La scorsa settimana è stata caratterizzata da un ‘imprudente’ – per spirito liberale preferiamo scegliere un eufemismo – attacco da parte di Beppe Grillo, leader del cosiddetto ‘Movimento 5 stelle’, nei confronti del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale ha saggiamente scelto di non curarsi di tali improbabili strali. Il comico (senza dubbio bravissimo in tale veste) improvvisatosi politico-aizzatore-populista di incerto gusto verbale (parolacce in primis) e di debolissimo rispetto per le istituzioni del Paese, ha colto l’occasione del discorso di Napolitano nel giorno della Festa della Liberazione (1945) dall’occupazione nazifascista in Italia (67esimo anniversario), il quale aveva lanciato un appello ai cittadini a “non abbandonarsi a una cieca sfiducia”, a non “finire per dar fiato a qualche demagogo di turno”. Di certo il Capo dello Stato non aveva mancato di rilevare che tutti i partiti “hanno mostrato limiti e compiuto errori”, che “occorre impegnarsi perché dove s’è creato del marcio sia estirpato”. E aveva anche evocato le riforme da fare: “Regole di trasparenza” nella vita dei partiti, “limiti e controlli per il loro finanziamento”, una legge elettorale “che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i loro rappresentanti e di non votare dei nominati dai capi dei partiti” stessi. Allo stesso tempo, tuttavia, Napolitano aveva esaltato la politica da non considerare qualcosa di “sporco” ma “vedendo la cosa pubblica come affare di tutti e di ciascuno”, come fu sull’onda della Liberazione. Ai partiti che a lungo sono stati “l’anima ispiratrice e il corpo vivo” della politica, poi colpiti da “stanchezze e degenerazioni”, spetta il compito di rigenerarsi, ritrovare “slancio ideale, tensione morale”. Devono rinnovarsi, dando risposte ai problemi “confrontandosi fattivamente col governo fino alla conclusione naturale della legislatura” come a stoppare le tentazioni di voto in autunno. “Non tardino a mettere mano alle riforme”, a concordare soluzioni “indilazionabili”, ora che “si sono create condizioni più favorevoli per giungervi”.

Tornando a Grillo – il giullare che predica bene dalla sua Ferrari e dalla su barca a motore (anche se afferma che tali lussi riguardano il passato) e che tempo addietro ha usufruito di condoni (promossi dal Governo Berlusconi) e ha avuto guai con la giustizia (condannato per omicidio colposo – per un incidente d’auto – che ne fa oggi un pregiudicato) – ha creduto di irretire altri simpatizzanti con un’accusa risibile di “atto incostituzionale” nei riguardi delle parole dell’Inquilino del Quirinale. Così dimostrando una mancanza totale del principio di libertà d’espressione e di riguardo verso uomini che, di là dai ruoli di Stato, dimostrano giorno dopo giorno di avere a cuore le sorti di un’Italia in grande difficoltà. Forse sarebbe interessante osservare il genovese dall’insulto facile, all’interno del Parlamento (lui afferma di non volersi candidare per le Politiche del 2013, staremo a vedere) e verificare come riuscirebbe a passare dalle sfuriate ai fatti concreti.

Sempre per il 25 Aprile, Napolitano all’incontro del giorno prima in Quirinale con gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma aveva parlato di una “ricorrenza fondamentale nella storia dell’Italia unita, di quelle che più ne hanno segnato il cammino sulla via dell’indipendenza, della dignità, della libertà, della coesione nazionale. Sappiamo bene – aveva continuato il Capo dello Stato – quel che la data del 25 Aprile più che mai simboleggia: la capacità di riscossa e di mobilitazione di un popolo duramente provato dalla dittatura, dalla guerra e dalla fatale disfatta della fuorviante alleanza con la Germania nazista; la capacità di nobile reazione e di rapida ricostruzione delle forze dello Stato che più rischiavano di uscire umiliate dal crollo dell’8 settembre 1943, cioè le nostre Forze Armate, che avevano storicamente legato la loro missione alla causa delle guerre per l’unità e l’indipendenza della Nazione, fino a superare la durissima prova del primo conflitto mondiale. Ed è per tutto ciò che abbiamo collocato al giusto posto le celebrazioni della ricorrenza della Liberazione, che fu anche riunificazione di un’Italia divisa e lacerata dall’occupazione e repressione nazista (…) Così – aveva sottolineato – il 25 Aprile è diventata la festa di tutto il popolo e la Nazione italiana. E nessuna ricaduta in visioni ristrette e divisive del passato, dopo lo sforzo paziente compiuto per superarle, è oggi ammissibile”.

Sabato scorso a Genova, in occasione della celebrazione dei 120 anni dalla nascita del Partito Socialista Italiano, Napolitano in un messaggio al segretario nazionale del PSI, Riccardo Nencini, ha affermato che sono “sempre vive” le esigenze “di giustizia e solidarietà nella società e di equità e collaborazione internazionale: esigenze e punti di riferimento imprescindibili anche di fronte alla grave crisi economica e sociale in atto e ai mutamenti e alle tensioni del mondo d’oggi. La vostra iniziativa – ha affermato il Presidente – non rappresenta solo un contributo alla celebrazione di una lunga e gloriosa tradizione politica, intrecciata intimamente alla storia del nostro Paese, alle battaglie per il progresso economico e civile e alle conquiste democratiche e sociali. Il filone del pensiero socialista, profondamente radicato nel nostro continente, costituisce – ha sottolineato il Capo dello Stato – un patrimonio di valori e di idee la cui attualità è da approfondire in rapporto a sempre vive esigenze di giustizia e solidarietà nella società e di equità e collaborazione internazionale”.

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