Carmelo Bene – del quale ricorre il decimo anno dalla scomparsa, sessantacinquenne – non è stato un attore come tanti altri bravi e bravissimi attori. Egli non si limitava a interpretare a regola d’arte i vari personaggi che ha portato sul palcoscenico. Carmelo Bene era in grado di stravolgere o addirittura reinventare, quando spillava con sapienza da intellettuale raffinato, gocce di lucentezza artistica dalle figure che più ha amato: a cominciare principalmente dall’Ulisse di James Joyce, per allargarsi man mano a Franz Kafka, Dante Alighieri, William Shakespeare, Christopher Marlowe, John Donne, Jules Laforgue, Friedrich Nietzsche, Giacomo Leopardi, Pier Paolo Pasolini, Maria Callas, Giuseppe Verdi, Gioachino Rossini, Samuel Beckett, Edgar Allan Poe, Eduardo De Filippo, Dino Campana, Tommaso Landolfi, Ettore Petrolini, Buster Keaton, Elsa Morante, Giorgio De Chirico, Carlo Collodi, Sigmund Freud, Oscar Wilde, Emil Cioran, Thomas Eliot, Vladimir Majakovskij, Charles Baudelaire, De Sade, Antonin Artaud, Gilles Deleuze, Jacques Lacan, Michel Foucault, Pierre Klossowski, Francis Bacon, fra gli altri.

Grazie a questa capacità che ha incantato il pubblico di tutto il mondo, egli ha messo in mostra il suo genio e la sua sregolatezza, definizione sin troppo abusata ma che in alcuni casi rende in modo insostituibile il concetto. Genio e sregolatezza amalgamati a tal punto con armonia, da creare la perfetta miscela che ha caratterizzato l’intera vita – privata e professionale – di uno dei più importanti e controversi protagonisti della cultura europea del Novecento e oltre. Decine e decine di libri, studi, saggi – in Italia e fuori, soprattutto in Francia – hanno tentato di scandagliare in profondità, talora riuscendoci, le mille sfaccettature dell’attore, regista, drammaturgo, poeta, scrittore, polemista, ‘cinematografaro’ – quest’ultima attività con consapevole moderazione.

L’artista salentino (nacque a Campi Salentina, in provincia di Lecce, nel 1937 e morì a Roma il 16 marzo 2002) in questo 2012 è stato – e ancora sarà – celebrato, in particolare come avvenuto nell’ultima edizione del Bif&st (Bari International Film Festival) che è riuscito ad avvalorare la vasta e poliedrica attività di Bene, grazie alle retrospettive di Bari e Otranto. Immagini fornite in particolare dalle teche Rai dirette da Barbara Scaramucci e della Cineteca nazionale, diretta da Enrico Magrelli, entrambi veri e propri giacimenti culturali. Contributi irrinunciabili per mostrare la nobiltà attoriale di questo personaggio, grande creatore di linguaggi nuovi del teatro, del cinema, della televisione. Quest’ultima da lui utilizzata come medium a proprio vantaggio e allo stesso tempo svantaggio. Non a caso, il suo testamento artistico è un lavoro televisivo, quell’Otello che, registrato nella primavera del 1979 negli studi Rai di Torino con tecniche particolari (cinque videoregistrazioni parallele), restò incompiuto sino al 2000, quando Bene, forse già consapevole di un destino segnato dalla malattia, decise di riprenderlo e di completarne il montaggio.

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