L’ultimo semestre del governo Berlusconi, mentre lo spread italiano galoppava verso livelli da fallimento dello Stato, era caratterizzato da una evidente incapacità di prendere decisioni e dal totale discredito del paese nei suoi confronti, ancor prima di quello che da tempo (il discredito) riscuoteva all’estero. Questi fattori, uniti a scandali d’ogni tipo che coinvolgevano premier, membri dei partiti di governo e del governo stesso, stavano portando non solo il Paese al collasso finanziario, ma anche alla rivolta popolare. Quel governo non era più credibile perché aveva predicato una cosa e poi fatto l’esatto opposto. I dati Istat usciti nelle ultime settimane delineano infatti un 2011, ultimo anno dell’era Berlusconi, come uno dei più neri della storia economica dell’Italia degli ultimi decenni. Disoccupazione record, pressione fiscale record, recessione nei secondi sei mesi dell’anno ecc.

L’avvento del governo tecnico di Monti, sull’onda dell’emergenza assoluta, fu salutato, anche dal sottoscritto, come un’opportunità di invertire la rotta e una speranza di riscossa. Purtroppo, dopo i primi indubbi risultati, soprattutto sul versante del credito internazionale, il governo Monti ha cominciato ad affondare lentamente nelle sabbie mobili della propria improbabile maggioranza parlamentare. Appena il rischio fallimento s’è un po’ allontanato – e come vediamo in questi giorni non di molto – i partiti hanno rialzato la testa, pressati anche da un netto calo di consensi. Pd e Pdl in particolare hanno cominciato a marcare il territorio, ponendo ostacoli sempre più complessi all’azione di governo nel tentativo di frenare le rispettive emorragie di elettorato.

In queste condizioni il governo Monti sembra, di giorno in giorno, sempre più somigliante all’ultimo governo Berlusconi, allora paralizzato dai veti incrociati di leghisti, ex An ed ex Fi, oggi ugualmente impastoiato tra sindacati, partiti, Confindustria e mercati internazionali. La stessa figura di Mario Monti è andata sempre più appannandosi, diventando ormai evanescente dietro al protagonismo ritrovato del triumvirato Alfano, Bersani, Casini. Nel frattempo la pressione fiscale è ai massimi storici, probabilmente oltre ai livelli di sopportazione del sistema, l’economia è in piena recessione, nessun privilegio, spreco e malversazione sembra essere efficacemente combattuto e la corruzione sembra aver preso possesso di tutti i livelli istituzionali. Le riforme necessarie sembrano sempre più lontane. Bene farebbe Monti a capire che così non può durare, o torna ad essere il professore intransigente delle prime settimane o non si riesce a vedere più la necessità del suo ruolo.

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4 COMMENTI

  1. Credo anch’io che Monti debba insistere sulle linee originarie, e sopratutto, dedicarsi con forza alla riduzione della spesa pubblica improduttiva, dove insisto nel pensare che c’è un buon margine, ma tutto il resto, compresa la riduzione della corruzione o dei costi della politica, le riforme istituzionali etc., non è di sua competenza. Sarebbe profondamente ingiusto chiedere a lui e al Governo che facciano quello che spetta al Parlamento fare, o renderli colpevoli o partecipi della condotta dei Partiti. C’è da tremare al pensare che cosa accadrebbe se anche Monti cadesse! Spero che tutti se ne rendano conto.

  2. Convengo che una rinuncia di Monti precipiterebbe il Paese ne caos, ma anche vivacchiare non risolve nulla, e non ho alcuna fiducia che questo parlamento figlio del Porcellum abbia alcuna intenzione o capacità di fare nessuna seria riforma…purtroppo

  3. Per non dover ripetere le critiche da me mosse al governo Monti invito ad andare a leggere ed eventualmente ascoltare, il mio intervento al 28° Congresso del nostro partito effettuato il giorno 24 Marzo 2012 il primo della giornata alla ripresa dei lavori del giorno precedente.
    Ciò premesso condivido l’opinione espressa nel commento di Stefano Angeli.
    Renzo Riva

  4. Un governo tecnico non è sufficiente:
    occorre un parlamento tecnico.
    Forse anche una cittadinaza tecnica.

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