Le grandi manovre sono iniziate ed ormai siamo tutti convinti che le prossime elezioni, quando saranno, non vedranno più partecipare i partiti e gli schieramenti così come sono oggi. Non siamo certo dispiaciuti di questo, ritenendo che la politica italiana necessiti di un profondo cambiamento d’assetti, e non solo; il nostro unico timore è che gattopardescamente si cerchi di cambiare tutto all’apparenza per non cambiare sostanzialmente nulla.

In particolare di questo scenario in movimento ci soffermiamo un attimo sul progetto lanciato da Pierferdinando Casini, il Partito della Nazione, primo perché è l’unico progetto già in qualche modo definito e secondo perché è attiguo allo schieramento di centro a cui, a mio avviso, il PLI deve guardare. Ritengo che questo progetto abbai grandi potenzialità, ma nasconde anche qualche rischio e qualche ambiguità. La voglia di una riedizione della Balena Bianca democristiana sembra infatti al momento predominante, con le recenti convergenze tra Pisanu e Casini che sbilancerebbero ulteriormente verso l’area cattolica questa nuova formazione, comprimendo l’area laica in posizione decisamente subalterna. Questa evoluzione neo democristiana è avvertita anche dall’elettorato di FLI che infatti perde terreno nei sondaggi più s’avvicina al soggetto casiniano.

Eppure, un soggetto di centro moderato credibile ed utile alla governabilità del Paese dovrebbe avere invece un suo equilibrio tra area cattolica ed area laica, come si aveva nel pentapartito storico. Per questo è necessario che soprattutto Futuro e Libertà apra un asse di collaborazione preferenziale con le forze laiche, liberali e repubblicani innanzi tutto. Forze che irrobustiscano l’ala laica, la completino e la riempiano di valori tradizionali, da traghettare eventualmente in un nuovo soggetto di centro, ma con pari dignità. Se il nuovo soggetto infatti sarà aperto ai contributi liberali, laici e repubblicani potrà rappresentare una novità a cui accostarsi con fiducia; se invece si risolverà in una piccola DC di ritorno difficilmente potrà essere la casa dei liberali, laici e repubblicani, ma anche dei socialisti liberali che si identificano nel PLI, nel PRI ed anche in una parte importante del FLI.

Molto dipende da Gianfranco Fini e dai suoi uomini decidere se creare all’interno di questo schieramento una robusta gamba laica, liberale e repubblicana di stampo europeo, come lui stesso sosteneva a Mirabello un paio d’anni fa, oppure divenire una minuscola appendice di una riedizione riveduta della vecchia Democrazia Cristiana. In questo caso credo che il PLI dovrà valutare di aggregare la formazione di un partito laico autonomo, cominciando a guardare altrove, magari partendo da una Costituente Liberale che però veda il PLI come soggetto promotore e come principale forza motrice.

© Rivoluzione Liberale

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