Coloro che evadono le tasse e si rendono artefici della speculazione edilizia, non sono degni di essere chiamati italiani. Molto dura la reprimenda compiuta nella scorsa settimana dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il Paese versa in una drammatica situazione economica e occupazionale e non può permettersi e consentire che al suo interno vi siano ancora tantissimi cittadini che non rispettano le regole fondamentali per favorire l’uscita dalla crisi più dura dal dopoguerra a oggi. La condotta di molti italiani – ha quindi sentenziato l’Inquilino del Quirinale – è deviante per quanto diffusa e “non merita di essere associata alla parola Italia”. Napolitano ha comunque esaltato l’unicità del Paese come Nazione, società e Stato “ma certo – ha affermato – presenta di sé diverse immagini e logiche comportamentali, un intreccio complesso di positivo e negativo che si manifesta in logiche particolaristiche o asociali di scarsa considerazione o aperto dispregio dell’interesse generale” come “la speculazione o il cieco calcolo individuale che calpestano l’ambiente e il territorio” e come “logiche irresponsabili del rifiuto del dovere fiscale”. E poi il consueto appoggio morale al Presidente del Consiglio, Mario Monti, da alcuni definito una sorta di ‘volontario’ intento nell’opera di salvataggio dal tracollo finanziario. Se Monti è un ‘volontario’, ha detto Napolitano, “io sono un richiamato dalla ‘riserva’”.

Ecco perché il leit motiv del Capo dello Stato continua a essere quello della necessità di una consapevolezza – “un valore generale” – e di uno sforzo unanimi, che permettano all’Italia di risollevarsi e di ripartire. Come ha avuto modo di fare rivolto al Consiglio Superiore della Magistratura in occasione della nomina di Gianfranco Ciani a procuratore generale presso la Corte di Cassazione, Napolitano ha rafforzato il concetto di importanza dell’unanime “consenso” che “rappresenta anche un valore (…) in un momento sempre difficile” che il Paese sta vivendo.  “Siamo molto preoccupati per il quadro cupo internazionale ed europeo che si staglia alle spalle” dell’Italia, ha poi incalzato il Presidente. “Ci assilla il tema cruciale del rilancio della crescita”, visto che in Italia e non solo restano “inquietanti ed allarmanti i dati economici. C’è un breve ritorno di un clima piuttosto invernale anche nei mercati – ha aggiunto con riferimento al rialzo dello spread e ai segni negativi della Borsa – e speriamo che possa essere rapidamente superato”.

E sempre sul tema delle tasse, Napolitano è tornato per chiarire che la crescita economica deve andare di pari passo con “il consolidamento fiscale ed il riequilibrio delle finanze pubbliche”, pur “energicamente affrontato dal Governo. I dati sono ancora allarmanti, non solo in Italia ma in tutta Europa”. Questo, ha aggiunto, “dovrebbe rendere chiaro a tutti che non basta invocare la crescita, con un’invocazione quotidiana talvolta un po’ fastidiosa, quasi che non ci volesse altro che volontà e determinazione” per riavviare al volo la ripresa. In questo senso il Presidente sembra dire alla classe politica, che è necessario in questa contingenza, abbandonare “l’invocazione a volte fastidiosa e vacuamente polemica” della necessità della crescita “come se fosse già chiuso il capitolo dell’austerità”. Come in passato, quando molti pensarono che bastasse una sola parolina per cambiare le cose e in Europa si aggiunse la “crescita” al Patto di Stabilità. Ma la crescita si ottiene “solo con una molteplicità di imprese ed azioni pubbliche” e certamente non senza “innovazione. C’è urgente bisogno di dare maggiore attenzione all’aggravarsi del disagio sociale delle famiglie – ha detto ancora Napolitano – all’aumento della povertà e al rischio” che essa si incrementi, causato da una “crescita molto seria della disoccupazione e dell’inoccupazione, soprattutto giovanile. Un peso – ha aggiunto – che si scarica sulle famiglie” che soffrono “della mancanza di prospettive”.

La scorsa settimana, l’Italia ha detto addio a una figura molto importante dell’universo culturale del Paese. Si è spenta, infatti, la celebre giornalista e scrittrice Miriam Mafai, cui anche la massima carica dello Stato ha voluto rivolgere un pensiero e accomunarsi con il dolore dei familiari. “Con lei scompare una delle più forti personalità femminili italiane degli scorsi decenni – ha affermato Napolitano – erede di un’alta tradizione intellettuale e artistica famigliare. Si era impegnata giovanissima nella Resistenza romana, affermandosi presto come giornalista di grande talento e combattività, e quindi come significativa scrittrice in stretto legame con il movimento per l’emancipazione delle donne e con l’attività politica della sinistra. Lo spirito critico con cui aveva ripercorso le sue scelte ideali, era parte di un temperamento morale alieno da convenzionalismi e faziosità. Nel ricordare la schietta amicizia che ci ha così a lungo legati, mi resta vivissima l’immagine della sua umanità appassionata, affettuosa ed aperta”.

Venerdì scorso, infine, il Presidente della Repubblica ha accolto la regina di Danimarca Margrethe II, in compagnia della quale si è recato alla mostra ‘I regni immaginari. Dentro la favola I Cigni Selvatici’ di Hans Christian Andersen, al museo nazionale romano in Palazzo Massimo. Protagonista della mostra la stessa monarca danese che ha realizzato quarantatré tavole di decoupage, impiegate come scenografia per la versione cinematografica della celebre fiaba e che sono al centro dell’esibizione, assieme a dodici costumi disegnati dalla regina per gli attori. L’esposizione arriva a Roma – dove sarà aperta al pubblico fino al 9 settembre – dopo aver toccato già Cina, Usa, Messico e Giappone e per l’occasione la regina di Danimarca ha voluto accompagnarla personalmente dicendosi “particolarmente attratta dalla Capitale italiana” che ha visitato più volte da giovane e nel corso della sua reggenza. Reggenza che proprio quest’anno compie il quarantesimo anniversario.

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