“Come mi piace quando si comincia  a parlare di Dossier. Mi vengono in mente parole d’ordine, spioni e spione, ma tutta robetta, niente a che vedere con Mata Hari. Nei dossier di solito non ci sono cose lecite. C’è quante volte il politico o personaggio noto è andato dall’amante e qui s’innesca il meccanismo della domanda: ma a noi che ce ne frega? Poi ci sono segnati i viaggi in Svizzera del politico o personaggio noto. E lì s’innesca il meccanismo: amerà la cioccolata? Poi, apriti cielo, c’è quante volte il politico o il p.n. è andato con un travestito. E lì s’innesca il primo meccanismo. Allora mi chiedo, ma non sarebbe il caso di chiamare questi dossier in altro modo? Che so, Informazioni per presunti ricatti oppure Uno sguardo dal buco della serratura.

La cosa che più mi fa ridere, forse più di Totò, è che questi dossier (chiamiamoli ancora così) sono di solito tenuti da gente che proprio onesta non è. Una specie di organigramma documentato di figli di padri ignoti che, abituati alla truffa, al tradimento, al mercimonio, si parano le spalle da gente a loro affine. Insomma una schifezza delle schifezze. E poi, lasciatemelo dire, ma lo avete visto il tipo? Non gli perdono nulla con quella faccia un po’ così quell’espressione un po’ cosà che sembra uno della banda Bassotti senza maschera.

Mi è piaciuta molto la risposta di un avvocato calabro ma con studio a Milano accusato di aver riciclato soldi della ‘ndrangheta, anche lui illustrissimo gentiluomo che ha detto: il tesoriere mi chiese d’investire e io gli misi a disposizione 10 faccendieri. Ecco, ricordiamoci del tipo, nel caso nei mesi a venire avessimo bisogno d’investire qualche milione di euro. Anche se avessimo intenzione di investire e basta, magari aspettando che vi attraversi davanti qualche componente della banda. A me questa storia fa venire le lacrime agli occhi. Penso al ‘povero’ Lusi che, suo malgrado deve ancora fare il senatore e mi rendo conto che il ruolo del tesoriere di partito è duro. A meno che il tesoriere non sia qualcuno dello spessore di un grande amico mio, tesoriere di AN per tanti anni, inciampato solo sull’amicizia e sulla lealtà di chi leale non è per DNA.

Ecco , forse sarebbe davvero ora di abolire il finanziamento pubblico dei partiti. Non si dice sempre che prevenire è meglio che curare? Anche se devo dire che anche una cura lunga e dolorosa ha il suo perché. Non mi dite che sono demagogica, io lo so che lo sono e oggi mi sento pure arruffapopolo e qualunquista. E infine, non sono abbastanza democratica per esserlo.  Buona festa, domani, dei lavoratori!“

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