“È l’inverno del nostro scontento, questa primavera anomala fredda e piovosa. Come se Giove si fosse scocciato degli umani e, prima della distruzione finale, si divertisse a torturarli. Siamo troppi, siamo poco affidabili, siamo traditori.

Trovatemi un giusto e non incenerirò il Parlamento! Panico, non si trova nessuno, nemmeno il fattorino, anche lui infettato. E Giove allora chiama Apollo e gli dice: caro dio della bellezza della musica, volevo avvertirti che tra poco incenerirò Vascus. Poi, ti prego, cantami qualche nobile gesta, ti esorto!  Apollo che aveva appena finito di giocare a freccette con Diana e aveva anche perso una mandria di giumente e quindi aveva la palle di Apelle di pelle di pollo girate, guarda il padre con uno sguardo benevolente e dice: Padre, qui non c’è umano che valga. Hanno quel tipo, Benignus che fa ridere solo i vecchi. Quando non sa che dire tira fuori Dante. C’era Silvius, grande giullare di corte che però ora è stato messo in disparte. C’era Bossius, grande amante delle arti, specie quelle amatorie. Anche lui alla fine si è dimostrato un cialtrone come altri. Avevo monitorato un po’ una ballerina passata ai fasti dello Stato, tale Carfregnas, ma poi alla fine anche lei sapeva poco fare e adesso non ricordo nemmeno più. Un disastro Padre, inceneriscili tutti, non meritano la vostra bontà. E Giove s’incupì e scatenò la tempesta del secolo: pioggia e temporali quaranta giorni e quaranta notti.

Poi una sera bussò alla sua porta una delegazione di umani, capeggiata da tale Pierferdinandus, arruffapopolo disgraziato ma mai in disgrazia. Giove ricevette lo sfrontato che cominciò così: Padre dell’Olimpo, troviamo un accordo. Gli umani soffrono: dobbiamo fare in modo di evitare di fare la fine della Grecia, attuare alcune riforme, chiedere sacrifici, ma se riparte lo sviluppo e l’Europa fa la sua parte, lo sbocco può essere l’alleggerimento della pressione fiscale, che però non si può promettere oggi. Farlo ora farebbe far tornare l’Italia nel mirino dei mercati.

Giove, che ancora non aveva inventato l’Italia e di Grecia conosceva solo la Magna, lo guardò esterrefatto e al grido di ‘Non ho inventato la democrazia e già ci stanno i democristiani’, lo incenerì con una folgore.

Poi, mesto, sopraffatto dal peso del fallimento, ripensò ai bei tempi in cui c’era solo Atene che litigava con Sparta. Chiamò Venere e le disse: vieni tesoro, accoglimi nelle tua calde braccia e coccolami: sono depresso, ho voglia di cose belle. Orsù cara, leggimi qualche pagina di Uomini e Tope, e metti ItaliaUno! Sedendosi sul divano di nuvola gli cadde il bastone e partì la Catastrofe e gli umani furono tutti inceneriti.”

© Rivoluzione Liberale

 

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