarazioni dei redditi… e tutti coloro che hanno dichiarato miserie (come la media nazionale dimostra)…..problemi loro!

  4. Caro Enzo,

    rimborsare spese documentate significa invitare a spendere il più possibile e, con l’alto senso civico dei nostri partiti, significa anche che sarebbero presentati conti della spesa fasulli ma “a prova di controllo” da parte della Corte dei Conti.
    L’importante è che al finanziamento pubblico dei partiti venga posto un limite non superabile, e basso da permettere solo la semplice sopravvivenza di un francescano ufficio centrale. Oltre questo minimo dovrebbero intervenire i privati; e quando si parla di privati bisogna smetterla di pensare ai “ricchi”: chi crede nelle proprie idee e le vuole sostenere può benissimo dare un contributo compatibile con le proprie entrate. Purtroppo essendo noi fondamentalmente statalisti pensiamo sempre e solo ai finanziamenti pubblici (cioè ai soldi dei contribuenti).
    Ma un finanziamento che sosterrei con molta decisione è un finanziamento attuato con il sistema del 2-3 per mille da indicare all’atto della denuncia dei redditi. Chiaramente è un sistema osteggiato dai partiti perché con la fama che hanno rischierebbero la fame; ed è per questo che ritengo poco probabile che questa proposta, avanzata tempo fa anche da lettere ai giornali, sia attuata.

    Saluti cordialissimi.

    p.s.: saluto Giorgio Rusconi con il quale vedo che abbiamo in comune l’esserci entrambi iscritti al PLI nel 1975 in occasione della raccolte di firme per il referendum contro il finanziamento pubblico dei partiti.

  5. Caro Guido,
    grazie per il Tuo commento.
    Già con l’art. 1 della L. 02.01.1997 n. 2 è stato introdotto il sistema del 4 per mille a favore dei partiti politici, e su questa base i partiti si sono distribuiti un bel po’ di risorse, a valere come acconti (salvo conguaglio) sulle dichiarazioni dei contribuenti, che però non ci sono state se non in misura irrisoria; credo che i relativi conguagli non siano mai stati fatti, per evitare che i partiti fossero obbligati a restituire quasi tutte le risorse che si erano attribuite nell’attesa delle dichiarazioni dei contribuenti.

    Il motivo del fallimento mi sembra abbastanza semplice: con quel sistema, ciascun contribuente finiva per finanziare il complessivo sistema dei partiti, e non già il proprio partito di riferimento, con l’assurda conseguenza che, nei casi di partiti piccoli o addirittura esclusi dal finanziamento, il 4 per mille del contribuente finiva per essere destinato interamente a partiti che il medesimo contribuente non aveva alcuna intenzione di finanziare.
    La conseguenza è stata che quella norma è vissuta solo poco più di due anni (dal 23 gennaio 1997 al 4 giugno 1999) ed è stata abrogata dall’art. 10 della L. 03.06.1999 n. 157, che tuttora regola la materia, con successive modifiche ed integrazioni (L. 156-2002 e L. 51-2006).

    Mi convince molto di più la proposta di Pellegrino Capaldo, che mira invece a far sì che ciascun contribuente possa finanziare il proprio partito (e non tutti i partiti), rendendo il contributo fiscalmente detraibile, in una congrua percentuale da stabilire.
    Questo sistema, per la verità, c’è già: il comma 1-bis dell’art. 13-bis del DPR 917-1986 (introdotto dall’art. 5 di quella stessa legge n. 2 del 1997), tuttora in vigore, stabilisce infatti che “dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19 per cento per le erogazioni liberali in favore dei partiti e movimenti politici per importi compresi tra Lit. 100.000 (ora € 51,65) e Lit. 200 milioni (ora € 103.291,38), effettuate mediante versamento bancario o postale”.

    Il fatto si è che la percentuale del 19% è troppo bassa, e quindi l’incentivo a finanziare il proprio partito è altrettanto basso; se invece la percentuale venisse significativamente elevata (Pellegrino Capaldo propone il 95%, ma su ciò si può discutere) e venisse del pari fissato un tetto (Pellegrino Capaldo propone € 2.000, ma anche su questo si può discutere), credo che la propensione dei contribuenti a finanziare il proprio partito potrebbe crescere; se poi si stabilisse anche l’azzeramento delle commissioni bancarie e postali per i versamenti piccoli (p. e. sino a 100-200 euro), penso che l’incentivo ai microcontributi crescerebbe ancora.

    In ogni caso, la materia è alquanto opinabile, ed un dibattito in proposito è certamente utile.
    Un caro saluto.
    Enzo

  6. Caro Enzo, ti ringrazio per la risposta.

    Nella mia ipotesi il 3–4-per mille dovrebbe essere dato indicando il partito che si vuol finanziare, altrimenti la proposta non sta in piedi. Mi rendo conto che non tutti sono disposti a rendere note proprie opinioni politiche, ma aderire indicando sarebbe una libera scelta.

    Bene anche la proposta Pellegrino Capaldo affinata nei valori.

    L’importante è in ogni modo che le cose cambino: i partiti non dovrebbero essere – né apparire – bande di ladri che hanno occupato Parlamento e Stato nel loro proprio interesse.

    Ciao. Guido

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