Dormiamoci su, un bel sonno letargico di cinque o sei anni e al nostro risveglio il Belpaese ci apparirà più robusto, efficiente, competitivo, equo, non corrotto. In una parola: guarito. Sarebbe bello mettere tutto in stand-by, raggomitolarci in una bella coperta di Linus e premere il tasto off, e invece ci tocca passare per le forche caudine della recessione, di una crescita ancora di là da venire. Non si può lavorare di fantasia, bisogna lavorare e basta, ma manca pure il lavoro. Passera non ha idee né ideone, figuriamoci noi. Ci voleva un tecnico a dirci con una certa crudeltà che i soldi sono pochi e che non c’è la bacchetta magica per risolvere i guasti provocati da un ventennio in perenne cortocircuito. Adunata di cervelli allora, macché, tutti in fuga all’estero. Povera Italia.

“… mondo di tasse, scorre via, sognavo diversa, l’anima mia. Questa pazza cifra qua, non è mia, la sostanza si vendica sulla poesia…”, cantava Manuel Agnelli vent’anni fa. Ciclicamente invochiamo cambiamenti epocali, non accorgendoci di parlarci addosso come un ritornello andato penosamente in loop. Dal 2008 si balla un sirtaki economico di cui, ci rassicurano, non dobbiamo preoccuparci. Tarantella all’italiana e tremarella non sono ancora andate in scena, si è detto, perché noi siamo un’altra cosa. Appunto, cosa?

Tra giugno e dicembre di quest’anno fra capo e collo si abbatterà sull’italiano medio una tempesta di tasse che nemmeno il feudalesimo ha mai contemplato. Prima, seconda, terza casa (per chi ce l’ha), nessuno verrà risparmiato. Prevedendo la stangata, il Governo ha preferito indorare la pillola: l’IMU si potrà pagare in tre rate. Un’ottima notizia, in sostanza ci dicono: è una botta, ma con tre bottarelle senti meno dolore. Poi c’è l’IVA, altro giro altra corsa: a settembre si sale di due punti percentuale (dal 21 al 23%), e qui l’Esecutivo si è mostrato possibilista: “se ci saranno risorse disponibili, rimanderemo”. Meglio non farsi troppe illusioni e preparare il contante, non si sa mai.

Altra sorpresona primaverile, per fortuna già alle spalle: buste paga più leggere, colpa delle addizionali regionali e comunali. Un consiglio spassionato ad amministrativi e commercialisti: si può evitare di scrivere il lordo? Ci eviteremmo tutti ogni 27 del mese la solita valle di lacrime. Se poi proprio non si riesce a lasciare l’auto in garage, beh, preparatevi al peggio. Da qualche mese un pieno di un’utilitaria costa come quello di un Suv qualche anno fa, una sessantina di euro e passala paura. Colpadell’IVA e delle accise, un carburante esplosivo, tassato al quadrato. Alcune associazioni di consumatori come Adiconsum e Federconsumatori stimano che nel 2012 una famiglia media dovrà tirare fuori dalle tasche già bucherellate, una somma che oscilla tra i 1000 e i 1700 euro.

L’ex Premier sostenne che la crisi era una bufala perché i ristoranti sono sempre pieni. Sarà, eppure il crollo degli acquisti nell’epoca consumistica smentisce all’istante il Cavaliere. Provare a dare un’occhiata nella grande distribuzione, troverete massaie e non solo con carrelli semivuoti alla perenne ricerca di offerte e sconti da prendi tre e paghi due.   

Intanto il Def è stato approvato e con esso è scongiurata l’ipotesi di crescita per un altro anno e mezzo. Fino al 2013 non se ne parla. Una baraonda.

Lunga vita a Monti e al suo operato, ma si può (si deve?) fare di più, perché i cittadini sono stanchi, depressi, inattivi, svuotati.

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