Da Londra alla natia Portsmouth, fino all’Argentina, Singapore, New York e non ultima l’Italia, una miriade di eventi, mostre, spettacoli teatrali e iniziative letterarie hanno sinora contrassegnato e marcheranno ancora il bicentenario della nascita. Charles John Huffman Dickens – il più celebre scrittore (e ancor prima cronista) dell’epoca Vittoriana – nacque a Portsmouth, Hampshire, Inghilterra, il 7 febbraio 1812, da John Dickens (ca.1785-1851) ed Elizabeth née Barrow (1789-1863). Fu un prolifico autore, ricordato soprattutto per capolavori come l’autobiografico David Copperfield (1849-1850). Il personaggio di Mr. Micawber presente nel romanzo è ispirato a suo padre. Aveva numerosi fratelli, Frances, Alfred Allen, Letitia Mary, Harriet, Frederick William, Alfred Lamert e Augustus Newnham. Il suo primo libro fu una raccolta di storie dal titolo Sketches by Boz pubblicata nel 1836. Cominciò quindi un periodo di successi per Dickens, Oliver Twist fu pubblicato fra il 1837 e il 1839, cui seguirono Nicholas Nickleby (1838-1839), The Old Curiosity Shop (1840-1841) e Barnaby Rudge (1841). Charles Dickens morì il 9 giugno 1870 per emorragia cerebrale nella sua casa di Gad’s Hill. Fu sepolto nel Poet’s Corner dell’Abbazia di Westminster a Londra.

E proprio presso l’abbazia di Westminster, lo scorso 7 febbraio, per la cerimonia inaugurale di un anno d’iniziative, si è registrato il tutto esaurito e brani delle opere del genio letterario sono state lette e recitate dall’attore Ralph Fiennes, insieme alla scrittrice Claire Tomalin. Dopo due mesi di ristrutturazioni, la casa-museo del romanziere a Doughty Street, nel cuore di Bloomsbury, ha riaperto i battenti, mentre la British Library, la National Portrait Gallery e il Museum of London hanno tutti allestito mostre dedicate alla sua vita e alle sue opere. A Portsmouth – la città natale – opere teatrali si terranno per tutto quest’anno.

Lo stile di Dickens, le atmosfere dei suoi romanzi, sono inconfondibili e personaggi come Oliver Twist e David Copperfield sono talmente conosciuti da vivere di vita propria fuori dai suoi libri, con le loro storie prese a prestito e proseguite da altri autori. E oltre a creare personaggi e romanzi indimenticabili che hanno resistito al cambiamento dei tempi, Dickens fu anche un astuto promotore delle proprie opere. Fu tra i primi a pubblicare i romanzi a ‘capitoli’ sulle riviste dell’epoca e compì diversi viaggi, anche negli Usa, per promuovere il suo lavoro.

Nel 1844 il viaggio in Italia, con soggiorno a Bologna anche se visitò molti luoghi del Belpaese (Parma, Napoli, Reggio Calabria e altri). Di Bologna (unico comune tricolore inserito nelle celebrazioni di quest’anno) in particolare il romanziere inglese raccontò di una città dotta e austera, attraverso vivaci descrizioni dei suoi abitanti. “La città – scrisse nel suo libro sull’Italia – ha un non so che di grave e di dotto, ed è immersa in una penombra così piacevole che basterebbero queste due cose a farcela ricordare fra un gran numero di città, anche se essa non venisse maggiormente impressa nella memoria del viaggiatore dalle due torri pendenti di mattoni (ciascuna delle quali è di per sé bastantemente sgraziata, a dir il vero) che sono inclinate di traverso, come se si inchinassero rigidamente l’una all’altra, e che terminano in modo veramente straordinario la prospettiva di alcune delle vie più strette”. E in occasione dei 200 anni della nascita, Bologna ricambia il favore a Charles Dickens. Iniziativa di punta sarà l’omaggio della 49^ edizione della Fiera del Libro per ragazzi con la mostra ‘Two centuries after’ allestita a casa Saraceni fino alla fine di aprile. Un percorso pensato per accogliere i più piccoli tra scenografie ed espedienti espositivi che riproducono la Londra ottocentesca e riflettono sui temi sociali affrontati dallo scrittore. Si ascoltano voci, s’inseguono fantasmi, si toccano oggetti e si ammirano le tavole dei numerosi artisti che, in tutto il mondo, hanno rappresentato l’universo Dickens.

© Rivoluzione Liberale

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