Caro Direttore,
le persone reagiscono alle circostanze provando vari sentimenti, con diversa intensità, e ultimamente, a Milano come nel resto d’Italia, la frustrazione e la rabbia occupano i primi posti nelle classifiche dei sentimenti più percepiti e manifestati dagli Italiani. La politica può rispondere a questi sentimenti, sostanzialmente, in due modi.
Il primo consiste in una rassicurante concretezza, fatta anche di investimenti specifici e di riforme, e soprattutto di finanziamenti e di sussidiarietà, di fiducia nei cittadini capaci di svolgere determinate funzioni di utilità pubblica, e di concreto e incoraggiante aiuto a svolgerle. Questo porta alla guarigione, e alla scomparsa della rabbia e della frustrazione.
Il secondo modo, la seconda risposta, consiste nel rivolgersi alla rabbia e alla frustrazione dando loro voce e spazio, nutrendole anziché curandole, per poi accettare il mandato elettorale che, se si è stati abbastanza convincenti, proverrà proprio da loro. Questo porta al consolidamento ed al rafforzamento della rabbia e della frustrazione, le quali – come ogni sentimento – desiderano esistere, e non guarire. E per continuare ad esistere richiedono di essere provate da tutti, anche da chi prima non le percepiva, anziché di smettere di essere provate.
Rabbia e frustrazione sono le peggiori mandanti, per chi vuole svolgere funzioni di governo e di amministrazione. Chi governerà potendo investire un patrimonio così grande di rabbia e frustrazione, non farà che permettere e favorire la generazione di moltissima altra rabbia e frustrazione. Chi invece si impegnerà a curarle, investendo ben altri talenti e beni anche personali, è il solo che in grado di promettere, a chi le prova, margini di guarigione.
Davide Sartori

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