Se il tempo è galantuomo, la politica è cafona. Scorcio primaverile dal sapore vagamente ‘cafonal’ nell’aria, una fragranza che pervade l’atmosfera e appesantisce l’animo. Potremmo lasciar perdere di soffermarci sulla corruzione che infetta l’Italia, sul salasso modello primavera-estate, sugli accordi da retrobottega o sui comizi tramutati in tribunali dell’inquisizione; passino anche i maquillage dell’ultima ora all’insegna del vecchio che avanza, tuttavia l’oratoria fondata sull’insulto, sulle porno-indiscrezioni e sul pateticamente corretto, è dura da mandare giù. E’ un pappone insipido, indigesto. E’ la metafora di un Paese in preda a conati di vomito. Una zavorra che rallenta la navigazione, che scoraggia sogni ottimistici di cure radicali più che di rinnovamento. L’antipolitica si ciba di tutto questo, non segue particolari diete, è onnivora. Colpa della politica che continua a imboccarla.

Noi, protagonisti assoluti della democrazia partecipata nonostante l’incessante sminuire di un ruolo faticosamente conquistato, siamo stanchi anche dell’indignazione. Confusi e infelici, imbottiti di belle parole dalla sera alla mattina, assuefatti al populismo e al qualunquismo, opponiamo una fragile resistenza anche alla scortesia applicata al politichese, allo slang mutuato dalle curve, alle parole sostituite dalle parolacce.

L’insolenza in doppiopetto ha contraddistinto il linguaggio di una certa Lega, i cui maggiori esponenti sono stati e continuano (ahinoi) a essere Bossi e Borghezio. Applicazioni più o meno recenti le ritroviamo nell’uomo-megafono, Beppe Grillo (ricordate i V-day?), ma sarebbe da stolti tenere fuori dall’album dei ricordi alcune uscite poco ortodosse del pasoliniano Nichi Vendola.

Il Cavalier ‘scortese’ non ha rinunciato a pratiche kitsch più adatte ai sultanati che alle ville e villoni di sua proprietà, addirittura paragonando il burlesque alle performance delle Olgettine. Avanspettacolo, pecoreccio patinato, gag, tutto buttato in vacca. Da chi? Ma dal presidente del Consiglio (ex), e chi se no? La presidentessa della Regione Lazio, Renata Polverini, non mancò da un palco allestito ai Castelli Romani di rivolgersi ad alcuni contestatori con espressioni non degne del gentil sesso. Sempre in tema di ‘quote rosa’, non hanno fatto mancare i loro contributi anche signore (?) della politica come la Mussolini e la Santanchè, più avvezze al video e quindi alla tv spazzatura. Corna e dito medio ormai fanno parte dei corsi di Semiologia, fuori moda.

Oggi meno parole e più fatti, o più foto se preferite. Sempre comunque all’insegna del cattivo gusto. Si va dai pranzi luculliani di faccendieri e tesorieri, fino alle vacanze da mille e una notte del Governatore lombardo, molto cool in fatto di look, ma poco smart dal Pirellone agli atolli.

Il metodo-Sgarbi attraverso il copia-incolla ha fatto proseliti e forse i politici pensavano di far ridere con un linguaggio più colorito e trash. Macché, e nemmeno arrossiscono. La politica se vuole lottizza tutto, anche le buone maniere.       

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Completamente d’accordo. E’ davvero una marea di volgaritá quella che ci sommerge. Che Le pare di Bossi che, a dei contestatori perfettamente legittimi, minaccia con tanta eleganza e tanto senso della democrazia e del rispetto delle opinioni, di “fargli sentire il destro”? Per non parlare, evidentemente, del maleodorante squallore che viene fuori dalle intercettazioni delle “Berlusconi girls”! Nella Prima Repubblica, almeno, si rispettavano le forme della cortesia e in nessun dibattito, anche aspro, tra, diciamo, un De Gasperi e un Togliatti o un Moro e un Berlinguer, si sarebbero sentiti insulti o volgarità, ai quali ci stanno purtroppo abituando in molti, da Grillo a Di Pietro, da Vendola alla Mussolini, da Borghezio a Bossi (che “sollievo”, la fredda compostezza di Castelli!). Quanto alla TV, il sistema di censura morale che per decenni ha imposto la DC era certamente bacchettone e superato, ma la spazzatura che lo ha rimpiazzato è davvero grave per il continuo abbassamento del livello culturale e di buon gusto di un Paese che alla cultura e al buon gusto deve tutto. Uno guarda le nostre TV e poi guarda la BBC, (che per esempio con Films &amp Arts valorizza la grande arte italiana e le nostre più belle città con programmi di una bellezza che la Rai neppure si sogna) e viene da piangere.

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