Sono diversi gli istituti demoscopici che misurano opinioni, valori e atteggiamenti dei cittadini della Federazione Russa. Le fotografie che vengono scattate da questi centri restituiscono sfumature spesso sorprendenti e affatto originali rispetto ai paradigmi interpretativi cui l’Europa e il mondo occidentale in generale sono ormai assuefatti.

Fra i vari istituti è stimolante assumere il punto di vista del Levada-Centr, ONG specializzata in sondaggi e ricerche sociologiche. Più che l’autorevolezza, rileva – ai fini dell’analisi – l’alterità rispetto al Cremlino e al gruppo di potere coagulatosi intorno alla figura di Putin. Gli esperti del Levada partecipano infatti ai lavori di istituzioni decisamente liberal, quali il Fond Liberal’naja Missija (Fondazione Missione Liberale), il Gobarčёv Fond, il Carnegie Moscow Center (think-tank statunitense con ramificazioni globali). Freedom House include il Levada fra i centri d’analisi indipendenti d’Europa, i suoi dati vengono utilizzati dall’Economist e vanta collaborazioni con Radio Free Europe. Tale indipendenza dalle fonti ufficiali non rappresenta ipso facto un fattore di oggettività, tramutandosi anzi negli speculari sospetti di etero direzione e ‘intelligenza’ con potenze nemiche. Tuttavia, proprio il suo non-allineamento agli interessi governativi può contribuire a demolire alcune certezze costruite ad arte nell’opinione pubblica occidentale da media ‘più realisti del re’ – scollegati dall’evoluzione della pubblica opinione Russa.

Esemplare è stato il caso delle elezioni presidenziali, dove le apocalittiche accuse di brogli elettorali sarebbero potute esser ricondotte alla loro naturale dimensione se si fossero vagliate con equanimità le misurazioni sulle intenzioni di voto pubblicate alla vigilia della tornata dal Levada (e non solo), sorprendentemente accurate e vicine al risultato finale. Venendo poi ad altri fenomeni che in Occidente hanno avuto grande risonanza mediatica, il mese scorso il Levada ha condotto una indagine sul celeberrimo (da noi) blogger  ‘antiputiniano’ Aleksej Naval’nyj. I risultati, che potrebbero apparire singolari, mostrano come il 75% della popolazione russa non lo abbia mai nemmeno sentito nominare. Fra quelli che lo conoscono, solo il 50% ritiene che gli scandali smascherati dal blogger siano reali. Se Naval’nyj si fosse candidato alle Presidenziali, avrebbe certamente votato per lui il 6% del campione, contro un 38% risolutamente contrario. Anche sul famoso slogan utilizzato dall’attivista contro il partito-monstre Russia Unita, Partija žulikov i vorov (Partito di truffatori e ladri), sembra non raccogliersi quell’approvazione così ‘facilonescamente’ raffigurata dai nostri mezzi d’informazione. A fronte del 36% d’intervistati d’accordo con l’affermazione, quasi la metà del campione si è detta discordante da questa visione (come poi effettivamente sanzionato dal risultato delle Presidenziali).

Ancora a marzo, il Levada si è concentrato sui due gruppi femministi Femen (attiviste ucraine celebri per le loro proteste in salsa sexy) e Pussy Riot (sorta di collettivo punk-rock), le cui azioni sono fin troppo attentamente seguite dai media occidentali. Anche in questo caso, il risultato del sondaggio mostra uno scollamento fra opinione pubblica russa e rappresentazione di essa a opera del panorama giornalistico occidentale. Se l’1% del campione “segue attentamente” le attività di questi gruppi e il 18% ne conosce l’esistenza pur non sapendo di cosa si occupino nel concreto, ben il 63% degli intervistati non ne ha mai sentito parlare in precedenza. Oltretutto, per quanto riguarda Femen, mentre il 10% delle persone giudica in maniera positiva le azioni del gruppo, il 71% ha un’opinione negativa sul fenomeno.

Infine, è notevole il monitoraggio effettuato dal Levada sulla Liga izbiratelej (Lega degli elettori), movimento nato sull’onda delle proteste ‘decabriste’ per elezioni corrette e composto da varie personalità appartenenti al mondo politico, culturale e giornalistico di Russia. Questo gruppo è balzato agli onori delle cronache per aver organizzato diversi flashmob di protesta (fra cui ‘Strade bianche’), puntualmente amplificati dai media occidentali. L’1% degli intervistati “segue attivamente” le iniziative della Lega, e il 13% “ne ha sentito parlare”. Tuttavia, ben il 69% del campione non è a conoscenza dell’esistenza di tale organizzazione. Oltretutto, solo il 18% dei cittadini ritiene che il movimento sia sorto nell’interesse dell’elettorato russo, mentre l’8% pensa che la Lega sia al servizio dell’intellighenzia moscovita e il 7% al soldo dello straniero. Era del resto difficile aspettarsi un’accoglienza più calorosa, se il 60% degli elettori nel campione ritiene che le Presidenziali di marzo si siano svolte in maniera onesta, a fronte di uno scarso 27% di opinione contraria.

Pochi dati, e da trattare con tutte le cautele del caso. Eppure, già in grado di sconfessare i virtuosismi di certo giornalismo sensazionalista, più attento a rendere un’immagine ‘di comodo’ della Federazione in sintonia con le pretese del mondo occidentale che a evidenziare reali aspettative e opinioni della cittadinanza russa – forse più ‘scomode’ ma certamente più utili per una migliore comprensione del gigante eurasiatico.

© Rivoluzione Liberale

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